Mettere in rete le infrastrutture di ricerca, ampliare le opportunità di formazione permanente e rafforzare la presenza del Piemonte nei circuiti internazionali della conoscenza e dell’innovazione. Sono questi i principali obiettivi emersi dall’incontro tra la squadra di governo dell’Università di Torino e la Giunta regionale, ospitato al Grattacielo della Regione Piemonte.
Il confronto conferma il ruolo strategico dell’Ateneo nello sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio e apre una nuova fase di collaborazione, con un programma di appuntamenti periodici dedicati a temi specifici. Un metodo di lavoro condiviso, pensato per far dialogare ricerca, formazione e programmazione regionale.
«L’incontro ha lo scopo di rinsaldare il rapporto istituzionale già in atto con l’Università di Torino e per la Regione la presenza dell’Università è fondamentale non solo per i giovani e il futuro, ma per aumentare l’attrattività del territorio e favorire l’insediamento di nuove imprese, come è avvenuto di recente nel caso di Silicon Box» – dichiara la Regione Piemonte in una nota, sottolineando anche la centralità del tema del diritto allo studio.
La Regione ha superato i 114 milioni di euro di fondi regionali destinati alle borse, con l’obiettivo di garantire il sostegno a tutti gli studenti idonei. «Vogliamo che il Piemonte sia sempre di più una terra di talenti perché i talenti attraggono investimenti e gli investimenti creano le condizioni per la crescita e lo sviluppo di un territorio e della società», sottolinea la Giunta.
Tra gli interventi citati c’è anche ‘Piemove’, il programma regionale che ha superato le 81 mila adesioni e consente a studentesse e studenti universitari under 26 di utilizzare gratuitamente il trasporto pubblico. La collaborazione con gli atenei riguarda inoltre i bandi per la ricerca destinata alle imprese e alla ricerca applicata, mentre in ambito sanitario prosegue il lavoro comune sul Parco della Salute di Torino e sulla formazione di medici, infermieri, specialisti e professionisti sanitari.
Per l’Università di Torino erano presenti la rettrice Cristina Prandi, il pro-rettore Gianluca Cuniberti, la direttrice generale Giuliana Fenu e le vice rettrici e i vice rettori con deleghe alla sanità, ricerca, edilizia, inclusività, digitalizzazione, didattica innovativa, innovazione e valorizzazione delle conoscenze e internazionalizzazione. Per la Regione hanno partecipato assessori, sottosegretari e direttori generali.
«L’incontro è un passo avanti nella collaborazione tra Università e Regione e apre a un metodo di lavoro condiviso che vogliamo portare a sistema attraverso incontri periodici su temi puntuali, dentro una visione comune del futuro del Piemonte», afferma la rettrice Cristina Prandi.
Le sfide sono molte. Dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità dell’agricoltura e dei sistemi alimentari, dalla qualità dell’aria alla neutralità climatica, dall’efficienza energetica alla gestione delle risorse idriche, fino al biotech e alla salute. «Affrontarle richiede scelte lungimiranti, fondate sulla conoscenza», osserva Prandi, evidenziando come l’integrazione tra saperi scientifici, umanistici e sociali possa incidere sulla qualità delle politiche pubbliche e sull’innovazione delle imprese.
La collaborazione tra Regione e Ateneo si estende anche ai temi ambientali e agricoli, con progetti dedicati alla gestione dei cambiamenti climatici e al contrasto delle nuove specie di insetti e parassiti che minacciano le coltivazioni, anche attraverso il lavoro di Agrion.
Sul fronte della ricerca, nell’ambito del Fesr 2021-2027, a luglio è stato pubblicato il bando Swich 2026, dedicato alla ricerca, allo sviluppo e alla valorizzazione industriale dell’innovazione, con una dotazione complessiva di 40 milioni di euro. Altri 40 milioni finanziano il bando Step, rivolto alle attività di ricerca, sviluppo, innovazione e alle successive fasi di industrializzazione in linea con la piattaforma europea per le tecnologie strategiche.
A queste risorse si aggiungono 45 milioni di euro del Fesr destinati al bando Infra+, che sostiene 27 progetti di ricerca. In 14 casi l’Università di Torino è capofila o direttamente coinvolta insieme ad altri atenei piemontesi, con un contributo complessivo di 16 milioni di euro destinato all’acquisto di macchinari avanzati e all’ammodernamento e potenziamento dei laboratori.
C’è poi il programma ‘Matchin’, rivolto alle piccole e medie imprese piemontesi, che mette a disposizione contributi a fondo perduto per favorire l’assunzione di ricercatori e figure altamente qualificate. Il bando lanciato nelle scorse settimane dispone di una dotazione di 5 milioni di euro.
L’Università di Torino conta oggi oltre 800 progetti finanziati attraverso bandi competitivi, 70 infrastrutture di ricerca aperte e cinque piattaforme scientifiche interdisciplinari dedicate ad ambiti come intelligenza artificiale, transizione energetica, aerospazio, plastiche sostenibili e gestione delle risorse idriche. L’obiettivo è arrivare a una gestione coordinata delle infrastrutture, mettendo competenze e strumenti a disposizione anche di soggetti esterni.
Il confronto con la Regione può favorire l’utilizzo condiviso di queste risorse e rafforzare i collegamenti con le reti scientifiche nazionali ed europee. Un capitolo centrale è quello dell’internazionalizzazione. L’Ateneo dispone di oltre 580 accordi di cooperazione in più di 90 Paesi, 29 corsi di studio interamente in inglese e guida l’alleanza europea Unita.
Collegare queste reti alle politiche regionali e alle relazioni internazionali delle imprese può aprire la strada a nuovi progetti e favorire l’arrivo di studenti, ricercatori e professionisti. Un effetto che può tradursi anche in nuove opportunità di investimento e in un rafforzamento della posizione del Piemonte nello scenario internazionale.
Non c’è però soltanto la formazione universitaria. L’Ateneo punta infatti ad ampliare le opportunità di apprendimento permanente per professionisti, lavoratrici e lavoratori, attraverso percorsi flessibili, moduli brevi e sistemi di certificazione delle competenze.
Il dialogo con Regione, istituzioni locali e mondo del lavoro sarà decisivo per individuare i fabbisogni formativi e costruire percorsi coerenti con l’evoluzione delle professioni e con le trasformazioni economiche e sociali dei territori. La presenza dell’Università, oltre a Torino e nell’area metropolitana, ad Alba, Asti, Biella, Cuneo, Ivrea e Savigliano può rendere queste opportunità più diffuse.
Le sedi decentrate, in collaborazione con gli enti locali, possono infatti diventare punti di riferimento per la formazione continua e per il rafforzamento delle competenze. Un presidio capillare, pensato per accompagnare i territori nei processi di cambiamento.
A completare il quadro c’è la dimensione culturale. L’Università di Torino dispone di 21 biblioteche distribuite su 32 sedi e custodisce circa 3 milioni di volumi, oltre a musei, archivio storico e collezioni scientifiche. Un patrimonio che può diventare sempre più accessibile e trasformarsi in nuove occasioni di conoscenza, divulgazione e partecipazione.
Il polo museale ha accolto oltre 833 mila visitatori dall’apertura nel 2007, mentre l’Orto Botanico ha registrato 40 mila visitatori nel 2026. Numeri che confermano il valore strategico di questi luoghi e la necessità di rafforzare il rapporto tra patrimonio universitario, comunità e territorio.