Piemonte, occupazione al 68,9% ma cresce la cassa integrazione

Il Rendiconto Inps registra 13,5milioni di ore nel 2025. Pesano l'invecchiamento della popolazione e le difficoltà dell'automotive

Eliana Puccio 22/10/2026
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Il Piemonte conserva un tasso di occupazione superiore alla media italiana, ma il dato non cancella le tensioni che attraversano il mercato del lavoro e il sistema produttivo. Il Rendiconto Sociale Regionale Inps 2025, presentato a Torino, registra un’occupazione del 68,9% tra i 15 e i 64 anni, contro il 62,5% nazionale. Rispetto al 2024, però, l’indicatore arretra leggermente, dal 69%. Cresce anche la disoccupazione, dal 5,4% al 6%, mentre l’inattività scende dal 27% al 26,5%. 

Nel 2025 le assunzioni sono state 455.517, a fronte di 440.387 cessazioni, con un saldo positivo di oltre 15mila rapporti di lavoro. Il rendiconto segnala tuttavia una diminuzione delle assunzioni a tempo indeterminato e un aumento di quelle a termine. Anche la condizione dei giovani resta un tema: il 9,3% dei piemontesi tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Il quadro, dunque, combina un livello occupazionale relativamente alto con segnali di fragilità nella qualità e nella stabilità del lavoro. 

Tra i dati più significativi c’è il ricorso alla cassa integrazione: nel 2025 sono state utilizzate 13,53 milioni di ore, contro 12,55 milioni nel 2024 e 9,06 milioni nel 2022. I beneficiari di prestazioni legate alla cessazione del rapporto di lavoro sono saliti a 193.571, dai 190.712 dell’anno precedente. La pressione si avverte in particolare nei comparti industriali esposti alla trasformazione produttiva, a partire dall’automotive. 

La fotografia della filiera diffusa dalla Camera di commercio di Torino e da Anfia il 21 ottobre conferma le difficoltà: nel 2025 le imprese piemontesi della componentistica hanno registrato un calo del fatturato del 4,6% e dell’occupazione del 3,5%, pur rappresentando il 34,8% delle sedi d’impresa italiane del settore e dando lavoro a circa 60.500 persone. Per il 2026 le aspettative restano negative: il saldo tra imprese che prevedono un aumento e imprese che si attendono una contrazione è pari a -19% per il fatturato e -22% per le ore lavorate. A Mirafiori, intanto, Stellantis ha fatto ricorso alla cassa integrazione dal 19 al 30 ottobre sulla linea della 500 elettrica e ibrida. 

Sul versante demografico, la regione conta 4.251.868 residenti e una quota di persone con almeno 65 anni pari al 26,9%, superiore alla media nazionale del 24,7%. Nel 2024 il saldo naturale — la differenza tra nascite e decessi — è stato negativo per 28.148 persone. Il saldo migratorio con l’estero, positivo per 12.674, ha attenuato la perdita, ma non è bastato a invertirla: il saldo demografico complessivo è rimasto a -15.474. Una tendenza che restringe nel tempo la popolazione in età lavorativa e rende più urgente il ricambio nelle imprese. 

Il rendiconto evidenzia anche una distanza retributiva tra uomini e donne: nel settore privato la retribuzione media giornaliera è di 115,7 euro per gli uomini e 84,9 euro per le donne, con un differenziale del 26,6%. Sul fronte della protezione sociale, nel 2025 l’Assegno unico ha raggiunto 422.899 nuclei familiari; sono state accolte inoltre 33.721 domande di Assegno di inclusione e 5.288 di Supporto per la formazione e il lavoro.

Le entrate contributive ordinarie delle aziende hanno superato i 10,7 miliardi di euro, in aumento dell’11,4% sul 2024. È cresciuto anche il recupero dei crediti nella fase amministrativa, passato da 408 a 552 milioni. L’Inps deve però assicurare questi servizi con un organico ridotto: i dipendenti in Piemonte sono 1.217, contro i 1.263 dell’anno precedente.

«Il sistema socioeconomico del Piemonte nel suo complesso ha tenuto. Non sono mancate le difficoltà, legate in particolare alle fragilità di alcuni settori industriali e all’invecchiamento della popolazione, ma la capacità delle Istituzioni del territorio di fare squadra ne ha mitigato gli effetti», osserva il direttore regionale Inps Vincenzo Ciriaco. La sfida, aggiunge la direttrice generale dell’Istituto Valeria Vittimberga, è «coniugare la trasformazione del suo modello produttivo con la tenuta sociale dei territori. Il welfare deve accompagnare questo cambiamento».

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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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