«Vi racconto la mia Liguria dove cresce la qualità di vita»

L'intervista al presidente della Regione Marco Bucci

02/01/2026
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Nell’ufficio di Marco Bucci non ci sono addobbi né calendari che ricordino che siamo sotto le feste. I giorni lavorativi iniziano sempre presto e finiscono quando nelle stanze del quarto piano di piazza De Ferrari non c’è più nessun altro. Accanto alla tastiera, c’è ancora la prova che neppure la pausa pranzo è passata lontana dal pc, tra un appuntamento e l’altro.
Presidente, posso chiederle qual è stato l’ultimo appuntamento, di pochi minuti fa?
«Un incontro periodico sulla Sanità».
Con il nuovo anno entra in vigore la riforma della Sanità. A che punto siamo?
«Siamo all’inizio di una grande svolta, cui abbiamo lavorato in questo primo anno di giunta, consapevoli che era necessario cambiare passo»
È tutto pronto?
«È pronto esattamente ciò che doveva essere pronto per lo switch. Se la domanda intende capire se siamo già a regime, chiaramente la risposta è no. È assurdo solo che qualcuno lo possa pensare, vorrebbe dire che non abbiamo cambiato nulla, che è solo un’operazione di facciata. Ci vorrà qualche mese per far girare tutto al meglio».
Lei stesso ha però detto più volte che per i cittadini non cambierà nulla.
«È così. La vera riorganizzazione sarà nel back office, nel settore amministrativo. Ci sarà una sola Ats, l’Azienda per la Tutela della Salute dei liguri al posto di cinque aziende che sul territorio finora moltiplicavano il lavoro per la gestione delle pratiche, per il pagamento degli stipendi, per gli acquisti. Lo stesso lavoro verrà fatto per tutta la Liguria da una realtà unica».
Perché restano 5 Asl allora?
«Abbiamo voluto che si continuassero a chiamare Asl, Aree Sanitarie Locali, che coincidessero con gli stessi confini territoriali, che sulle porte degli ospedali e degli ambulatori ci fossero le stesse insegne, perché i cittadini devono sapere che avranno gli stessi servizi, e li troveranno esattamente dov’erano prima. Anche se molti hanno raccontato in giro di accorpamenti e di tagli. In realtà no, non è esattamente corretto ciò che ho detto».
Una mezza bugia?
«I liguri non avranno gli stessi servizi di prima, ma li troveranno potenziati perché impiegheremo sui servizi assistenziali quelle risorse che recupereremo razionalizzando il back office. Deve essere chiaro che non risparmieremo un euro, anzi, li spenderemo meglio e di più. Perché dal governo abbiamo ottenuto più risorse».
Era noto come il sindaco che grida, ora per ottenere risorse è il presidente che grida?
«Mi dicono che gridi un po’ meno. Ma il mio compito è sempre lo stesso, e quando serve...».
Ha trovato anche più risorse per il trasporto pubblico locale, altro settore in difficoltà.
«Ogni provincia ha ottenuto un ulteriore riparto, superiore alle necessità minime che ci avevano indicato. Con la legge di bilancio abbiamo approvato anche la nuova agenzia regionale del trasporto pubblico locale che coordinerà le aziende locali. Se poi ci sarà la volontà dei territori, siamo pronti a creare anche un’azienda pubblica unica regionale e assumerci la gestione diretta dei mezzi, così come siamo pronti ad entrare nel capitale di Amt».
Anche qui non le hanno risparmiato critiche.
«Se è per questo il Pd ha anche detto che dovevo confrontarmi con i sindacati, che erano inferociti. Sono stati i sindacati a volere questa scelta, abbiamo fatto tanti incontri e non c’è mai stato uno che non mi chiedesse l’agenzia unica».
Ha salvato anche Amt?
«La Regione ha anticipato la liquidità su fondi in arrivo da Roma, ma ha anche aumentato le risorse. Ce n’era bisogno per pagare stipendi e fornitori, lo abbiamo fatto».
La sindaca Salis l’aveva presentata come una situazione disperata. Lasciata da voi.
«Posso solo dire che nei sette anni e mezzo della mia giunta ho sempre visto bilanci certificati, mezzi che giravano, stipendi che venivano pagati, e una politica tariffaria con gratuità che incentivava l’uso dei mezzi pubblici. Di adesso non posso parlare perché a tutt’oggi continuo a non vedere i conti, i bilanci. Sento di cifre incredibili, ma non mi viene mai mostrato un documento che le attesti».
Il rapporto con il Comune sembra ottimale. Scusi la franchezza, ma perché risolve i problemi alla Salis?
«Io non risolvo i problemi alla sindaca, con la quale peraltro sì, ho un buon rapporto. Io risolvo i problemi dei genovesi. Se si ferma il trasporto pubblico secondo lei chi non ha più un bus per spostarsi?»
L’amministrazione comunale non riesce a gestire la sicurezza, la raccolta rifiuti, i mezzi pubblici. Nel centrodestra non c’è proprio nessuno che storca il naso se la Regione non lascia che emergano questi problemi?
«Forse ci potrà anche essere qualcuno, pochi per la verità. Ma io ho detto che sarei stato il sindaco dei liguri, mica dei liguri di centrodestra. Svolgo il mio incarico da amministratore pubblico con lo spirito del civil servant, non del leader politico».
A parti invertite, non pare ci sia lo stesso riguardo per lei?
«È una valutazione che spetta ai cittadini. Saranno loro a dire chi ha fatto bene e chi no».
In effetti gli operai dell’ex Ilva l’hanno sempre apprezzata. E in una piazza inferocita è andato in mezzo ai «duri» della Fiom. Ha risolto anche questa situazione.
«Non si tratta di duri, sono persone che rischiano il posto di lavoro. Ognuno reagisce in modo diverso, ho sempre chiesto a tutti di non eccedere. Non faccio mai facile demagogia, discuto con loro di problemi e soluzioni concreti, cercando di parlarne con chi ho la possibilità di incontrare, mettendo il mio ruolo a disposizione, anche quando la situazione può sembrare disperata. Una sfida si può vincere o meno, ma bisogna giocarla».
Qual è la sua sfida del 2026?
«Rendere sempre più la Liguria una regione ad alta qualità di vita. Per tutti».
Come si fa?
«Occorre avere una sanità all’altezza delle migliori regioni d’Europa. Migliorare le infrastrutture, i collegamenti. Offrire le migliori condizioni per fare impresa, per lavorare, per vivere e passare anni sereni. Per mettere su famiglia».
Ci sta riuscendo?
«Tutti gli indicatori economici sono positivi, l’occupazione cresce, in particolare quella stabile e quella femminile. Aumenta da tre anni consecutivi, dopo il Covid, la popolazione ligure. Aumentano soprattutto i giovani nella fascia d’età tra i 18 e i 39 anni. Sono dati oggettivi, certificati».
L’obiezione è che il saldo tra nascite e decessi è negativo e la crescita è dovuta ai nuovi liguri.
«Benissimo. È un’ottima notizia. Significa che stiamo diventando attrattivi, che c’è davvero voglia di venire a vivere e a lavorare qui. Siamo sulla strada giusta ma tanta ne va ancora fatta».
In particolare sulle infrastrutture?
«Scontiamo un ritardo di decenni, ma già molto è stato fatto. La Liguria è decisamente più raggiungibile. È da poco aumentata la frequenza dei treni tra Genova e Milano: ce n’è uno ogni ora, la flotta è completamente rinnovata. Il Terzo Valico sarà presto realtà. La Gronda di Ponente e quella di Levante, cioè il tunnel della Fontanabuona, non sono più terreno di scontro politico ma cantieri partiti o pronti a partire entro questo 2026».
E la diga del porto? C’è chi dice sia in ritardo.
«C’era anche chi diceva che la procura europea avrebbe bloccato tutto. Invece ha archiviato le accuse. Così pure per i lavori: abbiamo ottenuto la possibilità di agire in parallelo, di far partire la fase B insieme alla fase A. I tempi sono perfettamente in linea con il cronoprogramma».
Il presidente Bucci ogni tanto dà un’occhiata allo schermo, controlla messaggi e aggiornamenti. Il telefono no, quello non suona mai. Eppure c’è stata una telefonata che ha aspettato tanto nelle scorse settimane. Una notizia che ha fermato per un attimo anche il consiglio regionale.
Quando è diventato nonno di Margherita lo ha annunciato in aula, ma è rimasto seduto al suo posto, non è corso a vederla.

«Mi ha fatto molto piacere l’applauso unanime dell’aula, ringrazio davvero tutti i consiglieri. Non c’era motivo perché lasciassi la seduta. Quando ho finito di lavorare sono corso in ospedale ed è stata una gioia immensa».
Ma lei è il sindaco di tutti i liguri. Anche Margherita lo è.
«Ha ragione. Vorrà dire che le dedicherò un po’ più del mio tempo libero che di solito dedico alla barca. Ma non lo scriva, che sennò non mi ci fanno più andare. Anzi, facciamo così: porterò di più Margherita in barca con me».
Un sorriso, l’occhiolino, un Bucci più nonno sono i segnali che l’intervista al Bucci presidente è finita.
Un’ultima domanda: cosa si augura e cosa augura ai liguri per questo 2026?
«Di rifare questa intervista tra un anno e dire che la Liguria è persino migliore di quella di oggi».
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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