Salis vuol sfrattare Casapound ma tollera altri estremisti
La sindaca scrive al prefetto per valutare la presenza della sede in città, e incontra i manifestanti di Genova Antifascista
Monica Bottino 19/02/2026
Casapound ha una sede, per cui paga un affitto, nel quartiere della Foce. Ma è un «problema» perché i militanti di Genova Antifascista non ce la vogliono e quindi spesso e volentieri organizzano «manifestazioni» che terrorizzano il quartiere, finiscono con aggressioni alle forze dell’ordine e agenti feriti anche gravemente. Genova Antifascista non fa mistero sui social di organizzare guerriglia urbana, di rivendicare atti di vandalismo e decaloghi «anti sbirri», ma la sindaca di Genova ha ritenuto di riceverne una rappresentanza a margine del consiglio comunale per rassicurarli che farà il possibile per eliminare il problema. Cioè, far chiudere la sede che tanto li disturba. Casapound è un movimento di estrema destra, che nessuna sentenza ha mai dichiarato all’esterno del perimetro della Costituzione, che ha affittato (regolarmente da anni, da un privato cittadino), la sede in via Montevideo. I due punti cardine del suo programma sono: «remigrazione totale e senza compromessi di tutti gli immigrati irregolari presenti sul nostro territorio (addirittura incentivando il rimpatrio volontario dei discendenti nati in Europa, ndr) e riconquista integrale degli spazi cittadini e urbani abbandonati a degrado, insicurezza e legge del più forte». Genova Antifascista, invece, pur richiamandosi ai valori della Resistenza (e Genova è medaglia d’oro), oltrepassa in maniera sistematica il limite del confronto corretto, con manifestazioni contro Casapound che diventano ogni volta assalti alla polizia che finiscono con agenti all’ospedale, mentre il quartiere della Foce vive di frequente sabati di paura. Martedì, a margine del consiglio comunale la sindaca Salis ha fatto una scelta di parte, legittima certo, incontrando rappresentanti di Genova Antifascista, e ha dichiarato di avere scritto una lettera a questore e prefetto per chiedere provvedimenti sulla sede di CasaPound «presenza non gradita dall’amministrazione in città» e ha chiesto la convocazione di un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per valutare se vi siano i presupposti di sicurezza per la permanenza della sede. A sostegno della sindaca è intervenuto il capogruppo del Pd in Regione Armando Sanna, che in una nota plaude all’iniziativa di Salis. «Sono un’amministratrice progressista, non una populista, quindi riesco a distinguere la giusta difesa della quiete e della pace per la cittadinanza di Genova a seguito dell’assedio al quale si sentono sottoposti gli abitanti del quartiere intorno alla sede di Casapound, nello stesso tempo non posso accettare che una sede di Casapound sia in una città medaglia d’oro per il valor militare durante la Resistenza, una città profondamente solidale e progressista - rimarca Salis -. Casapound pensa di fare il giochino populista dicendo ‘sei con quelli che fanno il caos, noi invece siamo i difensori dell’ordine’, una grande caratteristica dell’estrema destra è sempre stata pensare di essere dalla parte della legge, la legge e la Costituzione parlano molto chiaro, non mi faccio trascinare dal fango in cui qualcuno ci sguazza molto bene». Immediate le reazioni di Casapound. «Riteniamo che le dichiarazioni del sindaco di Genova, Silvia Salis, siano gravi e pericolose. Chiedere la chiusura d’imperio di una sede politica regolare solo perché non ne condivide le idee significa oltrepassare il perimetro della legittimità politica. Ancora più inquietante è la scelta del sindaco di farsi portavoce presso la Questura delle istanze di Genova Antifascista, realtà che negli ultimi anni ha alzato il livello dello scontro con minacce, contenuti violenti e prese di posizione pubbliche inaccettabili per qualsiasi istituzione seria». «Da tempo è evidente l’esistenza di una rete europea di movimenti illegali, in alcuni casi dichiaratamente terroristici, che promuove lo scontro fisico e che avrebbe anche contatti e coperture istituzionali in Italia. Dopo queste dichiarazioni, il sindaco di Genova è chiamato a chiarire il suo rapporto con i collettivi antagonisti della città». «Inoltre - continua la nota - respingiamo con fermezza le insinuazioni relative alla nostra presenza, che a detta del sindaco sarebbe provocatoria, nei pressi di piazza Alimonda. Da anni operiamo nel rispetto dei luoghi e della memoria di ogni caduto politico, senza che alcun simbolo commemorativo sia mai stato toccato. Per noi, al contrario di chi vandalizza le targhe di Norma Cossetto e Ugo Venturini, il ricordo è uno spazio inviolabile».
Tra coloro che hanno stigmatizzato l’apertura della sindaca verso Genova Antifascista ci sono il consigliere comunale Antonio Sergio Gambino (FdI) e l’editore e scrittore Andrea Lombardi che ricorda che «Genova Antifascista ha nel suo curriculum una lunghissima lista di altri atti illegali e di danneggiamenti (targa Norma Cossetto, stele Foibe, statua Giorgio Parodi, targa Ugo Venturini, alla passata sede FdI alla Foce), minacce a politici della Lega e FdI, apologia dell’assalto alla redazione de «La Stampa», etc etc, tutti rivendicati via social o con comunicati - dice - Ritengo veramente stravagante che il sindaco Silvia Salis accolga esponenti di Genova Antif@scista a Tursi e ne riceva le istanze come se fossero dei politici, cittadini o una associazione normale della società civile, senza poi, nella sua intervista post incontro, spendere mezza parola per un distinguo rispetto alla illegalità degli atti sopra citati».
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