Torino esporta il suo format più informale e identitario nel cuore della scena artistica internazionale. In occasione della settimana del vernissage della Biennale di Venezia, debutta infatti nella città lagunare Pastis, il progetto ideato dalla Fondazione Arte CRT e curato da Nicolas Ballario, giunto al suo quinto appuntamento.
Nato sotto la Mole come un “secret breakfast” su invito, Pastis si è progressivamente trasformato in un dispositivo relazionale capace di mettere in connessione artisti, curatori, direttori di musei, studenti e professionisti del settore in un contesto lontano dai rituali più formali dell’arte contemporanea. Dopo le tappe di Bologna, Milano e soprattutto Torino — dove si è consolidato come appuntamento di riferimento nel contesto di Artissima — il format compie ora un salto di scala approdando alla Biennale, uno dei palcoscenici più influenti a livello globale.
Il legame con Torino resta però centrale. È proprio nel capoluogo piemontese che Pastis ha trovato la sua identità, costruendo negli anni una community ampia e trasversale, capace di coinvolgere quasi mille partecipanti solo nel 2025. Un percorso che riflette la strategia della Fondazione Arte CRT: rafforzare il ruolo della città come nodo attivo nel sistema dell’arte contemporanea, anche attraverso format innovativi e meno istituzionali.
Per l’edizione veneziana, Pastis cambia forma senza perdere la sua natura ibrida. Si trasforma infatti in un’azione simbolica e urbana: la “Toppa d’Artista”. Un gesto semplice ma denso di significato, che unisce arte contemporanea e tradizione artigianale. Quattro artisti italiani — Marcello Maloberti, Giulia Cenci, Benni Bosetto e Monia Ben Hamouda — sono stati invitati a realizzare altrettante toppe in edizione limitata, pensate per essere applicate direttamente sugli abiti dei partecipanti.
Il cuore dell’operazione sarà l’Atelier Nicolao, storica sartoria veneziana che diventa spazio di incontro e attivazione. Da martedì 5 a venerdì 8 maggio, gli invitati potranno recarsi in atelier per personalizzare i propri capi: un gesto artigianale che si trasforma in segno di appartenenza, creando una comunità temporanea e riconoscibile tra calli e campielli nei giorni della Biennale.
È proprio questa dimensione partecipativa a rappresentare il cuore del progetto. Pastis non è solo un evento, ma una piattaforma che mette in relazione persone e contesti, favorendo uno scambio diretto e spontaneo. Un modello che Torino ha contribuito a sviluppare e che ora viene esportato in uno dei contesti più competitivi e stratificati del sistema artistico internazionale.
Il programma culminerà il 7 maggio con un party serale ospitato nello stesso atelier, un momento conviviale che rafforza la dimensione comunitaria del progetto e ne amplifica la visibilità. Ma l’iniziativa guarda anche alle nuove generazioni: Pastis coinvolgerà infatti le studentesse e gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, offrendo loro un accesso diretto a reti e dinamiche spesso difficili da intercettare.
In un contesto come quello della Biennale, dove le relazioni contano quanto le opere, Pastis introduce una modalità alternativa di networking, meno rigida e più inclusiva. Un format che nasce a Torino, cresce nel circuito delle principali fiere italiane e approda a Venezia portando con sé un’idea precisa: costruire comunità attraverso l’arte, anche fuori dagli spazi canonici.
Un segnale, non secondario, della capacità del sistema culturale torinese di generare progetti esportabili e riconoscibili, in grado di dialogare con i grandi eventi internazionali senza perdere la propria identità.