Energia e materie prime, nuovi rincari per le imprese piemontesi

Cna Piemonte segnala aumenti diffusi e una forte incertezza sui mercati dovuta alle crisi internazionali

15/03/2026
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È l’energia elettrica a guidare la nuova ondata di rincari che sta colpendo il sistema produttivo piemontese, seguita dall’aumento dei prezzi di rame, ferro, alluminio e carburanti. A lanciare l’allarme è la Cna Piemonte, che attraverso un monitoraggio su un campione di imprese segnala una fase di crescente pressione sui costi per micro, piccole e medie aziende, accompagnata da tensioni sugli approvvigionamenti e da un marcato incremento delle spese di spedizione.

Secondo i dati raccolti dall’associazione, il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha registrato un aumento del 60%, in linea con l’andamento delle quotazioni del gas sulla piazza di Amsterdam. Il prezzo medio delle ultime settimane si è attestato a 143 euro per megawattora, un livello nettamente superiore rispetto a quello registrato in altri Paesi europei: 102 euro in Germania, 63 in Francia e 48 in Spagna. Un divario che pesa in modo significativo sulla competitività delle imprese italiane, in particolare su quelle di dimensioni più ridotte e maggiormente esposte alle variazioni dei costi energetici.

Dopo l’energia elettrica, i rincari più consistenti riguardano il rame, che ha registrato un aumento vicino al 40%, consolidando un trend in crescita da oltre un mese. A incidere sull’andamento del prezzo è soprattutto la forte domanda proveniente dai settori dell’automotive e dei data center. Seguono ferro e profilati di alluminio, con incrementi che arrivano fino al 20%. Nel comparto delle costruzioni si registrano aumenti del 18% per il conglomerato bituminoso e del 10% per il calcestruzzo, mentre nel settore della meccanica alcune plastiche hanno segnato rialzi fino al 30%.

Più contenuti risultano invece gli aumenti dell’acciaio: i coils zincati registrano un incremento del 4%, i laminati a caldo del 3%, mentre i laminati a freddo restano sostanzialmente stabili. Tuttavia, considerando l’andamento dall’inizio dell’anno, diversi semilavorati mostrano comunque rincari complessivi intorno al 10%. Anche il mercato del legno ha iniziato a risentire del clima di tensione che caratterizza i mercati internazionali, con aumenti compresi tra il 10 e il 15%.

Sul fronte dei carburanti, dopo i forti aumenti registrati nei primi giorni, i prezzi sembrano aver trovato una fase di relativa stabilizzazione. Il gasolio segna comunque un incremento del 15%, mentre la benzina resta al di sotto del 10%. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge il forte aumento dei costi logistici: in alcuni casi le imprese segnalano rincari fino a 3mila euro per il trasporto di un container standard, accompagnati da aumenti nelle coperture assicurative.

Un elemento di particolare preoccupazione riguarda inoltre l’instabilità dei listini. Per molti materiali le quotazioni hanno una validità limitata a sole ventiquattro ore e, in diversi casi, i fornitori accettano gli ordini con la clausola di aggiornamento dei prezzi al momento della consegna. È il caso, ad esempio, delle tubazioni e dei raccordi in PVC, per i quali la volatilità del mercato rende difficile fissare condizioni economiche stabili.

Nel comparto alimentare i prezzi delle farine risultano al momento stabili, ma il settore dei prodotti da forno resta tra i più sensibili alle variazioni del costo dell’energia. Le bollette rappresentano infatti circa il 14% dei costi di produzione. L’impatto è ancora più rilevante per alcune attività ad alta intensità energetica: nel settore dei lapidei l’energia incide tra il 30 e il 35% dei costi complessivi, mentre per le tinto-lavanderie può arrivare fino al 40%.

«Quello che stiamo registrando – sottolinea il presidente di Cna Piemonte, Giovanni Genovesio – è una nuova fase di forte pressione sui costi per le micro e piccole imprese. Non si tratta solo dell’energia: assistiamo a rincari diffusi su molti materiali, dal rame all’alluminio, dal bitume alle plastiche. Per un tessuto produttivo come quello piemontese, composto in larga parte da piccole imprese manifatturiere e artigiane, questa situazione rischia di tradursi rapidamente in margini ridotti e in crescenti difficoltà operative».

Alle preoccupazioni per l’aumento dei costi si aggiunge l’incertezza che caratterizza i mercati delle forniture. «Oltre ai rincari – osserva il segretario di Cna Piemonte Delio Zanzottera – diverse imprese segnalano le prime difficoltà di approvvigionamento e una forte instabilità dei listini. Per molte aziende significa lavorare senza poter programmare con certezza costi e tempi di consegna. In una regione come il Piemonte, dove la manifattura artigiana è fortemente integrata nelle filiere produttive, queste tensioni rischiano di rallentare la produzione e di mettere sotto pressione soprattutto le micro imprese».

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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