Diciassette milioni di euro per cambiare il destino lavorativo di migliaia di donne piemontesi. La Regione Piemonte lancia il Piano Alfa e sceglie di mettere sul tavolo risorse concrete per affrontare una delle fratture più profonde del mercato del lavoro: la difficoltà di conciliare carriera, maternità e cura familiare.
Il piano, presentato a Verbania dalla vicepresidente e assessora al Lavoro Elena Chiorino, punta a rimuovere gli ostacoli che ancora oggi costringono molte donne a scegliere tra professione e famiglia. Una scelta politica netta che passa attraverso strumenti operativi e fondi immediatamente attivabili, con l’obiettivo di rendere il welfare aziendale una leva strategica di competitività per imprese e territori.
Il cuore della misura è un doppio intervento. Da un lato un bando da 8 milioni di euro destinato alle aziende per sviluppare servizi di welfare: smart working, sostegno alle rette scolastiche, nidi aziendali, assistenza a familiari anziani o non autosufficienti, mobilità sostenibile e sanità integrativa. Dall’altro i voucher di conciliazione, finanziati con 8,5 milioni, con contributi fino a 6 mila euro per donna destinati a coprire servizi di cura, educazione e assistenza, senza anticipo di spesa e con procedure semplificate.
Le risorse arrivano in gran parte da fondi nazionali e dal Fondo sociale europeo Plus, confermando come il tema dell’occupazione femminile sia ormai centrale nelle politiche pubbliche.
Il Piano Alfa nasce in un contesto regionale già positivo. A settembre 2025 il tasso di occupazione femminile in Piemonte ha raggiunto il 63,6%, contro una media nazionale del 53%. Anche la disoccupazione femminile resta sotto la media italiana. Numeri che però non cancellano il problema strutturale della conciliazione vita-lavoro, soprattutto per chi ha figli o familiari fragili da assistere.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: non solo aiutare chi è già occupato, ma favorire il rientro nel mercato del lavoro delle donne che lo hanno lasciato. I voucher saranno infatti accessibili anche alle disoccupate, purché inserite in percorsi di politiche attive, e potranno essere utilizzati per servizi che vanno dagli asili al baby sitting, fino all’assistenza per persone non autosufficienti.
Il messaggio politico è netto: il welfare aziendale non è più un benefit accessorio, ma una politica attiva del lavoro. L’idea è costruire un’alleanza tra istituzioni, imprese e lavoratori per rendere le aziende più attrattive e capaci di trattenere competenze.
Dietro il Piano Alfa c’è anche una sfida demografica ed economica. In un Paese che invecchia e in cui la partecipazione femminile al lavoro resta inferiore alla media europea, aumentare l’occupazione delle donne significa rafforzare crescita, stabilità sociale e sostenibilità del sistema produttivo.
La scommessa ora è tutta sull’attuazione. Perché i fondi ci sono, gli strumenti anche. La partita si giocherà sulla capacità di trasformare questi milioni in servizi reali, accessibili e diffusi sul territorio. Solo allora il Piano Alfa potrà diventare davvero ciò che promette: non un bonus, ma un cambio di paradigma nel rapporto tra lavoro, famiglia e futuro.