Crollo gru di via Genova, il pm: «Errori prevedibili e prevenibili»

Dura requisitoria di Giorgio Nicola nel processo per la morte di 3 operai. Quirico (Sicurezza e Lavoro): «Ancora oggi troppa superficialità nel redigere le documentazioni sicurezza». Papa (Feneal): «Gravissime inadempienze. Chi ha sbagliato dovrà pagare»

Eliana Puccio 08/09/2026
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«Non fu una fatalità». È il punto centrale della requisitoria del pm Giorgio Nicola nel processo per il crollo della gru di via Genova, a Torino, avvenuto il 18 dicembre 2021 e costato la vita a Filippo Falotico, Roberto Peretto e Marco Pozzetti.

Il magistrato ha ripercorso ieri nella sua requisitoria quanto emerso nel dibattimento, attribuendo ai cinque imputati per omicidio colposo una serie di omissioni e responsabilità che, secondo l’accusa, contribuirono al disastro.

Sul banco degli imputati Enrico Calabrese, Federico Fiammengo, Roberta Iandolino, Stefano Sprocatti e Mirzad Svraka. Per il pm, al centro della vicenda c’è soprattutto una valutazione dei rischi ritenuta insufficiente.

Nel mirino l’autogrù Liebherr utilizzata per il montaggio della gru a torre, considerata non idonea rispetto alle caratteristiche dell’intervento, ma anche i vincoli geometrici e urbanistici dell’area, le due linee aeree presenti e non rimosse e il traffico veicolare, con la carreggiata che non era stata completamente chiusa, di cui non sarebbe stato tenuto debitamente conto.

«Nessuno ha eliminato le criticità presenti nel sito prima del montaggio», ha sostenuto Nicola, secondo quanto riportato in una nota dall’associazione Sicurezza e Lavoro, parte civile nel processo. E ancora: «era impossibile completare il montaggio». Nel Piano di sicurezza e coordinamento, secondo l’accusa, sarebbe mancata una valutazione concreta dei rischi legati alle operazioni nel cantiere.

La posizione più grave, secondo il pm, è quella di Stefano Sprocatti, per il quale sono stati chiesti tre anni e due mesi di reclusione. Il suo Piano operativo di sicurezza sarebbe stato «assolutamente generico e non contestualizzato», privo anche dell’altezza della gru da edificare, definita «un dato fondamentale!». Mancavano inoltre la valutazione dei vincoli dell’area e dei rischi connessi al montaggio.

Tre anni sono stati chiesti anche per Roberta Iandolino, accusata di non avere verificato adeguatamente il Pos della Locagru. Nel documento, secondo Nicola, mancavano l’altezza della gru e qualsiasi riferimento all’autogrù da utilizzare. Contestate anche la mancata riunione di coordinamento, l’assenza di sopralluoghi e controlli e il mancato adeguamento del Piano di sicurezza e coordinamento.

Per Enrico Calabrese, datore di lavoro di Mirzad Svraka e all’epoca legale rappresentante della Calabrese Autogru, la richiesta è di tre anni. Il pm gli contesta l’impiego di una «autogrù non assolutamente conforme» e un «Pos carente e inadeguato». Avrebbe dovuto scegliere un mezzo compatibile con le condizioni del cantiere e pianificare correttamente l’intervento.

Due anni e sei mesi sono stati chiesti per Mirzad Svraka, conducente dell’autogrù. Avrebbe operato «in condizioni non sicure», senza interrompere le operazioni nonostante le criticità. Nicola ha richiamato anche il manuale operativo del mezzo, che vieta i tiri obliqui trasversali e orizzontali. «Doveva interrompere le operazioni!», ha ribadito.

Infine Federico Fiammengo, per il quale sono stati chiesti due anni. Le sue responsabilità sono state definite «minori, ma non assenti»: avrebbe dovuto verificare la congruenza dei Pos, l’idoneità dell’autogrù e il suo corretto posizionamento, fino a «impedire l’inizio o la prosecuzione delle operazioni».

In conclusione, Nicola ha parlato di una sequenza di errori «prevedibili, percepibili e prevenibili». «Ciascun imputato, in cooperazione colposa, ha omesso di porre in essere condotte doverose», ha affermato il pm.

Dopo la requisitoria sono intervenuti i legali delle parti civili: Sicurezza e Lavoro, Feneal Uil e Fillea Cgil.

Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro, ha denunciato «troppa superficialità» nella documentazione sulla sicurezza e ha sottolineato i rischi legati al subappalto.

«Non possiamo che ringraziare il pm per l’ottima requisitoria e i legali nostri e delle parti civili per il prezioso lavoro svolto – ha detto Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro, parte civile nel processo – e ancora una volta sottolineiamo la gravità dei comportamenti dei cinque imputati che, in cooperazione colposa tra loro, hanno causato la morte di tre lavoratori».

«Ancora oggi – ha affermato Quirico – c’è troppa superficialità nel redigere la documentazione riguardante la sicurezza da parte di alcuni datori di lavoro e professionisti e il ricorso al subappalto non fa che aggravare la situazione. Ci auguriamo che la tragedia della gru di via Genova serva a far riflettere ognuno sulle proprie responsabilità e sulle terribili conseguenze che certe azioni od omissioni possano avere sulla vita di lavoratori e lavoratrici e su quella delle loro famiglie e su chi magari si trova a passare nei pressi di un cantiere».

«Le conclusioni del pm e della perizia sono chiare e puntuali – ha dichiarato Claudio Papa, segretario generale della FenealUIl Piemonte, parte civile nel processo penale per il crollo della gru in via Genova a Torino, rappresentata dall’avvocato Davide Gamba – così come le considerazioni svolte dal nostro avvocato in aula. Ci sono state gravissime inadempienze sul piano della sicurezza che hanno causato la morte di tre lavoratori edili. Chi ha sbagliato dovrà pagare e, anche se il dolore dei familiari delle vittime e dei loro cari è insanabile, ci auguriamo che possa presto essere fatta giustizia e che la sentenza sia di monito per chi non svolge il proprio dovere e mette a repentaglio l’incolumità di lavoratori e lavoratrici, ma anche di cittadini e cittadine».

Il giudice Claudio Canavero ha fissato le prossime udienze per il 20 e il 30 ottobre 2026, alle ore 9, nella maxi aula 3 del Tribunale di Torino. Seguirà un’ulteriore udienza per eventuali repliche e sentenza.

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