Scarcerazioni corteo Askatasuna, scontro sulle misure cautelari

I pm chiedono il carcere per i antagonisti fermati dopo i disordini

Carlo Santori 12/02/2026
PoliziottoAggredito.jpeg - {PoliziottoAggredito.jpeg} - [139413]

Uno scontro giudiziario che riaccende il dibattito su ordine pubblico e gestione della violenza nelle piazze. La Procura di Torino ha presentato appello contro la decisione del gip che, dopo la convalida degli arresti per i disordini del 31 gennaio, non aveva disposto la custodia cautelare in carcere per tre antagonisti fermati durante gli scontri. Ora la parola passa al tribunale del riesame, chiamato a decidere se confermare le misure più leggere o accogliere la linea dei pm.

Il giudice, al termine dell’udienza di convalida, aveva disposto i domiciliari per il giovane ritenuto coinvolto nell’aggressione a un poliziotto, mentre per gli altri due indagati – accusati di episodi collaterali di violenza – era stato deciso l’obbligo di firma quotidiano. Una scelta che ha immediatamente sollevato polemiche nel mondo sindacale delle forze dell’ordine e in ambito politico, alimentando uno scontro che ora si sposta sul terreno giudiziario.

Durissima la reazione del sindacato di polizia Coisp. «La decisione della Procura di Torino di impugnare le scarcerazioni dei responsabili dei disordini è un atto di responsabilità che merita sostegno. Quando durante una manifestazione si arriva all’aggressione di un poliziotto non siamo più nell’ambito del dissenso ma in quello dell’attacco diretto allo Stato», afferma il segretario Domenico Pianese.

Il tema centrale, secondo il sindacato, non è la repressione indiscriminata ma la credibilità della risposta dello Stato davanti alla violenza organizzata. «Non invochiamo manette facili – aggiunge Pianese – ma chiediamo che sia affermato un principio chiaro: per chi sceglie la violenza contro le forze dell’ordine le conseguenze devono essere adeguate alla gravità dei fatti». Il riferimento è anche al numero di agenti rimasti feriti negli scontri, episodio che secondo il Coisp segnala un livello di tensione non più riconducibile a semplici incidenti di piazza.

Sulla stessa linea il Mosap. «Quando un poliziotto viene aggredito durante il servizio non si tratta mai di un fatto isolato ma di un attacco all’autorità dello Stato e alla sicurezza dei cittadini», sottolinea il segretario generale Fabio Conestà, chiedendo una risposta giudiziaria che abbia anche una funzione di deterrenza. «Le donne e gli uomini in uniforme operano spesso in condizioni difficili e con esposizione diretta alla violenza e meritano protezione e certezze».

Sul caso si è espresso anche l’ex pm torinese Antonio Rinaudo, che in un’intervista ha criticato duramente l’impostazione dell’ordinanza. Secondo l’ex magistrato, nei provvedimenti «ci sono vizi logici di ragionamento e anche errori di diritto», in particolare nell’applicazione delle norme sulle esigenze cautelari. Rinaudo ha contestato soprattutto il modo in cui, a suo giudizio, sarebbe stato valutato il contesto degli scontri, sostenendo che non si possa «decontestualizzare il soggetto» da un’azione collettiva violenta contro le forze dell’ordine. L’ex pm ha inoltre sollevato dubbi sull’efficacia preventiva dell’obbligo di firma, osservando come un controllo limitato possa non impedire la partecipazione ad altre manifestazioni. Critiche anche alla valutazione della pericolosità delle condotte violente: secondo Rinaudo il fatto che oggetti lanciati non abbiano colpito agenti non ridurrebbe automaticamente la gravità potenziale dell’azione, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.  

Anche sul fronte politico non sono mancate prese di posizione. Il segretario cittadino di Forza Italia, Marco Fontana, parla di un segnale pericoloso. «L’ordinanza che porta alla firma quotidiana per gli aggressori rischia di diventare un messaggio distorto: partecipare a un pestaggio di massa contro un agente senza vedere contestati reati più gravi lascia perplessi e alimenta un clima di impunità. Peraltro l'ordinanza, così come formulata, rischia di tramutarsi in un manuale d'impunità per il perfetto eversivo», afferma.

Il punto resta ora nelle mani del tribunale del riesame, che dovrà valutare se le esigenze cautelari indicate dalla Procura – rischio di reiterazione del reato, pericolosità sociale e gravità dei fatti – siano tali da giustificare la custodia in carcere.

La vicenda riporta al centro il nodo irrisolto della gestione della violenza nelle manifestazioni. Da un lato il diritto al dissenso e alla protesta, dall’altro la linea rossa tracciata dalle aggressioni agli agenti e dai danneggiamenti organizzati. Un equilibrio fragile, che a Torino, dopo gli scontri di fine gennaio, è tornato a essere terreno di scontro politico, sociale e giudiziario.

Il riesame non sarà solo un passaggio tecnico: diventerà inevitabilmente un test sulla linea dello Stato davanti alla violenza di piazza. E il verdetto, qualunque esso sia, è destinato ad alimentare un confronto che, ben oltre le aule di tribunale, resta acceso nelle strade e nel dibattito pubblico. 

 

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
Editore: POLO GRAFICO SPA
Via Giovanni Agnelli 3,
12081 Beinette (CN)
+39 0171 392211
P.IVA: 02488690047

Il Giornale del Piemonte e della Liguria

Il quotidiano on line "Il Giornale del Piemonte e della Liguria web" è il nuovo media della galassia del gruppo Polo Grafico Spa, editore da oltre 25 anni nei territori di Piemonte, Liguria e Regione Paça (Costa Azzurra). Il gruppo edita da oltre vent'anni il quotidiano nella versione cartacea "Il Giornale del Piemonte e della Liguria".

Polografico Spa - P.IVA: 02488690047

Chi Siamo | Contatti | Cookies | Privacy