Politecnico, ponte scientifico con l’Asia centrale

Corgnati: «Cambio di passo in Uzbekistan». Collaborazione su biomedicale e gestione dell’acqua 

Loredana Polito 18/02/2026
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La cooperazione universitaria tra Italia e Uzbekistan compie un nuovo passo avanti e vede il Politecnico di Torino tra i protagonisti. L’ateneo torinese, guidato dal rettore Stefano Corgnati e dal vicerettore per l’Internazionalizzazione Alberto Sapora, ha partecipato a Roma al 2nd Rectors’ Forum of Italian and Uzbek Universities, appuntamento dedicato all’innovazione e alle prospettive di collaborazione scientifica tra i due Paesi.

L’iniziativa si inserisce in un percorso diplomatico e accademico ormai strutturato: la cooperazione culturale e scientifica tra Italia e Uzbekistan si fonda su accordi pluriennali e programmi condivisi che promuovono scambi nella formazione, nella ricerca e nelle istituzioni culturali. Negli ultimi anni, forum e incontri bilaterali hanno favorito la firma di numerosi accordi tra università dei due Paesi, con l’obiettivo di sviluppare programmi congiunti, mobilità accademica e progetti di ricerca innovativi.

In questo contesto si colloca il risultato ottenuto dal Politecnico di Torino, unico ateneo italiano ad aver visto finanziati due progetti nell’ambito della call internazionale Joint Actions and Programmes legata al Memorandum di cooperazione scientifica e tecnologica 2024-2027. L’iniziativa rientra nelle azioni bilaterali per rafforzare ricerca, istruzione superiore e innovazione tra i due Paesi.

Il primo progetto, Novabone, affronta una delle sfide più rilevanti della medicina rigenerativa: la riparazione delle gravi perdite ossee causate da traumi, tumori o infezioni. La ricerca propone lo sviluppo di vetri bioattivi per scaffold porosi stampabili in 3D e rivestimenti per protesi in grado di migliorare l’osteointegrazione, con test fisico-meccanici e sperimentazioni in vivo per verificarne l’efficacia clinica.

Il secondo, W4GC – Water for Growing Cities, guarda invece alla sostenibilità urbana e alla gestione dell’acqua, con l’obiettivo di progettare distretti a “neutralità idrica” capaci di ridurre il rischio di alluvioni, migliorare l’approvvigionamento e integrare tecnologie smart e IoT nella pianificazione delle città.

Il risultato non nasce da una collaborazione episodica. Il Politecnico di Torino è presente stabilmente in Uzbekistan dal 2009, anno della fondazione della Turin Polytechnic University in Tashkent, creata insieme a istituzioni e partner industriali locali per formare ingegneri con standard accademici analoghi a quelli italiani. In quindici anni di attività l’iniziativa ha formato migliaia di laureati e coinvolto ogni anno decine di docenti torinesi, diventando un punto di riferimento scientifico per l’intera regione centroasiatica.

L’obiettivo iniziale era soprattutto didattico, cioè contribuire alla crescita della cultura tecnico-scientifica e alla formazione di competenze per lo sviluppo industriale del Paese. Oggi la collaborazione si è evoluta verso una dimensione più ampia, che include ricerca applicata, trasferimento tecnologico e progetti legati alle transizioni ecologica e digitale, come l’intesa firmata nel 2025 per supportare la strategia energetica uzbeka e lo sviluppo dell’idrogeno verde.

Non a caso i due Paesi hanno deciso di intensificare il dialogo strategico anche nel 2026, ampliando la cooperazione nei settori educativo, economico e culturale. Il forum dei rettori rappresenta quindi non solo un momento accademico, ma anche un tassello di una più ampia diplomazia della conoscenza che vede università e ricerca come strumenti di collaborazione internazionale.

«Siamo molto soddisfatti di questo risultato che ci vede collaborare insieme al Turin Polytechnic University in Tashkent, perché rappresenta molto bene il cambio di passo nell’impostazione dell’approccio che ci caratterizza in Uzbekistan», ha dichiarato il rettore Stefano Corgnati. «Da una focalizzazione concentrata sull’education, oggi ci si dirige maggiormente verso una combinazione di education & research».

Per il vicerettore Alberto Sapora, «questo forum e questi risultati sulla ricerca, come sempre, al di là dell’eccellenza dei singoli, esprimono il frutto di un lavoro di squadra consolidato nel tempo. A tutti gli effetti, il Politecnico di Torino rappresenta un riferimento universitario consolidato in tutta l’Asia centrale».

Il caso uzbeko rappresenta così uno dei modelli più concreti di internazionalizzazione universitaria italiana: non solo accordi accademici, ma la creazione di un vero campus, programmi congiunti e collaborazioni industriali pensate per sostenere lo sviluppo tecnologico locale. Con i nuovi progetti finanziati, la cooperazione tra Torino e Tashkent entra dunque in una fase più matura: meno esportazione di modelli formativi e più produzione condivisa di conoscenza, trasformando la collaborazione accademica in uno strumento di diplomazia scientifica e di sviluppo sostenibile capace di connettere Mediterraneo e Asia centrale lungo l’asse dell’innovazione.

Direttore: DIEGO RUBERO
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