Il 2033 resta l’anno indicato per il completamento del tunnel di base della Torino-Lione. A confermare il cronoprogramma è stato Maurizio Bufalini, direttore generale di Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare e successivamente gestire la sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria, intervenendo a una tavola rotonda organizzata nell’ambito del Meeting di Rimini.
«Le infrastrutture non devono essere cattedrali nel deserto, ma opere al servizio delle persone e delle comunità», ha dichiarato Bufalini. Secondo il direttore generale di Telt, i cittadini chiedono infrastrutture realizzate «a prova di futuro», capaci di rispettare tempi e costi e di rispondere alle esigenze di una mobilità europea più efficiente e sostenibile.
A sostegno dell’utilità dell’opera, Bufalini ha citato i primi risultati di un sondaggio condotto all’inizio di luglio da Ipsos-Bva su un campione di quasi 5mila cittadini italiani e francesi. Oltre l’80% degli intervistati avrebbe espresso una valutazione favorevole nei confronti della Torino-Lione, considerandola una risposta efficiente, sicura e sostenibile alle necessità di trasporto tra i due Paesi e lungo i corridoi europei.
«C’è una minoranza rumorosa e talvolta violenta che fa notizia e poi una maggioranza silenziosa che continua a sostenere l’opera», ha osservato il direttore generale. Una domanda di collegamenti ferroviari più moderni che, secondo Bufalini, arriverebbe soprattutto dalle nuove generazioni: «Sono in particolare i giovani, anche in Val di Susa, a chiedere forme di trasporto più democratiche».
La sezione internazionale della Torino-Lione rappresenta una delle infrastrutture ferroviarie più complesse attualmente in costruzione in Europa. Il suo elemento centrale è il tunnel di base del Moncenisio, destinato a diventare, una volta terminato, il traforo ferroviario più lungo e profondo al mondo. La nuova linea dovrà favorire il trasferimento di una quota crescente del traffico merci dalla strada alla ferrovia, riducendo pendenze, tempi di percorrenza e consumi energetici rispetto al collegamento storico.
Sul piano operativo, i lavori hanno raggiunto il 30% degli scavi previsti. Le attività si sviluppano contemporaneamente su 17 fronti distribuiti tra Italia e Francia e coinvolgono più di 3.300 lavoratori. Un impatto occupazionale già rilevante, al quale si aggiunge quello prodotto sull’indotto, sulle imprese fornitrici e sui servizi collegati ai cantieri.
Il programma entrerà in una fase di ulteriore accelerazione nei prossimi mesi. «Siamo consapevoli della responsabilità di scavare il tunnel ferroviario più lungo e profondo al mondo», ha spiegato Bufalini. «L’opera va avanti affrontando le sfide, non soltanto tecniche, grazie alla professionalità e alla passione delle oltre 3.300 persone al lavoro nei cantieri in Italia e Francia».
Entro i prossimi 18 mesi Telt prevede di attivare altre tre frese meccaniche sotto la montagna. L’aumento dei fronti di avanzamento e l’impiego contemporaneo delle nuove macchine saranno decisivi per rispettare il calendario di realizzazione di un’opera caratterizzata da difficoltà geologiche, logistiche e ingegneristiche particolarmente elevate.
«Il 2033 per consegnare il tunnel alle prossime dieci generazioni di cittadini resta il nostro obiettivo», ha concluso Bufalini. Una scadenza che Telt conferma mentre il cantiere entra progressivamente nella sua fase più intensa, con la Torino-Lione chiamata a dimostrare non soltanto la propria fattibilità tecnica, ma anche la capacità di generare benefici economici e ambientali duraturi per i territori attraversati.
Al quadro sull’avanzamento dei cantieri si aggiungono i dati più dettagliati dell’indagine Ipsos-BVA, presentati da Bufalini durante la tavola rotonda ‘Il Paese che si muove’, aperta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, in dialogo con l’amministratore delegato del Gruppo FS Gianpiero Strisciuglio.
Secondo i primi risultati del sondaggio, realizzato all’inizio di luglio su quasi 5mila cittadini italiani e francesi, l’89% degli intervistati ritiene che la nuova ferrovia migliorerà la mobilità tra i due Paesi. Per l’87% contribuirà a ridurre il traffico dei mezzi pesanti sulle strade, mentre l’86% prevede ricadute positive sullo sviluppo economico e turistico delle regioni attraversate. Percentuali che aumentano mediamente di due punti considerando esclusivamente gli intervistati con meno di 30 anni.
Proprio le nuove generazioni mostrano la maggiore propensione a scegliere il treno per gli spostamenti tra Italia e Francia. «Sono soprattutto i giovani, anche in Val di Susa, a chiedere forme di trasporto più democratiche», ha spiegato Bufalini. Per gli under 30 la ferrovia rappresenta infatti la prima opzione di viaggio quando l’offerta riesce a garantire standard adeguati. Nella scelta incidono soprattutto il prezzo, indicato dal 35% degli intervistati, seguito dalla qualità dei servizi a bordo, con il 22%, e dalla disponibilità delle destinazioni, determinante per il 20,5%.
I risultati delineano quindi una domanda di mobilità nella quale sostenibilità ambientale e convenienza economica devono procedere insieme. La sfida per la Torino-Lione non sarà soltanto completare una delle infrastrutture ferroviarie più impegnative al mondo, ma trasformarla in un servizio competitivo e accessibile, capace di attirare passeggeri e merci dalla strada e di generare nuove opportunità per i territori collegati.