Non si placa la polemica dopo le devastazioni e i duri scontri tra antagonisti e Forze dell’Ordine durante la manifestazione «pro Askatasuna» di sabato scorso a Torino.
Al centro del dibattito l’intervento del procuratore generale Lucia Musti all’inaugurazione dell’anno giudiziario, di cui abbiamo scritto sul nostro quotidiano, e il successivo commento di Antonio Rinaudo, autorevole magistrato in pensione ed ex pm del capoluogo piemontese.
Secondo Rinaudo, a Torino «una upper class troppo benevola con la galassia antagonista esiste eccome» come sostenuto dalla pg Lucia Musti e ne sarebbe prova «chi erano i garanti del Patto tra il Comune di Torino e Askatasuna».
L’ex magistrato, che per anni si è occupato di No Tav, anarchici e disordini di piazza, sostiene di avere incontrato «parecchio ostracismo» nel corso della sua carriera, precisando di non riferirsi «alla normale dialettica processuale, ma alla valutazione complessiva del fenomeno».
L’«area grigia» richiamata da Musti viene individuata da Rinaudo in un milieu composto da ex colleghi, docenti universitari, giuristi, politici, intellettuali, professionisti ed esponenti del mondo culturale.
«A Torino – denuncia il magistrato emerito – esiste una buona borghesia, molto perbenista e molto attenta alla tutela dei propri diritti, ma, mi si permetta, un po’ meno a quelli degli altri», osserva.
Rinaudo ricorda come non siano mancate contestazioni alle sue tesi investigative, talvolta bollate come «indagini orientate ideologicamente» o come una «costruzione di un nemico da perseguitare».
«Oggi credo che i fatti siano sotto gli occhi di tutti e che il tempo abbia dato ragione a noi», afferma. Durante le indagini su No Tav e anarchici gli fu assegnata una scorta; in pensione dal 2018, oggi è vicepresidente del comitato dei «Cittadini per il Sì» al referendum sulla giustizia presieduto da Francesca Scopelliti.