Invecchiamento attivo, il Piemonte approva il Piano 2026-2028

Un milione di euro l’anno per tre anni. Al centro coprogettazione, autonomia, inclusione e valorizzazione degli anziani

Eliana Puccio 04/11/2026
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Il Piemonte punta su un nuovo modello di invecchiamento attivo. Il Consiglio regionale ha dato il via libera al Piano per il triennio 2026-2028, introducendo un cambio di passo nelle politiche dedicate alla popolazione anziana. La novità principale riguarda il metodo: meno bandi e più coprogettazione, con il coinvolgimento diretto degli enti gestori delle funzioni socioassistenziali, degli enti locali e delle realtà del Terzo settore.

La proposta di deliberazione, presentata per la Giunta dall’assessore al Welfare Maurizio Marrone, dà attuazione alla legge regionale 17/2019 sulla promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo.

L’obiettivo è superare una concezione esclusivamente assistenzialistica della terza età, riconoscendo alle persone anziane un ruolo attivo nella famiglia e nella comunità. Un patrimonio di competenze, esperienze e relazioni da mettere a disposizione della collettività.

Le risorse confermate ammontano a un milione di euro all’anno, per un investimento complessivo di tre milioni nel triennio. Il Piano individua sei direttrici d'intervento, pensate per rispondere alle diverse esigenze dei territori e favorire la partecipazione sociale.

Tra le priorità figura il sostegno diffuso ai progetti territoriali promossi da soggetti pubblici e privati, compresi quelli di dimensioni contenute o a carattere sperimentale. Spazio anche all'attività motoria e sportiva attraverso iniziative strutturate e inclusive, come le Palestre della salute, e a nuove forme di convivenza, dal senior cohousing alla coabitazione intergenerazionale.

Un altro capitolo riguarda l'inclusione digitale. L'intenzione è aiutare le persone anziane a utilizzare le nuove tecnologie in autonomia, consapevolezza e sicurezza, garantendo anche l'accesso ai servizi pubblici attraverso Spid e Cie. Il Piano punta inoltre a valorizzare la memoria storica e i valori civili, coinvolgendo giovani e associazioni combattentistiche d'arma.

Tra le iniziative più innovative compare la sperimentazione della cosiddetta prescrizione sociale. Si tratta di uno strumento che mette in relazione i servizi sanitari con le risorse offerte dalla comunità, comprese le attività culturali e la fruizione di beni e servizi sul territorio. L'obiettivo è contrastare l'isolamento e favorire la costruzione di relazioni sociali significative.

Marrone ha sottolineato «l'impegno assoluto della Cabina di regia», che per mesi ha lavorato alla definizione dell'impostazione del Piano, orientandola non alla competizione tra enti ma alla coprogettazione. L'assessore ha inoltre evidenziato il valore sociale delle iniziative culturali, anche quando raggiungono le zone periferiche: «Anche portare eventi culturali in zone periferiche rappresenta un intervento di carattere sociale, così come tutti quelli che mirano a valorizzare le associazioni».

Sulla portata del provvedimento è intervenuto anche il consigliere regionale di Forza Italia Davide Buzzi Langhi, secondo cui «il provvedimento affronta una sfida capitale della società per trasformare la longevità in opportunità». Buzzi Langhi ha richiamato la centralità della persona in ogni fase della vita, sottolineando il superamento di una visione statica dell'anzianità in favore di autonomia, attività e inclusione.

Per Carlo Riva Vercellotti, di Fratelli d'Italia, «il Piano mette al centro autonomia e progettualità puntando su collaborazione e prevenzione».

Il consigliere di FdI ha anche evidenziato l'importanza della conferma delle risorse e delle misure dedicate alle Palestre della salute, al cohousing, alla memoria storica e all'inclusione digitale. Un insieme di interventi che punta a rendere la longevità non soltanto una questione demografica e assistenziale, ma anche una risorsa per l'intera società piemontese.

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