Torino resta una delle capitali italiane dell’autotrasporto, ma il settore entra nel 2026 con nuove pressioni sui costi e con un tessuto imprenditoriale sempre più fragile. Nel capoluogo piemontese operano oltre 2.100 imprese del comparto, uno dei numeri più alti d’Italia, mentre l’intero Piemonte continua a rappresentare uno dei poli logistici più rilevanti del Nord-Ovest.
Eppure il nuovo anno si apre con rincari che rischiano di pesare soprattutto sulle realtà più piccole e meno strutturate, già messe alla prova da anni di contrazione del settore.
Secondo le analisi della CGIA, l’avvio del 2026 è segnato da due aumenti chiave: pedaggi autostradali e gasolio. Dal 1° gennaio le tariffe autostradali sono cresciute mediamente dell’1,5%, mentre nello stesso periodo è scattato anche l’aumento delle accise sul gasolio per autotrazione, con un rincaro complessivo stimato attorno al 3,6%. Si tratta di due voci che incidono direttamente sui costi vivi delle aziende e che, secondo le stime del comparto, potrebbero tradursi in un aggravio medio di circa 2 mila euro annui per ogni mezzo pesante.
L’impatto maggiore rischia di concentrarsi sulle piccole imprese e sui cosiddetti “padroncini”, che spesso non possono beneficiare né di rimborsi sui pedaggi né di crediti di imposta legati al carburante. In un settore dove i margini sono già compressi da anni, l’aumento dei costi fissi rischia di diventare un fattore strutturale, mettendo ulteriormente sotto pressione la sostenibilità economica delle aziende più fragili.
Il quadro è reso ancora più complesso dal trend di lungo periodo. In Italia negli ultimi dieci anni il numero complessivo delle imprese di autotrasporto è diminuito di oltre il 22%, passando da oltre 86 mila aziende nel 2015 a poco più di 67 mila nel 2025. Una contrazione che racconta un settore sempre più selettivo, in cui restano attive soprattutto le realtà più strutturate o con maggiore capacità di investimento.
Questa dinamica si riflette anche in Piemonte, dove negli ultimi anni il comparto ha registrato una riduzione significativa del numero di aziende. Tra il 2013 e il 2023 sono scomparse quasi 3 mila imprese di trasporto nella regione, pari a una contrazione vicina al 30%, un dato superiore alla media nazionale. Un ridimensionamento che ha riguardato soprattutto le micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che rappresentano storicamente la spina dorsale del settore.
Alle difficoltà economiche si somma poi il problema strutturale della carenza di personale. A livello nazionale si stima una mancanza di oltre 20 mila autisti professionali, una criticità che rischia di rallentare la capacità operativa delle aziende e di aumentare ulteriormente i costi del lavoro. Un fenomeno che interessa in modo particolare il Nord Italia e le aree con forte concentrazione logistica, come il Piemonte.
Nonostante questo scenario, Torino continua a mantenere un ruolo centrale nella geografia del trasporto merci italiano. Con oltre 2.150 imprese attive nel settore, il capoluogo piemontese si colloca stabilmente tra le prime cinque province italiane insieme a Napoli, Milano, Roma e Salerno. Complessivamente queste cinque realtà concentrano oltre il 20% delle imprese italiane dell’autotrasporto, confermando il forte legame tra grandi aree urbane e logistica.
Il peso logistico del territorio torinese è legato anche alla sua posizione strategica lungo i principali corridoi europei, in particolare verso Francia, Svizzera e Nord Europa. Un ruolo che rende il sistema locale particolarmente sensibile alle oscillazioni dei costi del trasporto su gomma e alle dinamiche normative nazionali ed europee.
Secondo gli operatori del settore, il rischio principale è che i nuovi rincari si sommino a criticità già strutturali: infrastrutture spesso congestionate, competizione internazionale crescente, aumento dei costi energetici e necessità di investimenti nella transizione ecologica delle flotte. Il passaggio verso mezzi a minore impatto ambientale richiede infatti investimenti consistenti che molte piccole aziende faticano a sostenere senza adeguati incentivi pubblici.
Il 2026 si apre quindi come un anno di equilibrio delicato tra sostenibilità economica e necessità di innovazione. Per Torino e per l’intero Piemonte la sfida sarà duplice: mantenere il ruolo strategico nella logistica nazionale e allo stesso tempo sostenere un sistema imprenditoriale composto in larga parte da piccole imprese, oggi particolarmente esposte all’aumento dei costi operativi e alle trasformazioni del mercato del trasporto merci.