Le nuove tensioni geopolitiche internazionali tornano a spingere verso l’alto i costi dell’energia, con conseguenze potenzialmente pesanti per famiglie e imprese. Un rischio che in Piemonte assume una rilevanza particolare a causa della struttura industriale della regione e della sua elevata dipendenza dal gas naturale. A lanciare l’allarme è Cna Piemonte, che invita le istituzioni a preparare misure in grado di sostenere il sistema produttivo qualora la fase di instabilità dovesse prolungarsi.
I numeri descrivono un’economia fortemente esposta alle oscillazioni dei mercati. Secondo i dati Terna riferiti al 2024, il Piemonte ha consumato complessivamente circa 22,75 terawattora di energia elettrica. La sola industria ne ha utilizzati oltre 11,1, assorbendo quindi quasi la metà dell’intero fabbisogno regionale.
A questa incidenza si aggiunge quella del gas naturale, al quale è riconducibile più del 52% dei consumi energetici interni piemontesi. La combinazione tra vocazione manifatturiera e dipendenza dalle fonti fossili rende il tessuto economico regionale particolarmente vulnerabile agli aumenti dei prezzi e alle possibili interruzioni o riduzioni delle forniture.
Le conseguenze rischiano di essere più immediate per le imprese artigiane e di piccole dimensioni, che dispongono generalmente di minori risorse finanziarie e di una capacità contrattuale più limitata rispetto ai grandi gruppi industriali.
«Quando aumentano energia, gas e carburanti, l’effetto entra immediatamente nei capannoni e nei laboratori delle nostre imprese», osserva il presidente di Cna Piemonte, Giovanni Genovesio. «Per un artigiano o una piccola azienda questi incrementi sono molto più difficili da assorbire e rischiano di tradursi in minori margini e, soprattutto, in investimenti rinviati».
L’aumento della bolletta energetica non determina infatti soltanto una crescita dei costi correnti. Può rallentare l’acquisto di nuovi macchinari, i programmi di digitalizzazione, le assunzioni e gli interventi necessari per migliorare la competitività. Per le aziende che non riescono a trasferire gli aumenti sui prezzi finali, il rischio è una progressiva erosione della redditività.
A livello nazionale, Cna stima in quasi 12 miliardi di euro l’incremento dei costi energetici nell’arco di sei mesi. «Rappresentano un peso enorme per l’economia italiana e il Piemonte, per le caratteristiche del proprio sistema produttivo, deve prestare particolare attenzione all’evoluzione della situazione», sottolinea il segretario regionale dell’organizzazione, Delio Zanzottera.
Cna Piemonte ritiene quindi necessario predisporre strumenti di accompagnamento da attivare nel caso in cui le tensioni sui mercati internazionali dovessero durare nel tempo. L’obiettivo è evitare che il rialzo delle quotazioni comprometta la capacità delle piccole imprese di programmare e sostenere gli investimenti.
Tra le priorità indicate dall’associazione figurano l’efficientamento energetico, l’autoproduzione e un accesso più semplice alle fonti rinnovabili. Le misure e gli incentivi disponibili dovranno però essere concretamente utilizzabili anche dalle aziende più piccole, attraverso procedure meno complesse e investimenti compatibili con le loro dimensioni. Ridurre i consumi e aumentare l’autonomia energetica diventa così non soltanto una scelta ambientale, ma una condizione essenziale per tutelare competitività e tenuta del sistema produttivo piemontese.