«Il femminicidio non è emergenza»: insorgono opposizioni, Pd e Unavi

L’Unione Vittime contro il consigliere Smeraldi: «I dati non vengano usati per creare alibi»

Monica Bottino 03/09/2026
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Chissà se il pensiero del generale Vannacci che non condivide la legge contro il «femminicidio» è contagioso. Sì perché dopo tanta fatica da parte di certa parte del mondo politico e civile e il varo delle modifiche legislative (dal codice rosso del 2019 alle norme rafforzate nel 2023) per punire l’uccisione delle donne da parte dei propri compagni, ex, vicini di casa, spasimanti respinti e così via, c’è ancora qualcuno che sostiene che «il femminicidio come fenomeno non esiste». Anche nella mente di qualche esponente politico apparentemente nemmeno estremista, di cui si trovano su internet foto con dietro un crocifisso, che richiama a profondi valori cristiani, per esempio. È il caso di Paolo Smeraldi, consigliere comunale di maggioranza di Sestri Levante che sui social  ha sostenuto che il femminicidio non sarebbe un’emergenza, richiamando alcuni dati statistici. Un’uscita infelice, che ha provocato immediate reazioni sia nell’opposizione, come i consiglieri di minoranza Diego Pistacchi, Marco Conti, che hanno mosso una dura critica anche al sindaco Francesco Solinas, affermando che la sua maggioranza nega l’emergenza femminicidi. Sostengono che la presa di distanze non basti: «il problema è che chi le ha fatte le deve ritrattare», senza rubricare la posizione del consigliere Smeraldi a mero parere personale. Accusano il sindaco di anteporre l’interesse politico ai valori fondamentali e denunciano le gravi affermazioni che usano il calo dei dati per minimizzare il fenomeno, concludendo che «c’è un problema ed è chi governa Sestri Levante». Contro Smeraldi anche i circoli del Partito Democratico di Sestri Levante, Riva e Santa Vittoria. Alla vicenda si è aggiunto anche l’intervento di Giovanni Stagnaro, sindaco di Casarza Ligure, Comune confinante con Sestri Levante, che ha replicato duramente. Lascia perplessi, tuttavia, la reazione del sindaco che ha dichiarato che «il consigliere Smeraldi ha espresso una sua visione e una personale interpretazione dei dati statistici attraverso i quali la piaga del femminicidio viene rappresentata. Una lettura - ha detto Solinas - lontana dal mio pensiero e dalle mie convinzioni». Sarà, ma dove lo mettiamo il ruolo politico di Smeraldi? Intanto, di ieri è la reazione dell’Unavi, Unione Nazionale Vittime. «Per noi il punto non è la bufera politica. È ciò che resta quando il rumore si abbassa - afferma Valentina Jannacone, componente del Direttivo dell’associazione e coordinatrice ligure - un rappresentante delle istituzioni ha usato i numeri per ridurre la portata di un fenomeno che riguarda vite spezzate, famiglie distrutte, donne minacciate, figli rimasti senza madre e richieste di aiuto spesso arrivate troppo tardi o mai arrivate». Non solo, «quando si parla di femminicidio, violenza domestica, stalking e violenza di genere, i dati non possono essere usati per minimizzare. Devono servire a capire, prevenire e proteggere. Non a costruire alibi». Secondo Jannacone «i dati diffusi dal Viminale per il primo semestre 2026, le donne uccise tra il 1° gennaio e il 30 giugno sono state 34, contro le 54 dello stesso periodo del 2025. Il calo è un dato positivo, ma non autorizza alcuna sottovalutazione. Dentro quel numero ci sono 26 vittime di omicidio volontario e 8 vittime del reato di femminicidio. Nello stesso periodo, gli ammonimenti del questore per violenza domestica sono aumentati del 24,1%, passando da 2.616 a 3.247. Anche i dati Istat confermano che la violenza contro le donne resta una realtà strutturale. Nel 2025, secondo le stime preliminari dell’indagine “Sicurezza delle donne”, circa 6 milioni e 400 mila donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari al 31,9%, hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Le denunce restano una parte limitata del fenomeno: per le violenze subite da partner o ex partner negli ultimi cinque anni, la quota di vittime che ha denunciato è pari al 10,5%». 
«Dire che il femminicidio non è un’emergenza perché i casi sarebbero pochi è una frase sbagliata nel merito e pericolosa nel messaggio pubblico», continua la Jannacone. «Non si governa la realtà scegliendo solo le cifre che fanno comodo. I numeri vanno letti tutti: omicidi, femminicidi, ammonimenti, stalking, violenza domestica, accessi ai centri antiviolenza, denunce mancate, richieste di aiuto, figli rimasti soli. La matematica è una cosa seria. Proprio per questo non va usata con il righello più corto». Per l’associazione la gravità non riguarda soltanto la frase iniziale. Riguarda il ruolo pubblico di chi la pronuncia e il modo in cui le istituzioni scelgono di rispondere. Un consigliere comunale non parla mai in uno spazio neutro: siede in un organo istituzionale, partecipa alla vita amministrativa, contribuisce a formare linguaggio, clima e priorità della comunità». «Unavi auspica che il Consiglio comunale di Sestri Levante e le istituzioni del territorio sappiano trasformare questa vicenda in un’occasione concreta di responsabilità pubblica, promuovendo iniziative serie di prevenzione, educazione al rispetto, ascolto delle vittime e collaborazione con la rete territoriale di tutela». Anche la vicepresidente del gruppo Pd alla Camera Valentina Ghio ha criticato il consigliere Smeraldi: «Il femminicidio purtroppo esiste eccome» e le sue parole sono «gravi e inaccettabili». Ricordando la scia di donne uccise, la parlamentare ha ribadito che «serve un lavoro enorme di prevenzione» e chiesto trasparenza alla Giunta: «Occorre un chiarimento netto da parte di tutta l’Amministrazione. Su questo non possono esserci ambiguità: non un passo indietro».  Intanto chi si aspettava un ripensamento o una ritrattazione è destinato a rimanere deluso. Paolo Smeraldi non accenna a fare passi indietro e, anziché spegnere l’incendio, scarica la responsabilità della spaccatura sul primo cittadino. «Mi ha stupito che Solinas abbia obbedito all’ultimatum del Pd. Diciamo che il sindaco non è il tipo di persona che vorrei al mio fianco nei momenti difficili». 
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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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