Anni di piombo, a Torino una mostra per non dimenticare

Dal 27 ottobre al 28 novembre alla Nazionale l'arte di Ascari: 136 vittime ricordate da steli e campane mosse al vento

Carlo Santori 22/10/2026
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Dal 27 ottobre al 28 novembre la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino ospita ‘Anni di piombo 1969-1980. La memoria che risuona nel presente’, un’esposizione che porta in città la storia e la genesi di ‘Non Dimenticarmi’, l’opera di Ferruccio Ascari dedicata alle vittime delle stragi che segnarono l’Italia tra il 1969 e il 1980. La mostra, inserita nel programma della Torino Art Week, sarà a ingresso gratuito e non richiederà prenotazione.

L’installazione originale è stata inaugurata il 12 dicembre 2025 in piazza Fontana a Milano, davanti alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, teatro della strage del 1969. A Torino il pubblico potrà vedere per la prima volta i bozzetti e i modellini preparatori dell’opera, affiancati da giornali dell’epoca conservati dalla Biblioteca. Il percorso si snoderà tra l’atrio e la Sala mostre Juvarra, intrecciando documenti e materiali artistici per ricostruire il progetto e il contesto in cui nacque.

‘Non Dimenticarmi’ è composta da otto gruppi di steli in ferro, ciascuno sormontato da una campana a vento. Sul metallo sono incisi i nomi delle 136 persone uccise negli attentati ricordati dall’opera: da piazza Fontana alla strage della stazione di Bologna del 1980, passando per il Treno Freccia del Sud, Peteano, la Questura di Milano, il Treno Italicus e le stragi di piazza della Loggia e piazza Arnaldo a Brescia. Accanto ai nomi delle vittime compare quello di Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico accusato della strage di piazza Fontana e morto dopo essere precipitato da una finestra della Questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969.

Ascari ha concepito l’opera perché dialoghi con lo spazio urbano e con chi lo attraversa: sono le folate di vento a muovere le campane, producendo un suono che richiama l’attenzione e interrompe il passaggio distratto. «Non come un monumento commemorativo, ma come un dispositivo per attivare la memoria collettiva, uno strumento per contrastare la forza dissolutrice dell’oblio», spiega l’artista.

Anche la scelta del materiale è parte del significato dell’opera. Il ferro è lasciato esposto alla ruggine, senza verniciatura: il deterioramento visibile diventa un segno che richiama una memoria ancora aperta e responsabilità che, secondo l’artista, non sono state riconosciute con chiarezza. «Avrei potuto mitigarne la brutalità verniciando il ferro. Ma ho scelto di non farlo. Fintanto che non verrà il giorno in cui sarà, con chiarezza, riconosciuta la responsabilità degli apparati deviati dello Stato in quelle stragi, quella ruggine non sarà rimossa dal ferro di cui è fatta quest’opera e la nostra memoria», afferma Ascari.

Per la direttrice della Biblioteca, Marzia Dina Pontone, ospitare la prima tappa della mostra itinerante significa offrire un’occasione di confronto con una fase drammatica della storia repubblicana. «La mostra accompagna i visitatori, in particolare i tanti giovani che ogni giorno frequentano le sale studio della Nazionale, a interrogarsi su uno dei periodi più drammatici della storia dell’Italia repubblicana, attraverso una chiave di lettura innovativa e mai scontata, suggerita dal dialogo tra le espressioni artistiche d’autore e la documentazione storica», dichiara.

Nato nel 1949, Ascari vive e lavora a Milano. La sua ricerca attraversa scultura, pittura, installazione, musica, performance e video, con una particolare attenzione ai temi civili e politici. Tra i suoi lavori figurano ‘Artisti Contro il Nucleare’ (2011), ‘Memoriale Volubile’ (2015), dedicato ai disastri ambientali, ‘Prometheus’ (2016), sul rapporto tra tecnologia e società, e ‘Muri’ (2016), incentrato sulle migrazioni. Le sue opere sono state esposte, tra le altre sedi, alla Biennale di Venezia, alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, a Castel Sant’Elmo a Napoli e al Museo del Novecento di Milano.

La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 28 novembre 2026, senza prenotazione. Per ragioni di capienza, potranno essere presenti contemporaneamente al massimo 50 persone.

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