Cresce la protesta studentesca: «Il 30 ottobre bloccheremo tutto»

Migliaia di giovani in corteo a Torino contro il Governo e il carovita. Tensioni in piazza Castello, con lanci di oggetti e cariche di alleggerimento

Angelo Gatti 16/10/2026
Foto proteste studenti occupazioni.jpg - {Foto proteste studenti occupazioni.jpg} - [150788]

«Il 30 ottobre bloccheremo tutto». È la promessa lanciata dagli studenti e dalle studentesse che hanno attraversato oggi il centro di Torino, al termine di una manifestazione durata circa quattro ore e conclusa davanti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università. Un corteo partecipato, segnato da slogan contro il Governo e le Forze dell’ordine, con tensioni in piazza Castello, che ha riportato al centro della scena le rivendicazioni del movimento studentesco e la volontà di saldare la protesta dei giovani con quella dei lavoratori.

Nel mirino, il carovita, le politiche dell’esecutivo e un sistema scolastico che i manifestanti giudicano incapace di offrire prospettive adeguate alle nuove generazioni. La mobilitazione è partita da piazza XVIII Dicembre, davanti alla stazione ferroviaria di Porta Susa, per poi attraversare le strade del centro e raggiungere Palazzo Nuovo, dove gli studenti hanno concluso la giornata con un intervento al microfono. Il messaggio è stato netto. La protesta non si fermerà qui e il prossimo appuntamento è già fissato: il 30 ottobre, in occasione dello sciopero generale al quale i giovani hanno annunciato di voler partecipare. «Continueremo a portare avanti l’alleanza tra studenti e lavoratori in un grande sciopero generale contro il governo e contro un carovita che è diventato insostenibile. Se pensano che saremo la futura classe di sfruttati, si sbagliano, abbiamo un futuro da conquistare», hanno dichiarato i manifestanti al termine del corteo. Parole che delineano un orizzonte politico più ampio della sola protesta scolastica, con l’obiettivo di mettere in relazione le difficoltà vissute dagli studenti con quelle di chi lavora e deve fare i conti con l’aumento del costo della vita. Il corteo si inserisce in una fase di mobilitazione che, secondo quanto annunciato dagli stessi partecipanti, proseguirà nelle prossime settimane. Le occupazioni avviate nei giorni precedenti rappresentano, nelle intenzioni del movimento, soltanto l’inizio di una stagione di contestazione. «Provano ad attaccarci, ma noi non facciamo un passo indietro perché vogliamo cambiare questa scuola e questa società e chi vuole farci diventare braccia per la loro guerra troverà gli studenti sempre insieme, pronti a dare battaglia», hanno aggiunto dal microfono. Il riferimento alla guerra si intreccia con una critica più generale alle priorità politiche ed economiche, mentre la rivendicazione di un futuro diverso diventa il filo conduttore degli interventi. Gli studenti respingono l’idea di essere una generazione destinata ad accettare condizioni di precarietà e marginalità, e rivendicano un ruolo attivo nelle scelte che riguardano il loro domani. «Vorrebbero dividerci, farci fare una guerra tra poveri ma non sarà così, abbiamo iniziato la scorsa settimana con le occupazioni, proseguiremo e il 30 ottobre bloccheremo tutto», hanno concluso. Il tono degli interventi è rimasto combattivo anche nelle battute finali della manifestazione. «Grazie a tutti quelli che hanno avuto il coraggio di venire qua con la voglia di cambiare. Oggi abbiamo bloccato la città, ci siamo presi tutto e continueremo a farlo», hanno affermato gli studenti, rivendicando la partecipazione alla mobilitazione e l’impatto avuto sulla viabilità cittadina. La giornata, tuttavia, non è stata priva di momenti di tensione. Nella fase conclusiva del corteo, in piazza Castello, un gruppo di manifestanti si è staccato dal resto della mobilitazione e ha iniziato a lanciare oggetti contro le forze dell’ordine. Pietre, bottiglie e bastoni sono rimasti sull’asfalto dopo gli scontri, mentre gli agenti hanno effettuato cariche di alleggerimento per contenere la situazione e allontanare i partecipanti più aggressivi. Secondo la ricostruzione degli eventi, il lancio di oggetti ha coinvolto alcune centinaia di persone, in un frangente che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. La tensione si è concentrata soprattutto nell’area di piazza Castello, dove il confronto tra una parte dei manifestanti e gli agenti ha interrotto il regolare svolgimento della protesta. Dopo le cariche, i partecipanti hanno arretrato e sono stati spinti verso via Po. In seguito, la situazione è tornata progressivamente alla calma. Durante le fasi più concitate, un gruppo di docenti si è nuovamente frapposto tra gli studenti e gli agenti, cercando di interporsi in una situazione diventata particolarmente delicata. Un episodio che si inserisce in una giornata nella quale la partecipazione di migliaia di giovani ha convissuto con momenti di scontro e con una netta separazione tra il carattere rivendicativo del corteo e le azioni violente verificatesi nella sua parte finale. Con il progressivo allontanamento dei manifestanti dalla zona degli scontri, il centro cittadino ha cominciato a recuperare la normalità. Il traffico dei veicoli privati e la circolazione dei mezzi pubblici, interrotti o rallentati durante il passaggio del corteo, hanno ripreso gradualmente a scorrere. Restano le immagini di una mobilitazione che ha attraversato il cuore di Torino, portando in strada le richieste degli studenti e mostrando, allo stesso tempo, quanto possa essere fragile l’equilibrio tra una protesta collettiva e le tensioni che possono svilupparsi ai suoi margini. Sulle conseguenze degli episodi avvenuti in piazza Castello è intervenuta anche Daniela Cameroni, assessore regionale all’Istruzione e Merito, che ha condannato le violenze e ribadito la disponibilità delle istituzioni al confronto con gli studenti. Una posizione che distingue il diritto di manifestare dalle azioni dirette contro gli appartenenti alle forze dell’ordine, senza chiudere la porta alle richieste avanzate dalla componente pacifica della mobilitazione. «Chi lancia pietre, bottiglie o qualsiasi altro oggetto contro una divisa passa automaticamente dalla parte del torto. Senza se e senza ma. Quello che abbiamo visto oggi a Torino, così come gli episodi di violenza di questi giorni, è inaccettabile e lo condanniamo con fermezza. Manifestare è un diritto, aggredire qualcuno non lo sarà mai», ha dichiarato Cameroni, commentando le tensioni registrate durante la manifestazione. L’assessore ha quindi rivolto un messaggio ai giovani che hanno partecipato pacificamente al corteo, sottolineando l’importanza di mantenere aperto il dialogo con le istituzioni e di non lasciare che le azioni di pochi finiscano per oscurare le ragioni della maggioranza. Il richiamo è alla responsabilità, ma anche alla possibilità di trasformare il dissenso in un confronto concreto sulle questioni sollevate dagli studenti. «Ci teniamo però a dire una cosa chiara ai tanti ragazzi che in questi giorni hanno fatto sentire la propria voce pacificamente: le porte della Regione Piemonte sono e resteranno sempre aperte al dialogo. Siamo pronti ad ascoltarvi e a confrontarci, raccogliendo le vostre istanze», ha aggiunto Cameroni. L’assessore ha poi insistito sulla necessità di separare le rivendicazioni legittime dagli episodi di violenza, invitando gli studenti a non farsi trascinare in dinamiche che rischiano di indebolire la loro stessa protesta. «Ma con chi sceglie la violenza non può esserci alcuna ambiguità. Per questo chiediamo alla maggioranza degli studenti di non lasciarsi trascinare o strumentalizzare da pochi violenti, che cercano soltanto lo scontro. Non lasciate che siano loro a parlare al posto vostro. Fate sentire la vostra voce, dialogate con le istituzioni. Da parte nostra troverete sempre disponibilità all’ascolto e al confronto», ha concluso. Il confronto resta dunque aperto su due piani distinti. Da una parte, le richieste di una generazione che denuncia il peso del carovita, contesta le scelte del governo e rivendica un futuro diverso; dall’altra, la condanna degli scontri e la necessità di evitare che gli episodi violenti finiscano per condizionare il significato dell’intera mobilitazione. La prossima data indicata dagli studenti è quella del 30 ottobre, quando intendono unirsi allo sciopero generale e rilanciare la protesta attraverso un’azione coordinata con i lavoratori. L’annuncio è esplicito, così come la volontà di proseguire le occupazioni e mantenere alta la pressione. Resta da capire quale forma assumerà la mobilitazione e quanto riuscirà a coinvolgere altri settori della società, trasformando le parole pronunciate davanti a Palazzo Nuovo in un’iniziativa capace di incidere sul dibattito pubblico. Per ora, il messaggio consegnato alla città è chiaro: gli studenti non intendono fermarsi e considerano la giornata torinese una tappa di un percorso ancora in corso.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
Editore: POLO GRAFICO SPA
Via Giovanni Agnelli 3,
12081 Beinette (CN)
+39 0171 392211
P.IVA: 02488690047

Il Giornale del Piemonte e della Liguria

Il quotidiano on line "Il Giornale del Piemonte e della Liguria web" è il nuovo media della galassia del gruppo Polo Grafico Spa, editore da oltre 25 anni nei territori di Piemonte, Liguria e Regione Paça (Costa Azzurra). Il gruppo edita da oltre vent'anni il quotidiano nella versione cartacea "Il Giornale del Piemonte e della Liguria".

Polografico Spa - P.IVA: 02488690047

Chi Siamo | Contatti | Cookies | Privacy