Autonomia, il Piemonte accelera: primo esame il 3 settembre

In Commissione gli schemi d’intesa con il Governo su quattro materie. Cerutti (Lega): «Una priorità portarlo al più presto in aula»

Felicia Bello 20/08/2026
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Il Piemonte accelera sull’autonomia differenziata e si prepara a compiere un nuovo passaggio istituzionale nel percorso avviato con il Governo. Il prossimo appuntamento è fissato per il 3 settembre, quando tornerà a riunirsi la settima Commissione del Consiglio regionale, competente in materia. All’ordine del giorno sono previste le prime determinazioni sulla proposta di deliberazione che contiene gli schemi delle intese definitive tra lo Stato e la Regione. Un passaggio che il presidente della Commissione, Andrea Cerutti della Lega, punta a chiudere in tempi rapidi per trasferire successivamente il confronto nell’aula di Palazzo Lascaris.

«Ho chiesto che arrivasse il prima possibile», spiega Cerutti. Prima del voto definitivo della Commissione sarà coinvolto anche il sistema degli enti locali. «Chiederemo il parere, essendo anche una materia degli enti locali, al Consiglio delle autonomie locali. Faremo il nostro percorso in Commissione e, appena il testo sarà licenziato, sarà una priorità portarlo in aula».

Il Piemonte procede così parallelamente alle altre Regioni che hanno imboccato la strada dell’autonomia differenziata, a partire da Lombardia e Veneto. La proposta arrivata a Palazzo Lascaris riguarda quattro ambiti: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute, limitatamente al coordinamento della finanza pubblica sanitaria. È il risultato di un percorso che ha subito un’accelerazione nell’ultimo anno e che si inserisce nel quadro dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e della legge 86 del 2024.

La pre-intesa tra il Governo e il Piemonte era stata sottoscritta nel novembre 2025 dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli e dal presidente Alberto Cirio. A febbraio il Consiglio dei ministri aveva dato il via libera agli schemi preliminari, successivamente sottoposti alla Conferenza unificata e all’esame parlamentare. A luglio Camera e Senato hanno concluso questo passaggio e il confronto è quindi entrato nella fase delle intese definitive. 

Non si tratta del trasferimento indiscriminato di intere materie, ma dell’attribuzione di specifiche funzioni. È uno dei punti centrali del percorso ridisegnato anche alla luce della sentenza 192 del 2024 della Corte costituzionale. Nel concreto, per il Piemonte l’autonomia sulla protezione civile punta ad aumentare la capacità di intervento regionale nelle emergenze; sul fronte delle professioni consentirebbe di intervenire su figure di particolare rilevanza territoriale. La previdenza complementare potrebbe invece permettere l’attivazione di strumenti regionali, anche a favore del personale pubblico e sanitario, mentre il capitolo sanitario riguarda una maggiore flessibilità nella programmazione economica e organizzativa, mantenendo il rispetto dei livelli essenziali garantiti su scala nazionale. 

Proprio la sanità è uno dei terreni sui quali la Regione ha insistito maggiormente. Durante l’audizione davanti alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, Cirio aveva indicato come obiettivo la possibilità di utilizzare in maniera più aderente alle caratteristiche del territorio le risorse disponibili, con particolare attenzione alle difficoltà nel garantire personale e servizi nelle aree montane e periferiche del Piemonte. 

Il percorso, però, continua a essere accompagnato dal confronto politico e istituzionale. In Conferenza unificata le Regioni avevano espresso a maggioranza parere favorevole, mentre sei amministrazioni regionali si erano pronunciate contro. L’Anci aveva invece formulato una valutazione negativa sul metodo, sollevando tra l’altro il tema dell’attualità degli atti regionali alla base dei negoziati e chiedendo un maggiore coinvolgimento degli enti territoriali. (Conferenza Permanente) Un elemento che rende significativo il passaggio annunciato ora da Cerutti attraverso il Consiglio delle autonomie locali piemontese.

Il presidente della settima Commissione auspica comunque che a Palazzo Lascaris il confronto possa andare oltre gli schieramenti. Cerutti richiama in particolare il percorso autonomista già intrapreso dal Piemonte durante le precedenti legislature e rivendica la possibilità di trovare un terreno comune tra maggioranza e opposizione.

«Io auspico che, partendo sempre da quel testo che aveva votato il centrosinistra nel 2015, di autonomia differenziata, su queste materie ci possa essere un confronto», sostiene Cerutti. «Più autonomia per le Regioni significa più possibilità di scegliere e dare servizi più veloci e rapidi ai cittadini. Quindi auspico che prevalga il buonsenso».

Dopo il passaggio piemontese, il procedimento tornerà sul tavolo nazionale. Una volta ottenuto il via libera regionale allo schema definitivo, toccherà infatti al Consiglio dei ministri approvare l’intesa e, contestualmente, il relativo disegno di legge. Seguiranno la sottoscrizione dell’accordo tra Stato e Regione e la trasmissione del provvedimento alle Camere.

L’ultimo passaggio sarà parlamentare e richiederà una soglia più alta rispetto a quella prevista per una legge ordinaria: il provvedimento che recepisce l’intesa dovrà infatti ottenere il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. Per il Piemonte, dunque, la riunione del 3 settembre non rappresenterà il traguardo, ma l’inizio della fase politica regionale destinata a portare l’autonomia differenziata dal tavolo della trattativa al voto di Palazzo Lascaris.

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