L’emergenza idrica torna a mettere sotto pressione il Piemonte. Oltre un centinaio di Comuni hanno già emanato ordinanze per limitare i consumi d’acqua non essenziali, mentre in una cinquantina di centri, soprattutto nelle aree montane, si è reso necessario l’intervento delle autobotti per rifornire gli acquedotti. Di fronte a un quadro che continua a peggiorare, la Regione Piemonte non esclude il ricorso allo stato di emergenza qualora le condizioni meteorologiche non registrassero un miglioramento nei prossimi giorni.
«Se la situazione dovesse continuare ad aggravarsi siamo pronti ad avviare la richiesta dello stato di emergenza», fanno sapere dalla Regione, dove si è riunito il tavolo dedicato alla crisi idrica, con particolare attenzione alle ricadute sul comparto agricolo. Parallelamente sono stati avviati contatti con la Valle d’Aosta e con il Canton Ticino per incrementare la quantità di acqua destinata all’irrigazione delle campagne piemontesi.
Nel frattempo la Regione invita anche i cittadini a un utilizzo responsabile della risorsa idrica. I consumi saranno monitorati con particolare attenzione nei prossimi dieci giorni, nella speranza che eventuali precipitazioni possano attenuare una situazione che, secondo gli esperti, resta estremamente delicata.
A fotografare lo stato dell’emergenza è il più recente rapporto di Arpa Piemonte. Nella prima metà di luglio la regione presenta una disponibilità idrica «complessivamente deficitaria», con le criticità maggiori concentrate nelle portate dei corsi d’acqua e nelle risorse superficiali. Le condizioni di «siccità severa» interessano in particolare l’intero bacino del Tanaro, dello Scrivia e del Po a monte della confluenza con la Dora Baltea.
I dati confermano una situazione eccezionale. Nel mese di giugno le precipitazioni sono diminuite del 36% rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020, mentre le temperature hanno fatto registrare un’anomalia positiva di 3,5 gradi, rendendo giugno 2026 uno dei più caldi mai osservati, con valori vicini ai record del 2003. L’ondata di calore che ha interessato già la fine di maggio ha inoltre aggravato lo stress idrico dei terreni e della vegetazione. Anche le risorse idriche superficiali risultano inferiori del 37% rispetto alla media storica e, nei primi dieci giorni di luglio, gran parte delle stazioni di monitoraggio evidenziava deficit superiori al 40%. Emblematico il dato del Po a Isola Sant’Antonio, dove la portata media si è fermata a 62 metri cubi al secondo, il 75% in meno rispetto ai valori storici.
Le organizzazioni agricole chiedono interventi immediati. Coldiretti Piemonte sollecita l’attivazione delle procedure per lo stato di emergenza e la deroga al deflusso minimo vitale per garantire maggiore disponibilità d’acqua all’agricoltura.
«La situazione si sta rapidamente aggravando in tutto il Torinese», afferma il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici. «Sulle aree servite dalla rete irrigua storica registriamo già criticità molto serie lungo il Pellice, il Chisone-Lemina, la Stura di Lanzo, l’Orco e il Sangone. Ma soffrono soprattutto le zone prive di irrigazione, dove l’agricoltura si è sempre basata su un normale regime di precipitazioni. In molte aree l’acqua ha già smesso di arrivare ai campi e per irrigare si stanno riattivando i pozzi, con costi aggiuntivi molto pesanti per le aziende».
Anche Confagricoltura Piemonte lancia l’allarme. «Le aziende agricole hanno già sostenuto costi elevatissimi per semine, lavorazioni e gestione delle colture. Oggi il rischio concreto è quello di non riuscire a raccogliere il prodotto, con conseguenze economiche gravissime», sottolinea il presidente Enrico Allasia. «L’emergenza richiede interventi immediati, ma sarebbe un errore considerarla un fenomeno temporaneo. I cambiamenti climatici impongono una politica dell’acqua capace di guardare al medio e lungo periodo». Per Confagricoltura diventa indispensabile accelerare gli investimenti in nuovi bacini di accumulo, rendere più efficienti le reti irrigue e semplificare le procedure autorizzative per le opere necessarie.
Sulla stessa linea anche Cia Piemonte e Valle d’Aosta, che valuta la situazione potenzialmente persino più grave rispetto alla crisi del 2022. «Abbiamo chiesto alla Regione di attivare un protocollo emergenziale che limiti gli usi non prioritari dell’acqua, come il riempimento delle piscine, il lavaggio delle auto e altre attività non essenziali, così da destinare maggiori risorse all’agricoltura», spiega il presidente Gabriele Carenini. «Le alte temperature persistenti, unite all’assenza di precipitazioni significative, stanno mettendo sotto forte pressione le coltivazioni. È fondamentale intervenire subito per tutelare un settore strategico per l’economia e la sicurezza alimentare del Piemonte».
Proprio sul fronte agricolo, la Regione ha annunciato che entro la fine del mese arriverà in commissione il disegno di legge di riforma dei consorzi irrigui, considerato uno degli strumenti destinati a rafforzare la gestione della risorsa idrica.
L’emergenza non riguarda però soltanto le campagne. L’ondata di caldo continua infatti ad avere ripercussioni anche sul mondo del lavoro. Il segretario della Cgil Piemonte, Giorgio Airaudo, denuncia che l’ordinanza regionale sulle alte temperature «deve essere realmente esigibile». «Abbiamo raccolto oltre venti segnalazioni, dai cantieri agli autogrill, dove sono state registrate temperature vicine ai 50 gradi. Molti lavoratori sono costretti a scegliere tra la salute e il salario». Il sindacato torna inoltre a denunciare la carenza di ispettori del lavoro e degli operatori Spresal, chiedendo un rafforzamento dei controlli e strumenti di sostegno per i lavoratori costretti a sospendere l’attività durante gli eventi climatici estremi.
Le previsioni meteorologiche, infine, non lasciano spazio all’ottimismo. L’alta pressione destinata a interessare gran parte dell’Europa dovrebbe mantenere anche nelle prossime settimane temperature superiori alla media stagionale e i temporali attesi appaiono insufficienti a colmare un deficit idrico che continua a crescere giorno dopo giorno.