Tre studenti su quattro dormono troppo poco: alle Molinette 9 mila pazienti

Il 20% degli universitari è un ‘gufo patologico’. A Torino protocolli personalizzati per ristabilire il corretto ritmo sonno-veglia

Eliana Puccio 10/09/2026
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Dormire poco non significa soltanto svegliarsi stanchi. Quando la carenza di sonno diventa un’abitudine può incidere sulla concentrazione, sull’umore, sul rendimento nello studio e, più in generale, sul benessere fisico e psicologico. Un problema che riguarda sempre più da vicino anche i giovani e sul quale le Molinette di Torino hanno sviluppato protocolli terapeutici personalizzati, puntando anche su trattamenti non farmacologici.

A occuparsene è il Centro di riferimento regionale di Medicina del Sonno, diretto dal professor Alessandro Cicolin, che oggi ha in carico oltre 9 mila pazienti. Una popolazione estremamente eterogenea: dalle persone con insonnie croniche complesse a quelle colpite da disturbi respiratori e motori durante il sonno, fino a sonnambulismo, epilessia notturna, narcolessia e alterazioni del ritmo circadiano.

«Di questo argomento non si parla abbastanza. La sottovalutazione è diffusa. Eppure i problemi sono in continuo aumento, soprattutto tra i nostri giovani», osserva Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute.

A fotografare le dimensioni del fenomeno è anche una ricerca coordinata proprio dal Centro delle Molinette insieme al Dipartimento di Neuroscienze ‘Rita Levi Montalcini’ e al Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino. Lo studio, condotto su 600 studenti del corso di laurea in Psicologia, ha rilevato che il 74% degli universitari dorme meno delle 8-9 ore raccomandate. Ancora più significativo è il dato relativo al ritmo sonno-veglia: circa uno studente su cinque, il 19%, presenta un vero disturbo circadiano con posticipo della fase del sonno.

Sono i cosiddetti ‘gufi patologici’: giovani che tendono ad andare a letto e ad addormentarsi molto più tardi rispetto alle persone con un cronotipo intermedio o anticipato, le cosiddette ‘allodole’, e che, quando possono, hanno quindi bisogno di prolungare il riposo durante la mattinata.

Non è semplicemente una questione di abitudini. La ricerca torinese ha evidenziato tra i ‘gufi patologici’ percentuali più elevate di stress percepito, affaticamento durante il giorno, cattiva qualità del sonno e sonnolenza patologica. Emergono differenze anche sul fronte psicologico: sintomi ansiosi moderati o gravi sono stati riscontrati nel 20% dei soggetti con disturbo circadiano contro il 10% degli altri studenti, mentre per la sintomatologia depressiva il confronto è del 23% contro il 10%.

Le conseguenze possono arrivare anche sui risultati scolastici e universitari. Nei giovani con questa alterazione la ricerca ha rilevato una media ponderata degli esami inferiore di circa un punto e un voto di maturità mediamente più basso di 4,5 punti rispetto a ‘allodole’ e soggetti intermedi.

Alle Molinette la risposta passa attraverso percorsi costruiti sulle caratteristiche del singolo paziente. I protocolli messi a punto con i Dipartimenti di Neuroscienze e Psicologia dell’Università di Torino utilizzano tecniche prevalentemente non farmacologiche e di tipo comportamentale.

Tra queste c’è la cronoterapia, basata sullo spostamento programmato e progressivo dell’orario del sonno fino a ricondurlo verso un ritmo regolare. A questa può essere associata la ‘bright light therapy’, cioè l’esposizione al risveglio a una luce prodotta da dispositivi medici e calibrata per intensità e temperatura di colore, oltre all’impiego della melatonina. L’obiettivo non è dunque semplicemente ‘far dormire’ il paziente, ma intervenire sul funzionamento dell’orologio biologico e riportare il ciclo sonno-veglia verso una condizione fisiologica.

Il Centro torinese, fondato nel 2000 e riconosciuto dal 2003 come Centro di riferimento regionale multidisciplinare, lavora con neurologi, psicologi, tecnici di neurofisiopatologia, infermieri e altri specialisti. La presa in carico può coinvolgere anche pneumologia, cardiologia, diabetologia, endocrinologia e altre discipline, proprio perché i disturbi del sonno possono intrecciarsi con numerose condizioni cliniche.

Un tema destinato ad assumere un peso crescente anche sul fronte della prevenzione, soprattutto nelle fasce più giovani. In Piemonte l’attenzione riguarda già l’eccessiva esposizione agli schermi: i dati regionali mostrano, ad esempio, che il 31,6% dei bambini trascorre più di due ore al giorno davanti a televisione, videogiochi, tablet o cellulari, comportamenti che possono favorire anche disturbi del sonno.

«I dati sui giovani ci ricordano quanto sia importante aumentare la consapevolezza su disturbi ancora troppo spesso sottovalutati, o confusi con l’insonnia, che possono avere conseguenze sul benessere fisico e psicologico, sulla capacità di concentrazione e sulla qualità della vita», sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. «Il Centro di Medicina del Sonno delle Molinette rappresenta un punto di riferimento prezioso per il Piemonte».

Perché dietro una notte passata a rigirarsi nel letto o all’abitudine di addormentarsi sistematicamente all’alba può esserci qualcosa di diverso dalla semplice insonnia. E riconoscere il problema è il primo passo per riportare l’orologio biologico alla normalità.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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