In Piemonte ha votato il 62,62% degli aventi diritto per il referendum costituzionale in materia di giustizia.
In provincia di Alessandria la percentuale è stata del 61,01%, in quella di Asti del 59,87%, in quella di Biella del 60,2%, nel Cuneese del 63,42%, nel Novarese del 61,27%, nel Torinese, la più elevata, del 63,8%, nel Verbano-Cusio-Ossola del 59,63% e nel Vercellese del 59,8%.
I dati sono del portale Eligendo del ministero dell'Interno.
Nel capoluogo piemontese, l’Ufficio Elettorale del Comune di Torino ha comunicato che l’affluenza finale degli elettori e delle elettrici alla chiusura dei seggi è stata pari al 63,88% (votanti 403.449 su 631.560).
Nell’ultima consultazione referendaria abrogativa (8 e 9 giugno 2025) l’affluenza finale dei Torinesi era stata del 41,4%.
Nel precedente referendum costituzionale (20 e 21 settembre 2020) in città l’affluenza finale era invece stata del 48,5%.
In generale, in tutto il Piemonte c’è stata un’affluenza alle urne molto alta, che ha visto la maggioranza dei Piemontesi optare per il «No».
«Riconosciamo il risultato negativo, ma il nostro lavoro per cambiare l'Italia continua sulla base del mandato elettorale che abbiamo avuto. Spero che nessuno usi più toni da guerra civile come quelli che abbiamo sentito da alcuni dei nostri avversari in questa campagna referendaria. Vorrei che fosse invece un dialogo pacifico, sereno, attento alle ragioni della controparte. La giustizia è troppo importante per tutti per continuare ad essere materia di una contesa politica inconcludente». Così il vicepremier Antonio Tajani commentando in una nota l'esito del referendum sulla giustizia.
«Il dato positivo è quello dell’affluenza alle urne: in un momento di crisi della partecipazione democratica è un segnale confortante». Così Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, ha commentato l’esito dello scrutinio referendario nel corso di una conferenza stampa.
Secondo Petrelli, il risultato «impegna le Camere Penali e la politica ad aprire un grande cantiere di riforme della giustizia, nell’interesse di tutti i cittadini», compresi coloro che si sono espressi contro, ritenendo la proposta non sufficiente.
«Possiamo valutare che metà del Paese si è espressa a favore di una riforma importante», ha aggiunto, sottolineando come anche durante la campagna referendaria siano emerse criticità condivise sul sistema giudiziario. «Nessuno ha negato l’esistenza di squilibri, della questione dell’ingiusta detenzione e delle degenerazioni correntizie», ha concluso.