I Nobel avvertono l’Europa: il welfare va ripensato

Il Festival dell’Economia si chiude a Torino con un appello alla sostenibilità dello Stato sociale tra spese crescenti, clima e difesa

Loredana Polito 28/10/2026
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Il welfare europeo è a un bivio. Le risorse sono sotto pressione, i bisogni della popolazione cambiano e le conquiste sociali del Novecento non possono più essere considerate al riparo da ogni rischio. Per conservarle, occorre ripensare strumenti, priorità e modalità di intervento pubblico, senza compromettere i principi di solidarietà e protezione che hanno contribuito a definire l’identità europea.

È il messaggio emerso dalla quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, conclusasi domenica scorsa a Torino dopo quattro giornate di incontri, lezioni e dibattiti dedicati al tema «Salvare lo stato sociale».

La manifestazione ha riunito studiosi, economisti e rappresentanti delle istituzioni, coinvolgendo anche un pubblico numeroso e molti giovani. Al centro del confronto, il futuro di un modello che incide direttamente sulle prospettive delle nuove generazioni.

A tracciare un bilancio sono stati i Premi Nobel per l’Economia David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson e Alvin Roth, insieme al direttore scientifico del Festival, Tito Boeri. Le loro riflessioni hanno evidenziato una questione cruciale: come preservare un sistema fondato su sanità, istruzione, pensioni e sostegno alle fasce più fragili in un contesto caratterizzato da risorse limitate, nuove priorità di spesa e profonde trasformazioni economiche e demografiche.

Lo Stato sociale, una delle principali conquiste del Novecento, deve confrontarsi con una realtà molto diversa da quella in cui si è sviluppato.

L’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti del mercato del lavoro e l’evoluzione dei bisogni impongono di rivedere gli equilibri esistenti. A queste sfide si aggiungono le esigenze della difesa e gli investimenti richiesti dalla transizione climatica, che rendono più complessa la distribuzione delle risorse pubbliche.

La questione non riguarda soltanto i bilanci. Sono messi alla prova anche i valori alla base del welfare, dal benessere diffuso alla riduzione delle disuguaglianze, fino alla garanzia di opportunità per tutti. Una sfida particolarmente rilevante per l’Europa, dove la protezione sociale rappresenta un elemento fondamentale del patto tra cittadini e istituzioni.

Per David Card, Premio Nobel per l’Economia nel 2021, il primo passo consiste nel superare una visione limitata dell’assistenza pubblica. Il welfare non coincide esclusivamente con i trasferimenti economici destinati alle persone in difficoltà, ma comprende un insieme articolato di servizi e garanzie che accompagnano i cittadini nelle diverse fasi della vita.

«Quando un americano sente parlare di welfare pensa spesso a qualcosa di molto circoscritto. Il Festival ha mostrato che lo stato sociale è un sistema articolato, fatto di istruzione, sanità, pensioni e sostegno ai più poveri, e che va pensato nel suo insieme», ha osservato Card. Il sistema, tuttavia, deve conservare anche la fiducia dei cittadini. «Funziona solo se le persone che ne beneficiano lo percepiscono come un successo, e oggi questa percezione è minacciata».

Il problema della sostenibilità è stato affrontato da Joel Mokyr, Premio Nobel per l’Economia nel 2025. Il mercato, ha ricordato, non può rispondere a ogni bisogno e non può sostituirsi completamente all’intervento pubblico. La vera questione è capire se il modello attuale possa reggere nel tempo, soprattutto mentre aumentano le pressioni sui conti e si moltiplicano le priorità da finanziare.

«Tra gli economisti c’è consenso: il mercato non può provvedere a tutto e a tutti. La vera domanda è se lo stato sociale, nella sua forma attuale, sia sostenibile», ha dichiarato Mokyr. «Alla tensione demografica si aggiungono ora la spesa per la difesa e gli enormi investimenti richiesti dal cambiamento climatico». Il rischio di un cedimento del sistema, ha avvertito, avrebbe conseguenze profonde: «Se il welfare dovesse fallire, quello che abbiamo visto a Parigi la settimana scorsa sarebbe un gioco da ragazzi».

Anche James A. Robinson, Premio Nobel per l’Economia nel 2024, ha richiamato il valore del modello europeo, mettendo in evidenza la distanza tra le sue conquiste e le difficoltà finanziarie che oggi ne minacciano la tenuta. Il confronto con altre realtà internazionali aiuta a comprendere quanto i sistemi di protezione sociale possano incidere sulla qualità della vita e sulle opportunità dei cittadini.

«Qualsiasi cittadino nigeriano darebbe qualsiasi cosa per organizzare la società come hanno fatto gli europei. Qui il contratto sociale c’è, ma i conti non tornano», ha affermato Robinson. Non basta, secondo l’economista, dichiarare che le risorse non sono sufficienti: occorre una visione capace di spiegare perché siano necessari dei cambiamenti e come questi possano contribuire a preservare i risultati raggiunti. Robinson ha richiamato l’esempio della «frontiera chiusa» di Roosevelt, evocando la necessità di un’idea politica in grado di coinvolgere i cittadini e dare una direzione alle trasformazioni.

Il rapporto tra economia e istituzioni è stato al centro dell’intervento di Alvin Roth, Premio Nobel per l’Economia nel 2012. Il funzionamento dei mercati, ha sottolineato, non può essere separato dal contesto sociale e politico nel quale si sviluppa. Regole, fiducia e consenso contribuiscono a determinare la capacità di un sistema economico di produrre risultati duraturi.

«Politica ed economia sono indissolubilmente legate. I mercati, per funzionare bene, hanno bisogno di consenso sociale, e quel consenso nasce anche dalla politica», ha dichiarato Roth. Una riflessione che riporta al centro il ruolo delle istituzioni e la necessità di costruire politiche pubbliche comprensibili e coerenti con i bisogni della popolazione.

Dal confronto tra i Nobel emerge quindi una necessità condivisa: innovare il welfare senza disperderne il patrimonio, coniugando protezione sociale, sostenibilità finanziaria e nuove esigenze collettive. Una trasformazione che non passa soltanto attraverso grandi riforme, ma anche dal miglioramento dei servizi pubblici e da un uso più efficace delle risorse disponibili.

Lo ha ribadito Tito Boeri, direttore scientifico del Festival, richiamando l’attenzione sulla partecipazione dei giovani. «Moltissimi i giovani nelle sale del Festival. Diverse migliaia sono stati coinvolti nei mesi che hanno preceduto il Festival attraverso cicli di avvicinamento nelle scuole superiori e concorsi dedicati, anche per le secondarie di primo grado», ha spiegato. Per Boeri, esistono margini di intervento anche senza modifiche strutturali di ampia portata: «Molte innovazioni si possono realizzare senza grandi riforme, migliorando l’efficienza della pubblica amministrazione».

La partecipazione di studentesse e studenti è stata evidenziata anche da Giuseppe Laterza, degli Editori Laterza, che ha sottolineato l’attualità del tema per il futuro delle democrazie. La risposta di Torino, ha osservato, conferma il valore di una manifestazione pluralista, rigorosa ma accessibile, capace di alimentare una discussione pubblica destinata a proseguire anche oltre le giornate del Festival.

Un bilancio positivo è stato tracciato da Giorgio Barba Navaretti, presidente del Collegio Carlo Alberto e del Torino Local Committee, che ha definito l’iniziativa un’importante occasione di divulgazione e sviluppo del pensiero critico. Studenti delle scuole superiori e universitari hanno potuto confrontarsi con studiosi internazionali su un tema destinato a influenzare le loro prospettive di vita. Barba Navaretti ha inoltre riconosciuto il lavoro organizzativo del Collegio Carlo Alberto, degli Editori Laterza e del direttore scientifico, insieme al contributo delle istituzioni e degli sponsor.

Pietro Garibaldi, coordinatore del Torino Local Committee, ha ricordato i 130 dibattiti organizzati durante la manifestazione, sottolineando la capacità del Festival di affrontare questioni complesse con un linguaggio accessibile e di favorire il confronto tra generazioni. Le istituzioni coinvolte guardano già al prossimo appuntamento del 2027.

La conclusione del Festival lascia ora aperta una domanda che riguarda le scelte politiche ed economiche dei prossimi anni: come finanziare uno Stato sociale capace di rispondere ai nuovi bisogni senza rinunciare ai principi sui quali è stato costruito? La risposta non può limitarsi a ridurre la spesa, né può prescindere dalla necessità di stabilire nuove priorità e migliorare l’efficienza dei servizi.

Per i Nobel riuniti a Torino, il futuro del welfare dipenderà dalla capacità di adattare il sistema alle trasformazioni in corso, mantenendo al centro le persone e il valore delle conquiste sociali europee. Servono nuove idee, istituzioni più efficienti e un contratto sociale capace di riconquistare la fiducia dei cittadini. Salvaguardare lo stato sociale, in definitiva, significa non soltanto difendere ciò che esiste, ma creare le condizioni perché continui a funzionare anche domani.

Gli incontri si sono svolti in forma diffusa in diversi luoghi simbolo del centro di Torino, tra cui il Collegio Carlo Alberto, il Circolo dei lettori, Camera – Centro italiano per la Fotografia, le Gallerie d’Italia, il Museo del Risparmio, il Museo Nazionale del Risorgimento, il Teatro Carignano e l’Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria.

Il Festival è organizzato dagli Editori Laterza e dal Collegio Carlo Alberto attraverso il Torino Local Committee, con la direzione scientifica di Tito Boeri.

Tra i partner istituzionali ci sono l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e Cdp - Cassa Depositi e Prestiti.

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