Aggressioni ai sanitari, è ancora allarme a Torino

Dottoressa colpita da un paziente al pronto soccorso del Martini, L'appello di Cimo-Fesmed

Carlo Santori 20/08/2026
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Una dottoressa colpita con un pugno mentre cerca di assistere un paziente. L’ultimo episodio avvenuto al pronto soccorso dell’ospedale Martini riaccende a Torino l’allarme sulle aggressioni contro medici, infermieri e operatori sanitari. Una sequenza che, negli ultimi mesi, ha interessato diversi ospedali piemontesi e che spinge ora Cimo-Fesmed a chiedere alla Regione un rafforzamento strutturale delle misure di sicurezza.

L’aggressione al Martini risale alla sera di sabato. Un uomo di 35 anni era stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso intorno alle 20, dopo essere stato trovato a terra in stato di semi-incoscienza. Visitato e sistemato su una carrozzina in attesa delle dimissioni, si sarebbe successivamente sdraiato sul pavimento nella zona del triage. Quando il personale è intervenuto per aiutarlo a rialzarsi, l’uomo avrebbe reagito violentemente, colpendo al costato una dottoressa urgentista. Per il medico sono stati necessari cinque giorni di prognosi. Sul posto è intervenuta la polizia: il trentacinquenne è stato portato al commissariato San Paolo e arrestato per lesioni a personale sanitario. (RaiNews)

Un caso che per Cimo-Fesmed rappresenta soltanto l’ultimo segnale di un’emergenza ormai strutturale. La federazione sindacale esprime «profonda preoccupazione e ferma condanna per l’ennesimo episodio di violenza ai danni del personale sanitario» e sottolinea come «le aggressioni nei confronti di medici, infermieri e operatori sanitari si susseguano con una frequenza ormai inaccettabile negli ospedali piemontesi e italiani».

A confermare le dimensioni del fenomeno sono i numeri. Nel corso del 2025 in Piemonte sono stati segnalati 1.621 episodi di violenza che hanno coinvolto complessivamente 2.207 operatori. Nel 72 per cento dei casi le vittime erano donne. Gli infermieri rappresentano la categoria maggiormente colpita, con il 61 per cento delle segnalazioni, seguiti da medici e operatori sociosanitari. E sono proprio i pronto soccorso a risultare l’area più esposta: 527 episodi in un anno, davanti ai reparti di degenza, con 378 casi, e ai servizi psichiatrici di diagnosi e cura, con 199. (ANSA.it)

La cronaca degli ultimi mesi racconta la stessa situazione. Il 24 aprile al pronto soccorso del San Giovanni Bosco una donna di circa 50 anni aveva aggredito un infermiere durante l’assistenza, colpendolo con schiaffi e pugni prima dell’intervento della polizia. (ANSA.it) Pochi giorni prima, alle Molinette, un infermiere era stato raggiunto al torace dal calcio di un paziente in stato di alterazione, riportando una frattura e una prognosi di diverse settimane. (ANSA.it)

La tensione non riguarda soltanto Torino. A Ciriè, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, si erano verificati due episodi nel giro di pochi giorni. Nel primo un professionista sanitario chiamato per una consulenza era stato strattonato e afferrato al collo da un uomo; nel secondo un’altra persona aveva dato in escandescenze nei pressi della Radiologia, danneggiando le strutture e rompendo i vetri delle teche degli estintori. (RaiNews) A Novara, il 10 aprile, il pronto soccorso dell’ospedale Maggiore della Carità era stato teatro di un’altra violenta esplosione di rabbia, con personale aggredito, sputi, contusioni e attrezzature danneggiate. (RaiNews)

Una situazione che ha già spinto alcune aziende sanitarie a correre ai ripari. Nell’Asl To4, dal primo maggio, è stata prevista la presenza di guardie armate negli ospedali di Ivrea, Chivasso e Ciriè, mentre per il pronto soccorso di Cuorgnè l’introduzione del servizio è stata programmata per settembre. (ANSA.it) Al Mauriziano, dove nel solo 2025 erano stati registrati 76 episodi di aggressione, sono stati messi in campo pulsanti di allarme, vigilanza privata, formazione e tecniche di de-escalation per il personale. (RaiNews)

Per Cimo-Fesmed, tuttavia, servono interventi più omogenei e strutturali. La richiesta rivolta alla Regione è quella di adottare «misure concrete», a partire dal «rafforzamento della vigilanza e della sicurezza» all’interno degli ospedali e, soprattutto, nelle aree maggiormente esposte come i pronto soccorso.

Il problema della sicurezza si intreccia inoltre con quello della carenza di personale nell’emergenza-urgenza. Secondo il sindacato, aumentare i posti disponibili nelle scuole di specializzazione non basta se non si rende nuovamente attrattivo lavorare nei reparti dove pressione, turni difficili e rischio di aggressioni si sommano quotidianamente.

«Allargare il numero delle borse di studio e aumentare i posti di formazione non è sufficiente se non si interviene sulle condizioni nelle quali questi professionisti saranno chiamati a lavorare», sostiene la federazione. Da qui la richiesta di «un rafforzamento strutturale dei presidi di sicurezza negli ospedali, anche attraverso una presenza adeguata e continuativa delle forze dell’ordine laddove necessaria».

Alla prevenzione, secondo Cimo-Fesmed, deve però accompagnarsi anche una risposta sul piano giudiziario: «Accanto alla prevenzione e alla vigilanza deve esserci la certezza della pena per chi aggredisce il personale sanitario».

Il punto, insiste il sindacato, è evitare che la paura diventi un ulteriore fattore capace di allontanare professionisti da settori nei quali reperire medici e infermieri è già difficile. «La sicurezza del personale sanitario – conclude il presidente regionale di Cimo-Fesmed, Vladimir Erardi Bacic – non è una questione corporativa, ma riguarda la tenuta stessa del servizio sanitario».

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