Allarme crack a Genova: task force Regione-Ats

L’emergenza dipendenze e il nodo competenze: esplode la polemica politica con il Comune

18/08/2026
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Qualcuno sostiene che i problemi di droga e di degrado a Genova ci siano da diversi anni, ma chi vive la realtà del centro storico tutti i giorni sa che non è così. L’arrivo di nuove sostanze sul mercato dello spaccio, da diversi mesi a questa parte, ha cambiato molto le cose, creando una popolazione di persone tossicodipendenti che vivono per strada, dormono per strada e si drogano per strada. Un’emergenza legata al consumo di crack per esempio, cresciuto in maniera evidente, che va affrontata. Il crack costa poco e oltre alle persone che vivono già in condizioni di grave emarginazione, gli operatori segnalano un abbassamento dell’età media dei consumatori, con accessi ai SerD già dai 14-18 anni per un poliuso che include crack, alcol e sostanze sintetiche. Qualcosa, dopo mesi di scaricabarile tra Regione e Comune e viceversa si è finalmente capito. Il problema non è solo di sicurezza per chi abita nel centro storico, che ha diritto a uscire di casa e non passare sopra corpi stesi davanti ai portoni, o incontrare spacciatori in azione. Il problema è sociosanitario, anche se non sarà facile risolverlo. Ma adesso la Regione Liguria fa un passo decisivo, chiesto da tempo dal Comune. «Istituiremo una task force sanitaria per l’emergenza droga nel Comune di Genova, anche se l’iniziativa sarebbe dovuta partire da Palazzo Tursi, responsabile della sicurezza dei suoi cittadini - dice l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò. «​È infatti a Genova che il fenomeno della droga ha assunto dimensioni tali da richiedere un intervento rapido e strutturato. Per questo, alla luce di un’emergenza in costante crescita, Regione Liguria istituirà un tavolo di lavoro che si occuperà degli aspetti sanitari e che sarà guidato dalla Direzione Socio-Sanitaria di Ats, la quale provvederà a nominarne il responsabile e i componenti, con l’obiettivo di definire una riorganizzazione strategica ancora più efficace​». Le precisazioni sull’intervento arrivano dal direttore direttore sociosanitario di Atsl Pierluigi Vinai. «Sul tema delle tossicodipendenze - spiega - vogliamo porre l’accento soprattutto sul fatto che il nuovo Piano Socio-Sanitario recepisce questa istanza​ attraverso una sezione dedicata proprio alle ‘nuove forme di dipendenza’.​ È bene tuttavia sottolineare che, al momento, la quota maggiore di ospedalizzazioni e problematiche correlate è causata da sostanze stupefacenti già note. Ciononostante il quadro sta cambiando. Per questa ragione, il Piano affronta il fenomeno in modo ampio: la scelta di non specificare le ‘nuove sostanze sintetiche’ appare ragionevole, poiché l’emergere settimanale di dinamiche inedite e comportamenti problematici genera bisogni in continua evoluzione. Intervenire in modo efficace richiede quindi quei cambiamenti coraggiosi auspicati dallo stesso documento. In quest’ottica si inserisce l’istituzione del Centro Studi sulle dipendenze, che avrà il compito di monitorare ed esaminare i nuovi trend per strutturare risposte tempestive e basate sull’evidenza scientifica. Infine, il Piano Socio-Sanitario rilancia due pilastri fondamentali a tutela delle famiglie e della comunità: l’identificazione con presa in carico precoce e la diffusione sistematica e uniforme dell’educazione ai corretti stili di vita».  Ma L’assessora al Welfare del Comune di Genova, Cristina Lodi, respinge le affermazioni della Regione, richiamando la cornice normativa e ribadendo il ruolo dell’amministrazione comunale. Lodi ricorda che la legge quadro in materia attribuisce in via esclusiva agli Enti regionali le competenze su prevenzione, cura e riabilitazione delle dipendenze. Ai sindaci, pur titolari di competenze sanitarie generali, restano unicamente gli strumenti ordinatori, inefficaci sul piano del contrasto diretto al consumo. Lodi precisa di aver formalmente richiesto all’assessore alla Sanità, con una lettera inviata il 14 agosto, l’istituzione collaborativa di una task force congiunta. 
La proposta comunale prevede il coinvolgimento di personale sanitario ad alta formazione, specialisti del settore, operatori sociali ed esperti universitari, lamentando al contempo come a tale istanza abbia risposto la direzione di Ats anziché l’organo politico regionale.
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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