Creare luoghi nei quali tornare a dialogare, ragionare e costruire rapporti di fiducia per contrastare la solitudine e l’aggressività che attraversano la società. È il messaggio lanciato dall’arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole, durante la presentazione del Festival dell’Accoglienza, dedicato quest’anno al tema «La mitezza è disarmante».
«Creare spazi di razionalità e di argomentazione, permettere alle persone di parlarsi e costruire spazi di fiducia affinché non si sentano sole, abbandonate e minacciate è un grande servizio alla società», ha sottolineato Repole. L’obiettivo è accompagnare la comunità nel passaggio da una condizione dominata «dall’ira e dalle rabbie di tutti e di ciascuno» a una società più coesa. «Un festival come quello che inizia oggi può rappresentare uno spazio di razionalità e di fiducia», ha aggiunto.
Secondo l’arcivescovo, di fronte alla velocità e alla pressione della vita contemporanea è necessario anche recuperare una dimensione più intima. «Abbiamo bisogno di rallentare e di avere spazi di silenzio nei quali riprendere in mano la nostra vita, senza essere semplicemente succubi delle vite altrui».
Al centro della nuova edizione del Festival vi è la mitezza, una virtù che, secondo Repole, riceve oggi un’attenzione insufficiente. «Non è un tema di cui si parla molto, ma dobbiamo prendere consapevolezza che esistono ancora donne e uomini miti capaci di combattere contro l’ira, l’aggressività e la prepotenza».
La scelta del tema rappresenta quindi anche un atto di fiducia verso quanti continuano a opporsi alla violenza senza adottarne i metodi. Una presenza ancora viva, sebbene inserita in un contesto difficile: «È complicato pensare che la nostra società occidentale sia contrassegnata dalla mitezza, soprattutto in questo momento», ha concluso il cardinale.