La Regione prova ad allungare il tempo dei servizi per accorciare le distanze tra famiglia e lavoro. Dal nuovo anno educativo 2026-2027, 77 Comuni piemontesi potranno ampliare gli orari dei propri asili nido grazie a uno stanziamento di 1,48 milioni di euro provenienti dal Fondo sociale europeo Plus. I progetti finanziati sono 78 e non comporteranno aumenti delle rette per le famiglie né spese aggiuntive per le amministrazioni locali.
Ogni Comune potrà modulare il servizio in base alle necessità del territorio: prolungare l’apertura settimanale, aggiungere il sabato mattina oppure garantire la frequenza durante le vacanze natalizie e le altre interruzioni previste dal calendario educativo. La misura punta soprattutto ad aiutare i genitori con turni o orari di lavoro che non coincidono con quelli tradizionali dei nidi.
«Chi ha figli piccoli sa bene quanto sia importante poter contare su un nido con orari capaci di adattarsi alle esigenze di ogni giorno – spiega l’assessore regionale all’Istruzione e Merito, Daniela Cameroni –. Per questo abbiamo scelto di investire 1,48 milioni di euro per permettere ai Comuni di tenere aperti i nidi più a lungo, senza chiedere alle famiglie di pagare di più».
Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di un posto, ma la reale possibilità di utilizzarlo. Un servizio che termina molto prima dell’uscita dal lavoro, chiude nelle pause scolastiche o non copre i turni del fine settimana rischia infatti di non rispondere alle esigenze di chi ne avrebbe maggiormente bisogno. Le alternative sono spesso il ricorso ai nonni, quando presenti, la riduzione dell’orario lavorativo o l’acquisto di servizi privati.
In Piemonte la rete per la prima infanzia sta crescendo. Alla fine del 2025 risultavano attivi 1.149 servizi pubblici e privati in 405 Comuni, con una disponibilità complessiva di 29.100 posti. La provincia di Torino concentrava 601 strutture, seguita da Cuneo con 179 e Novara con 101.
La copertura, tuttavia, resta disomogenea. Secondo il rapporto Istruzione e formazione professionale Piemonte 2025, nell’anno educativo 2023-2024 erano disponibili 27.095 posti per 78.789 bambini fino a due anni: 34,4 ogni cento residenti. Il dato superava il vecchio obiettivo europeo del 33%, ma rimaneva lontano dal nuovo traguardo del 45% fissato per il 2030. Inoltre, parte dell’aumento era dovuta alla diminuzione dei bambini, non soltanto alla crescita dell’offerta. Il divario territoriale andava dal 42,8% di Biella e dal 38,1% della provincia di Torino al 27% di Cuneo e al 26,9% del Verbano-Cusio-Ossola.
Accanto agli orari pesa il costo. Le rette cambiano sensibilmente da Comune a Comune e in base all’Isee. A Torino, prendendo come riferimento le tariffe 2025-2026 confermate anche per l’anno successivo, il tempo lungo varia da 55 euro mensili per le fasce economicamente più fragili fino a 556 euro per chi supera i 38 mila euro di Isee o non richiede l’agevolazione. Per il tempo breve si va invece da 32 a 333 euro. Il prolungamento finanziato dalla Regione non dovrà aggiungere un’ulteriore voce a questi importi.
La conciliazione resta strettamente collegata all’occupazione femminile. Nel terzo trimestre del 2025 il tasso di occupazione delle donne piemontesi tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 63,6%, contro il 53,6% nazionale. Il dato è in crescita rispetto al 62,7% dell’anno precedente, ma le analisi regionali continuano a segnalare un ricorso limitato ai congedi parentali da parte dei padri e un carico di cura ancora prevalentemente femminile. In questa prospettiva, l’estensione degli orari dei nidi non rappresenta soltanto una misura educativa, ma anche uno strumento per evitare rinunce, riduzioni dell’orario e uscite dal mercato del lavoro.
«Dietro questa misura ci sono esigenze molto concrete: un genitore che esce più tardi dal lavoro, una famiglia che ha bisogno del servizio durante le vacanze o, semplicemente, la necessità di conciliare meglio lavoro e figli – aggiunge Cameroni –. È qui che vogliamo dare una mano».
L’intervento si affianca al Piano Alfa della Regione, che ha destinato 17 milioni di euro al welfare aziendale e ai voucher di conciliazione. Per questi ultimi sono previsti 8,5 milioni: potranno raggiungere i 6 mila euro nell’arco di dodici mesi ed essere utilizzati, tra l’altro, per nidi, baby-sitter, pre e post scuola, mense, trasporto scolastico e centri estivi.
La misura sugli orari assume un valore particolare anche nei centri più piccoli, dove l’esistenza di un servizio flessibile può incidere sulla decisione di una famiglia di restare. «Sosteniamo i Comuni, soprattutto quelli di minori dimensioni, perché mantenere un nido e offrire servizi di qualità aiuta le famiglie a scegliere di costruire lì il proprio futuro – conclude Cameroni –. È una misura semplice, ma può incidere davvero sulla vita di tutti i giorni».