Luigi Costa, il maestro che ha reso il vetro pura arte

Rigore tecnico, sensibilità decorativa e genio creativo unico contraddistinguono l’artista molto prolifico anche in Liguria

Vittorio Magni 06/02/2026
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C’è una Liguria che non si guarda soltanto con gli occhi, ma si attraversa con la luce. È quella raccontata dalle vetrate artistiche di Luigi Costa, maestro d’arte lombardo e tra i più importanti vetrai italiani del primo Novecento, la cui presenza sul territorio ligure è tanto vasta quanto sorprendentemente poco conosciuta. Nato a Mantova nel 1887 e formatosi tra Mantova e Milano, con il perfezionamento all’Accademia di Brera, Costa sviluppò un linguaggio personale capace di coniugare rigore tecnico, sensibilità decorativa e una raffinata attenzione alla luce. Attivo ad Alessandria, dove aprì bottega nel 1910, realizzò opere per circa cento chiese in tutta Italia, affermandosi rapidamente anche a livello internazionale e ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Il rapporto di Luigi Costa con la Liguria non fu episodico né marginale, ma continuo e profondo. La regione rappresentò uno dei territori più fecondi della sua attività, un luogo in cui il suo linguaggio artistico trovò committenze attente e interlocutori sensibili. Dalle vallate dell’entroterra genovese alle parrocchie più raccolte, le sue vetrate entrarono stabilmente nel tessuto religioso e civile locale, diventando parte integrante dell’identità visiva di molte comunità. In Liguria Costa non portò soltanto una tecnica raffinata, ma una vera cultura del vetro artistico, capace di unire tradizione iconografica e gusto moderno, valorizzando una luce naturale che qui, più che altrove, diventa materia viva. L’elenco delle chiese liguri che conservano le sue opere è ampio e significativo. Nella Diocesi di Chiavari, le vetrate di Costa sono presenti nella chiesa di Santa Maria Assunta a Certenoli e nella chiesa di San Martino del Monte. Nella Diocesi di Genova il suo intervento si estende a numerosi edifici sacri: San Fruttuoso in piazza Martini, la chiesa di Carrosio, Clavarezza, le chiese del Gaviese, San Nicola a Sottovalle, il Santuario di Nostra Signora di Tuscia, Santo Stefano di Campomorone, San Martino di Paravanico, Sant’Andrea Apostolo a Rigoroso, San Martino e Santo Stefano a Serravalle, San Michele Arcangelo a Isola del Cantone, la chiesa di Masone, quella di Mereta, San Michele Arcangelo a Pietrafraccia, la chiesa di Borgo Fornari a Ronco Scrivia, Monterotondo, Pietrabissara, fino alle vetrate della celebre Cappella di Villa Durazzo Cataldi, uno dei punti più alti della sua produzione. Le vetrate realizzate in Liguria mostrano tutta la complessità tecnica della sua arte: l’impiego di vetri opalescenti, favrile, iridescenti e plisettati, spesso provenienti da Germania, Francia e Russia, consente effetti cromatici e luminosi di grande intensità. Non si tratta di semplici elementi decorativi, ma di opere capaci di dialogare con l’architettura e di trasformare lo spazio, accompagnando lo sguardo e la contemplazione. Parallelamente all’attività artistica, la carriera di Costa fu segnata da rapporti con figure di primo piano del Novecento. Tra i momenti più significativi si ricorda un incontro privato con Papa Pio XI, in occasione della realizzazione di un’opera destinata alla sua biblioteca personale. Nel 1925 lo stesso Pontefice gli conferì la Croce Pro Ecclesiastica Pontificia, seguita nel 1931 dal titolo di Cavaliere di San Silvestro Papa, successivamente elevato al grado di Commenda da Papa Pio XII nel 1954. Anche il generale Pietro Badoglio ne riconobbe il valore, visitandolo all’Esposizione permanente di Alessandria e commissionandogli opere per residenze istituzionali, tra cui Villa Ada a Roma. Luigi Costa morì ad Alessandria nel 1957, lasciando un patrimonio artistico vastissimo e in parte ancora da riscoprire. In Liguria, più che altrove, le sue vetrate continuano a vivere nel loro contesto originario, non come opere musealizzate ma come presenze quotidiane. 
Un’eredità silenziosa ma potentissima, che merita di essere riconosciuta come una delle espressioni più alte dell’arte vetraria del primo Novecento.
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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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