Dal Piemonte e in particolare da Savigliano al tetto del mondo, passando per le piscine di Cuneo e un anno negli Stati Uniti che sembra averle fatto compiere l’ultimo, impressionante salto di qualità. Sara Curtis non ha ancora vent’anni – li compirà il 19 agosto – ma da ieri il suo nome è scritto accanto a una delle parole più pesanti dello sport: record mondiale. La piemontese ha fermato il cronometro a 26”63 nei 50 dorso agli Europei di Parigi, cancellando il 26”86 realizzato nel 2023 dall’australiana Kaylee McKeown, cinque volte campionessa olimpica. Ventitré centesimi che, su una distanza così breve, sono un abisso. (Reuters)
Il dato rende ancora più straordinario il modo in cui è arrivata l’impresa. Non in una finale costruita per tentare l’assalto al primato, ma in semifinale. Curtis esce benissimo dalla subacquea, prende velocità e intorno ai trenta metri è già davanti alla linea virtuale del record. Non la lascia più. Quando tocca la piastra e guarda il tabellone, compare quel 26”63 che cambia improvvisamente la dimensione della sua carriera.
«Non so cosa dire, è una follia, il sogno di tutta la mia vita. Vediamo in finale cosa succederà», racconta a bordo vasca. A European Aquatics confesserà anche di sapere di avere nelle braccia un tempo del genere, ma di non aspettarsi che potesse arrivare proprio in quel momento.
Per il Piemonte, però, Sara Curtis non è una scoperta improvvisa. È nata a Savigliano il 19 agosto 2006, da papà Vincenzo, piemontese ed ex ciclista, e mamma Helen, di origine nigeriana e con un passato nell’atletica. L’acqua arriva prestissimo: a poco più di due anni i primi corsi, a sei l’agonismo. «Mi hanno buttato in acqua a due anni, a sei facevo agonismo: è stato amore a prima vista», ha raccontato ricordando quegli inizi.
La sua formazione sportiva è profondamente piemontese. Cresce nel CS Roero, viene seguita fin da bambina da Thomas Maggiora e per anni divide le giornate tra scuola e allenamenti nelle piscine di Savigliano e Cuneo. Prima che arrivassero Olimpiadi, Mondiali e record, c’erano le sveglie presto, gli zaini preparati per scuola e piscina e i chilometri percorsi per trovare una vasca da 50 metri. È da questa provincia sportiva, lontana dai grandi centri federali, che comincia la scalata.
I risultati giovanili anticipano quello che sta accadendo oggi: quindici medaglie agli Europei junior, dieci delle quali d’oro, oltre ai podi mondiali di categoria. Nel 2024 arriva anche la prima Olimpiade, proprio a Parigi: Curtis è la più giovane della squadra italiana di nuoto, gareggia nei 50 stile libero e nella 4x100 stile. Il talento ormai non è più soltanto una promessa piemontese.
Poi arriva la scelta destinata a imprimere un’accelerazione alla carriera. Nell’agosto 2025 lascia l’Italia per trasferirsi alla University of Virginia, una delle grandi potenze del nuoto universitario americano. Studia Psicologia e si allena nel programma guidato da Todd DeSorbo, entrando in un ambiente nel quale lavorano campionesse del calibro di Gretchen Walsh e Kate Douglass. «Non sto andando negli Usa per divertirmi ma per migliorarmi come atleta e come persona», aveva spiegato prima della partenza.
I risultati arrivano quasi immediatamente. Nella prima stagione NCAA contribuisce a quattro titoli di Virginia nelle staffette ed è protagonista anche individualmente. Tornata in vasca lunga, agli Assoluti italiani 2026 stabilisce i record nazionali dei 50 dorso e dei 50 stile; al Sette Colli porta poi il primato europeo dei 50 dorso a 27”07. Parigi ha completato il salto: da primatista europea a primatista mondiale.
E il 26”63 non è stato neppure l’unico lampo del pomeriggio francese. Circa un’ora più tardi Curtis è tornata in acqua nella 4x100 stile libero, prendendosi sulle spalle una staffetta giovanissima. Dopo Emma Virginia Menicucci riporta l’Italia al comando, quindi consegna il testimone a Chiara Tarantino; nell’ultima frazione la quindicenne Alessandra Mao resiste alla pressione. Soltanto l’Olanda della fuoriclasse Marrit Steenbergen riesce a superare le azzurre. È argento italiano con record nazionale in 3’33”19.
«Ho cercato di dare più carica possibile alle ragazze perché volevo questa medaglia più di qualsiasi altra cosa, era importantissima per la nostra crescita», dice Curtis. Parole quasi da capitana per una ragazza che deve ancora compiere vent’anni.
La serata azzurra di Parigi regala anche due bronzi. Thomas Ceccon si prende il terzo posto nei 200 dorso in 1’53”96, abbassando di quasi due secondi il proprio record italiano. «È la gara a cui tenevo di più. Mi vengono un po’ gli occhi lucidi perché ho sofferto tanto in allenamento da gennaio», racconta il veneto. Nei 100 rana è invece Benedetta Pilato a salire sul terzo gradino del podio, dopo aver provato a comandare la gara prima del ritorno della britannica Angharad Evans e dell’irlandese Mona McSharry. «Vale tanto questa medaglia, è stato un anno pieno di imprevisti e difficoltà. Sono felice di come li ho affrontati, forse significa che sto diventando grande».
Ma l’immagine della giornata resta quella di Sara davanti al tabellone. La ragazza cresciuta tra Savigliano, il Roero e le piscine cuneesi, partita un anno fa per l’America con l’obiettivo di scoprire quanto potesse diventare forte, ha trovato a Parigi una prima risposta.
A 19 anni, Sara Curtis non sta più soltanto inseguendo le migliori del mondo. Adesso sono le altre a dover inseguire lei.