Otto per mille valdese, 45 milioni per quasi 1.400 progetti

Nel 2026 raccolte 500mila firme: le risorse finanziano interventi sociali, sanitari, culturali e ambientali

Felicia Bello 26/08/2026
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Non soltanto uno strumento fiscale, ma una scelta di responsabilità attraverso la quale trasformare la fede in impegno concreto nella società. È la prospettiva con cui il Sinodo valdese, riunito a Torre Pellice, ha affrontato il tema dell’Otto per mille, a 35 anni dall’avvio della sua gestione da parte della Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi.

A illustrare all’assemblea i risultati raggiunti e le prospettive future sono stati Manuela Vinay, responsabile dell’Ufficio Otto per mille valdese, e Samuele Carrari, componente della Commissione per le discipline nominata dalla Tavola valdese.

Nel 2026 le firme a favore della Chiesa valdese sono state quasi 500mila, pari al 2,94% dei contribuenti, generando un gettito di circa 45 milioni di euro. Un risultato significativo soprattutto considerando che oltre la metà dei cittadini italiani non esprime alcuna preferenza nella destinazione dell’Otto per mille. La scelta dei contribuenti viene interpretata dalla Chiesa come il riconoscimento di un rapporto di fiducia costruito sulla trasparenza, sulla responsabilità e su un approccio laico alla gestione delle risorse.

«Cerchiamo di restituire alla società quanto abbiamo ricevuto», ha spiegato Vinay. Nel corso dell’anno sono stati finanziati complessivamente 1.397 progetti: 997 in Italia, per oltre 30,1 milioni di euro, e 400 all’estero, ai quali sono stati destinati 14,7 milioni.

Sul territorio nazionale, il 20% delle risorse è stato impiegato per interventi finalizzati a migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità. Seguono le attività culturali, con il 16%, e i programmi dedicati al benessere e alla crescita di bambini e adolescenti, che assorbono il 14% dei fondi. Tra le iniziative sostenute figurano anche i progetti per il ‘dopo di noi’, rivolti alle persone con disabilità rimaste prive del sostegno familiare.

Differenti le priorità degli interventi realizzati all’estero, dove la quota più consistente delle risorse è destinata alla sanità, con il 21%. All’educazione viene riservato il 17%, mentre il 12% finanzia progetti per la protezione dell’infanzia.

La gestione valdese conserva una caratteristica precisa: i fondi dell’Otto per mille non vengono impiegati per attività di culto o di predicazione. Anche quando il finanziamento coinvolge strutture riconducibili alla Chiesa, i beneficiari delle iniziative devono essere soggetti esterni alla comunità religiosa. «L’Otto per mille agisce dove sono carenti le istituzioni», ha sottolineato Vinay, richiamando la funzione sociale degli interventi sostenuti.

Accanto all’assistenza, il Sinodo ha posto l’accento sull’importanza dell’accesso alla cultura. «Un deficit culturale comporta un deficit democratico», ha affermato Carrari. In un Paese nel quale, ha osservato, «il vero problema è che non si legge», la risposta deve passare attraverso investimenti nella formazione, nella partecipazione e nella fruizione gratuita di libri, teatro, cinema, storia e luoghi di confronto civile.

L’aumento delle richieste impone però una riflessione sui criteri futuri di distribuzione. Per il solo bando 2026 sono state presentate 4.627 domande, un numero largamente superiore alle iniziative che è stato possibile finanziare. Secondo Vinay, non sarà sufficiente limitarsi a intercettare le emergenze: occorrerà progettare risposte innovative e di lungo periodo, seguendo esperienze come quella dei Corridoi umanitari.

Il Sinodo valdese si concluderà domani con l’elezione della nuova Tavola. Il discorso ufficiale del nuovo moderatore o della nuova moderatrice è atteso intorno alle 15.15, prima della conferenza stampa conclusiva.

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