Dall’11 al 13 settembre 2026 Confcooperative è a Vercelli per la seconda edizione del Festival Internazionale del Riso – Risò.
Con il presidente della federazione agricola piemontese, Fabrizio Risso, facciamo il punto su un comparto alle prese con prezzi instabili, costi elevati e crescente pressione dei mercati internazionali. E guardiamo al confronto in programma sabato prossimo dalle ore 10 alle 12, nel Salone Dugentesco, dedicato a «Cambiamenti climatici e mercati globali: tra gestione del rischio e nuove sfide», moderato dal giornalista Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro.
Oltre 119 mila ettari di risaie, circa la metà della superficie nazionale, fanno del Piemonte il cuore della produzione risicola italiana ed europea. Un patrimonio economico e produttivo, ma anche un sistema strettamente legato alla gestione dell’acqua, al paesaggio e alla tenuta delle comunità rurali. Confcooperative Agroalimentare e Pesca rappresenta, in Piemonte, nel solo comparto del riso circa 150 soci e quasi 15 milioni di euro di valore della produzione.
È da questo territorio che Confcooperative torna al festival «Risò»: un appuntamento che arriva in una fase particolarmente delicata per il settore e che, secondo Fabrizio Risso, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, deve diventare anche un’occasione per discutere delle scelte necessarie per il futuro.
Presidente Risso, perché essere a Risò quest’anno è particolarmente importante?
«Perché Risò si svolge nel cuore di uno dei più importanti distretti risicoli europei e mette intorno allo stesso tavolo produttori, istituzioni, tecnici e operatori della filiera. Oggi abbiamo bisogno proprio di questo, di confrontarci. Non possiamo limitarci a raccontare un prodotto che rappresenta un’eccellenza del Piemonte, dobbiamo ragionare sulle condizioni che permetteranno alle imprese di continuare a produrlo e di farlo in modo economicamente sostenibile. Essere presenti significa innanzitutto portare la voce delle cooperative e degli agricoltori che ne sono soci».
Qual è oggi la situazione della risicoltura piemontese?
«È una situazione complessa. Il primo elemento è la forte volatilità del mercato. Negli ultimi anni abbiamo assistito a oscillazioni molto ampie e, tra 2025 e 2026, diverse varietà hanno registrato cali delle quotazioni superiori al 30%. Il problema è che alla diminuzione del valore riconosciuto al prodotto non è corrisposta una riduzione proporzionale dei costi di produzione. Questo significa margini che si comprimono e aziende che fanno sempre più fatica a programmare. Il prezzo è la manifestazione più evidente del problema, ma non è l’unica. Dobbiamo infatti interrogarci sulla capacità di programmare la produzione, sulla disponibilità di informazioni affidabili, sulla gestione del rischio e sulla posizione del riso europeo all’interno dei mercati internazionali. Se ogni campagna procede senza una visione sufficientemente condivisa, possiamo ritrovarci con concentrazioni eccessive su alcune varietà, difficili da assorbire per il mercato, e con conseguenti ripercussioni sulle quotazioni. Per questo servono più coordinamento e più strumenti per leggere in anticipo ciò che sta accadendo».
Tra le preoccupazioni del settore c’è anche la concorrenza delle importazioni extra Ue.
«È un tema centrale. Le nostre imprese lavorano rispettando standard elevati in materia di qualità, tracciabilità, ambiente e sicurezza. Al tempo stesso devono confrontarsi con produzioni provenienti da Paesi che operano con condizioni e costi molto differenti. Non possiamo pensare di risolvere questo squilibrio chiedendo semplicemente agli agricoltori europei di essere più competitivi. Serve una vera reciprocità: chi accede al mercato europeo deve poter garantire standard coerenti con quelli richiesti ai nostri produttori. Serve una strategia comune tra i Paesi produttori. Gli attuali strumenti di salvaguardia devono essere in grado di intervenire davvero quando gli equilibri del mercato vengono alterati. È la direzione indicata anche dall’Ente Nazionale Risi e che come Confcooperative condividiamo. La risicoltura italiana non può essere lasciata sola ad assorbire shock di mercato ripetuti. Servono regole commerciali efficaci, reciprocità e strumenti di tutela aggiornati all’attuale contesto internazionale».
In questo scenario, cosa può fare concretamente la cooperazione?
«La cooperazione nasce proprio dalla necessità di affrontare insieme ciò che per una singola azienda sarebbe molto più difficile gestire. Aggregare il prodotto significa avere maggiore capacità contrattuale, ma significa anche condividere magazzini, servizi, strumenti finanziari, competenze e capacità commerciale. In una fase di forte incertezza questo diventa ancora più importante, perché consente agli agricoltori di non essere soli davanti alle oscillazioni del mercato e di costruire strategie di medio periodo. Aggregarsi significa avere più strumenti. Non possiamo eliminare la volatilità, ma possiamo affrontarla meglio. Pensiamo, per esempio, alla possibilità di stoccare il prodotto e scegliere tempi più favorevoli per la commercializzazione, oppure alla condivisione di strumenti finanziari e assicurativi. Ma soprattutto la cooperazione permette di costruire una visione collettiva. Ed è proprio questa capacità di programmare e fare sistema che oggi dobbiamo rafforzare».
C’è poi la questione climatica e della gestione dell’acqua. Quanto pesa sul futuro della risicoltura?
«Sempre di più. La risicoltura non deve soltanto confrontarsi con i mercati globali, ma anche con condizioni climatiche più difficili e con una risorsa, l’acqua, che richiede una gestione sempre più attenta. Sono sfide che non possono essere affrontate separatamente: redditività, disponibilità idrica, gestione del rischio e competitività fanno ormai parte dello stesso ragionamento. Anche per questo il confronto tra imprese, ricerca, istituzioni e rappresentanze agricole è indispensabile».
Sono proprio questi i temi che porterete al centro del convegno di questo sabato, nel Salone Dugentesco di Vercelli?
«Sì. Abbiamo voluto intitolarlo ‘Cambiamenti climatici e mercati globali: tra gestione del rischio e nuove sfide’ perché vogliamo mettere insieme le diverse dimensioni che stanno incidendo sul comparto. Non sarà semplicemente un convegno sulla crisi del riso, ma un momento per capire quali strumenti possiamo mettere in campo per rafforzare la resilienza e la competitività della filiera. Un esempio concreto arriva dalla proposta presentata da Ismea, che nel corso del convegno approfondirà i diversi aspetti dell’Ist (Income Stabilization Tool), uno strumento di gestione del rischio pensato per blindare il reddito dei risicoltori contro la volatilità dei prezzi».
Quale messaggio vorrebbe emergesse da Risò?
«Che il riso non è soltanto una produzione agricola. È economia, lavoro, presidio del territorio, gestione dell’acqua e tutela di un paesaggio che caratterizza una parte fondamentale del Piemonte. Difenderne il futuro significa quindi creare le condizioni perché chi coltiva possa continuare a farlo con una prospettiva economica. La cooperazione è pronta a fare la propria parte, ma serve un percorso condiviso: tra produttori, istituzioni e filiera, dal Piemonte fino all’Europa».
Il convegno si terrà sabato 12 settembre, dalle ore 10 alle 12, al Salone Dugentesco di Vercelli. Il confronto approfondirà mercati e prospettive del settore con Filippo Roda di Areté - The Agri-food Intelligence Company e con Enrico Losi dell’Area Mercati dell’Ente Nazionale Risi.
La gestione del rischio sarà affrontata con Camillo Zaccarini di Ismea, mentre Simone Perazzo, presidente dell’Associazione Risicoltori Piemontesi, porterà la voce dei produttori. Le conclusioni saranno affidate a Raffaele Drei, presidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca. Modera il giornalista Massimiliano Quirico.
Dopo il convegno, alle ore 15, Confcooperative proporrà inoltre uno showcooking dedicato al riso, affidato allo chef di un ristorante cooperativo piemontese: un incontro tra cooperazione agricola e cooperazione sociale della ristorazione per raccontare il prodotto anche attraverso la sua valorizzazione in cucina. Per prenotare il proprio posto al seminario: https://festivaldelriso.institutionalevents.it/eventi.