«I numeri possono essere raccontati in molti modi. Ma ci sono dati che nessuna statistica può cancellare: migliaia di cittadini senza corrente, attività economiche costrette a fermarsi, famiglie lasciate per ore senza elettricità e una città che ha vissuto giorni di autentica emergenza». È questa la replica del segretario cittadino di Forza Italia Torino, Marco Fontana, alle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Ireti, Gianluca Riu, che nelle scorse ore ha rivendicato un miglioramento degli indicatori della rete elettrica rispetto al giugno dello scorso anno.
L’azienda ha evidenziato una riduzione del 12% dei guasti sulla rete di media tensione, un calo del 15% nei tempi medi di ripristino e una diminuzione del 27% dell’impatto complessivo delle interruzioni. Numeri che, secondo Ireti, dimostrerebbero l’efficacia delle prime misure adottate e di un piano di investimenti che prevede l’estensione del telecontrollo delle cabine elettriche dalle attuali 700 a circa 1.100.
Ma per Fontana la fotografia restituita dall’azienda non coincide con quella vissuta dai torinesi. «Le settimane tra giugno e l’inizio dell’estate resteranno impresse nella memoria dei cittadini – afferma –. L’apice è stato raggiunto tra il 22 e il 23 giugno, quando interi quartieri sono rimasti senza elettricità anche per tredici ore. È difficile parlare di risultati incoraggianti quando la cronaca racconta un’emergenza che ha coinvolto migliaia di persone, provocando disagi enormi e danni economici significativi».
Il dirigente azzurro ricorda come, nei giorni più critici, siano stati richiamati tecnici anche da altre province per fronteggiare l’emergenza, mentre numerose attività commerciali hanno denunciato perdite economiche, prodotti deteriorati e interruzioni del lavoro. «Non è un caso – prosegue – che si sia arrivati persino a ipotizzare una class action da parte dei cittadini. Quando si arriva a questo punto significa che il rapporto di fiducia tra utenti e gestore è stato profondamente compromesso».
Secondo Fontana, la comunicazione adottata dall’azienda rischia di apparire scollegata dalla realtà percepita dai torinesi e il Comune che è azionista avrebbe il dovere di consigliare un indirizzo diverso. «Quando si gestisce un servizio pubblico essenziale occorre prudenza. Prima vengono i risultati concreti, poi eventualmente la comunicazione. Oggi invece sembra prevalere la volontà di costruire uno storytelling positivo mentre migliaia di famiglie ricordano ancora frigoriferi spenti, ascensori bloccati, condizionatori inutilizzabili e negozi costretti a chiudere o a lavorare tra enormi difficoltà».
Il segretario cittadino di Forza Italia torna quindi a chiedere un cambio radicale ai vertici della partecipata.
«Ribadisco quanto sostenuto nei giorni dell’emergenza: i vertici di Ireti dovrebbero essere azzerati. Non per spirito punitivo, ma perché chi amministra un’infrastruttura strategica deve assumersi la responsabilità politica e manageriale di ciò che accade. Le giustificazioni possono spiegare un episodio eccezionale, ma non cancellano settimane di criticità che hanno messo in evidenza fragilità strutturali della rete».
L’affondo si estende poi all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Lo Russo, accusata di aver reagito con ritardo alla crisi.
«Anche Palazzo Civico è arrivato tardi. L’ordinanza emanata dal sindaco è stata la conferma che l’emergenza era ormai esplosa. Ma amministrare significa prevenire, non rincorrere gli eventi. I cittadini si aspettano una città capace di evitare i problemi, non semplicemente di gestirli quando sono già fuori controllo».
Per Fontana il caso blackout rappresenta soltanto l’ultimo tassello di un quadro più ampio.
«Torino vive una fase nella quale troppe emergenze vengono affrontate solo dopo che sono esplose: dai blackout alla sicurezza, fino alle difficoltà del trasporto pubblico e al degrado urbano. Ogni volta si promettono investimenti, piani straordinari e soluzioni future. Ma i torinesi chiedono una cosa molto più semplice: che i servizi funzionino prima dell’emergenza e non dopo».
La conclusione è un messaggio chiaro per l'Amminiustrazione cittadina da oltre trent'anni nelle mani di un monocolore rosso, al netto della parentesi grillina. «In questa città si è consolidata una presunzione di superiorità da parte di una classe dirigente e dei suoi nominati che troppo spesso appare distante dalla realtà quotidiana. Basta vivere Torino per comprendere quanto quella narrazione sia ormai smentita dai fatti. È arrivato il momento di voltare pagina con una nuova classe dirigente, capace di assumersi responsabilità, programmare gli interventi con anticipo e garantire finalmente servizi pubblici all’altezza di una grande città europea».