Il tumore silenzioso e la corsa contro il tempo

A Torino intervento record su una donna con una massa ovarica di dimensioni eccezionali

Eliana Puccio 04/01/2026
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Non avvertiva dolore, non aveva segnali evidenti, non poteva immaginare ciò che stava crescendo silenziosamente dentro di lei. La diagnosi è arrivata solo quando il suo corpo ha iniziato improvvisamente a cedere. È la storia di una donna di 69 anni che, a metà dicembre, ha scoperto di essere affetta da una gigantesca neoplasia ovarica, di dimensioni paragonabili a quelle di una gravidanza a termine, associata a un secondo tumore intestinale.

Per mesi la cisti ovarica – un’enorme massa di circa 28 centimetri di diametro – è rimasta nascosta. Nessun dolore, nessun campanello d’allarme. Poi, all’improvviso, la situazione è precipitata: la compressione del colon da parte della massa e della lesione intestinale ha provocato sintomi acuti e una grave sofferenza intestinale, non più ignorabile.

È in quel momento che la paziente arriva all’attenzione dei sanitari della Città della Salute e della Scienza di Torino. Il caso viene preso in carico dalla Chirurgia Ginecologica Mininvasiva dell’Ospedale Sant’Anna, diretta dal Paolo Petruzzelli. I tempi sono strettissimi: le festività natalizie sono alle porte e la situazione clinica è estremamente complessa. Ma la risposta è immediata.

Vengono attivati in poche ore tutti gli strumenti aziendali dedicati ai pazienti oncologici: il Centro Accoglienza e Servizi e il Gruppo Interdisciplinare di Cura consentono di definire rapidamente inquadramento diagnostico, stadiazione e strategia terapeutica. Fondamentale, in questa fase, il contributo della Radiologia del Sant’Anna, che fornisce l’imaging preoperatorio indispensabile per affrontare un quadro clinico senza precedenti.

Il 23 dicembre, a poche ore dalla vigilia di Natale, la donna entra in sala operatoria. L’intervento, affrontato in regime di urgenza nonostante le difficoltà logistiche del periodo festivo, dura circa sei ore, dalle 8.30 alle 14.30. La gestione anestesiologica e rianimatoria è affidata all’équipe di Anestesia e Rianimazione, con un ruolo centrale della Mariella Maio, affiancata dalla Milena Mortara e dalla Mary Lo Cane, che seguono la paziente nelle delicate fasi intraoperatorie, perioperatorie e nel successivo ricovero in terapia intensiva.

Durante l’intervento emerge tutta la gravità della situazione. La gigantesca neoplasia ovarica viene asportata: pesa circa sei chilogrammi e ha un volume paragonabile a quello di una gravidanza gemellare a termine. Ma la sfida più complessa riguarda l’intestino, già in sofferenza. Per affrontare l’emergenza viene coinvolta direttamente in sala operatoria la Anna Opramolla, della Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale Regina Margherita, che esegue una procedura endoscopica intraoperatoria decisiva.

Determinanti anche le ripetute consulenze intraoperatorie dell’Anatomia Patologica, coordinate dalla Margherita Goia, che confermano la natura neoplastica sia della massa ovarica sia della lesione del colon sigma, consentendo di orientare con precisione le scelte chirurgiche. A quel punto entra in campo la Chirurgia d’Urgenza dell’Ospedale Molinette, con il Mauro Santarelli, che procede alla radicalizzazione sul versante intestinale, completando l’intervento in modo efficace e risolutivo.

Accanto ai professionisti coinvolti, ha avuto un ruolo centrale anche la Michela Chiadò, operatrice senior della Chirurgia Mininvasiva, che ha seguito la paziente lungo tutto il percorso diagnostico-terapeutico, garantendo continuità assistenziale, insieme agli specializzandi, tra cui la Margherita Di Rienzo.

Un intervento che ha letteralmente salvato la vita alla donna, reso possibile da un lavoro corale e multidisciplinare. «Sono casi rari, ma emblematici – spiegano i professionisti coinvolti insieme al direttore sanitario di presidio Umberto Fiandra – perché dimostrano come tempestività, competenza e lavoro di squadra possano fare la differenza anche in regime di urgenza».

Il dottor Petruzzelli definisce il caso un evento «normalmente eccezionale». Una storia di Natale vissuta in corsia, tra le luci della sala operatoria e decisioni cruciali, che ha permesso a una donna di tornare a guardare al futuro. Un esempio concreto di sanità pubblica che funziona, come sottolinea anche il direttore generale Livio Tranchida, ricordando come il vero valore aggiunto risieda nella possibilità di mettere in campo, contemporaneamente, tutte le competenze necessarie. Perché, anche nei giorni di festa, la cura non si ferma.

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