Una consulenza tecnica specialistica sulla bicicletta elettrica per verificarne il corretto funzionamento ed escludere eventuali manomissioni. È il nuovo accertamento disposto dalla Procura di Torino nell’inchiesta aperta per fare piena luce sulla morte di Adnan Salah El Sayed, il fotografo trentaduenne che lavorava come rider, trovato senza vita la sera del 19 aprile lungo strada della Creusa, nella precollina torinese, poco dopo aver effettuato una consegna.
Il corpo del giovane era stato rinvenuto intorno alle 23, tra la vegetazione a pochi metri dalla sua bici, rimasta invece sul ciglio della carreggiata. Fin dalle prime ore il fascicolo, coordinato dalla pm Alessandra Provazza, è stato aperto per omicidio stradale a carico di ignoti, con l’obiettivo di chiarire se il rider possa essere stato urtato da un veicolo in transito o se abbia perso autonomamente il controllo del mezzo durante la discesa.
Le prime analisi medico-legali, eseguite nei giorni successivi al decesso, non avrebbero evidenziato lesioni compatibili con un impatto diretto con un’auto o con altri mezzi. Un elemento che ha spinto gli investigatori a concentrarsi ora anche sulla bicicletta elettrica utilizzata da El Sayed durante le consegne, per accertare eventuali guasti meccanici, anomalie elettroniche o possibili alterazioni del mezzo.
Parallelamente proseguono gli accertamenti della polizia locale sui movimenti del rider nelle ore precedenti alla morte, attraverso l’analisi del telefono cellulare, dell’applicazione di consegna e delle eventuali telecamere presenti lungo il percorso. Secondo le prime ricostruzioni, la bicicletta sarebbe stata notata a bordo strada già intorno alle 20, circa tre ore prima dell’allarme lanciato da una residente. Un dettaglio che rende ancora più complessa la ricostruzione degli ultimi istanti di vita del giovane, descritto da amici e familiari come «fotografo per passione, rider per necessità».