La trappola della «prestazione» e il disagio degli adolescenti

Lo studio condotto dal Dipartimento Corretti Stili di Vita segnala boom di binge drinking e farmaci fai-da-te tra i 14 e i 15 anni

Vittorio Magni 03/07/2026
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Più che un’emergenza passeggera, è la fotografia nitida e strutturata di una nuova normalità adolescenziale. L’indagine sugli stili di vita condotta dal Dipartimento Corretti Stili di Vita e Programmi di Comunità di Ats-Asl3 su 3.777 studenti svela uno scenario in cui l’abuso di smartphone, alcol, sigarette elettroniche e psicofarmaci non rappresenta un’eccezione, ma l’attuale assetto della nostra società. I dati offrono un lavoro descrittivo, una vera e propria «fotografia» del territorio in linea con la media nazionale, ma accendono i riflettori sul fallimento dei canali di aggancio: ad oggi si stima che solo il 10% delle persone con problematiche legate ad alcol, sostanze o gioco d’azzardo riesca a essere intercettato dal sistema sanitario. Il picco critico si registra nella fascia 14-15 anni, il gruppo più significativo dello studio (1.767 ragazzi). Qui il consumo di alcol nel fine settimana balza al 55%, con un preoccupante 31% che pratica binge drinking. Anche tra i più piccoli, nella fascia 12-13 anni (1.045 ragazzi), il consumo nel weekend si attesta già al 24,5%. Di questi, il 15% consuma meno di due unità alcoliche (indicatore rosso), mentre il 9,5% supera le due unità sfociando nel binge drinking (indicatore verde), a fronte di un consumo generico domenicale (indicatore bianco). Eppure, il consumo di alcol a livello regionale è in costante calo da 10-15 anni: la Liguria è passata dal terzo al dodicesimo posto a livello nazionale. Il problema si sta spostando: se il fumo tradizionale resta stabile, si registra un forte aumento di sigarette elettroniche (e-cig), scelte dai ragazzi convinti che siano un’alternativa «meno dannosa». A questo si aggiunge la privazione del sonno: moltissimi adolescenti dormono meno di 6 ore a notte, a fronte di un fabbisogno biologico di almeno 8 ore. Questo fenomeno è strettamente correlato all’uso notturno dei social media e dei videogiochi, che sostituiscono la socializzazione reale con quella tecnologica. Un isolamento che genera ansia e attacchi di panico, che spesso non sono patologie native, ma l’effetto secondario di abuso di sostanze, e-cig e privazione del sonno. «L’attività di prevenzione deve essere continua e ripetuta nel tempo - spiega il professor Gianni Testino, direttore del Dipartimento Corretti Stili di Vita e Programmi di Comunità di Ats-Asl3 -. La nostra esperienza dimostra che gli interventi più efficaci sono quelli realizzati tra pari e avviati precocemente, nella fascia di età compresa tra gli 8 e i 13 anni; secondo alcuni autori sarebbe opportuno iniziare addirittura dalla scuola dell’infanzia». Tra gli strumenti adottati c’è il modello «Decide», che guida gli adolescenti a valutare le conseguenze delle proprie scelte prima di scivolare nel rischio.
L’altro fronte caldissimo è quello degli psicofarmaci, soprattutto in una Liguria che il report Aifa 2025 colloca al primo posto in Italia per l’uso di antidepressivi e benzodiazepine. È forte la quota di adolescenti che assumono psicofarmaci auto-prescritti o reperiti autonomamente per placare la pressione dei pari e l’ansia da prestazione. I questionari evidenziano il peso di dover essere sempre «i primi della classe» o «top player». A raccogliere queste confessioni nelle scuole è Patrizia Balbinot, referente del progetto. Per la stesura del report, oltre ai suoi dati quantitativi, si fa esplicito riferimento alle analisi del professor Salvatore Caiazzo, docente di Igiene presso l’Istituto Vittorio Emanuele II di Genova, che denuncia la pressione prestazionale esercitata talvolta dalle stesse famiglie sui ragazzi, spinti a competere senza una reale e sana preparazione strutturale.
«La realtà descritta dai dati non rappresenta una situazione temporanea o eccezionale, ma riflette l’attuale assetto della nostra società - dichiara Patrizia Balbinot -. Pertanto, l’approccio non deve essere emergenziale, ma strutturale: è necessario modificare la flessibilità e la prontezza dei servizi sanitari, poiché i pazienti in una situazione di bisogno o nel momento in cui raggiungono la consapevolezza del problema vanno intercettati e agganciati immediatamente, senza le lungaggini delle classiche liste d’attesa». Una flessibilità necessaria anche per rispondere alle disuguaglianze sociali: se nelle zone economicamente più elevate il problema viene nascosto tra le mura domestiche e le famiglie delegano alla ‘pillola’ la risoluzione rapida dell’ansia, nei quartieri periferici le famiglie più fragili non hanno le risorse per proteggere i figli, lasciando il fenomeno più visibile in strada. Il sistema deve intercettarli tutti, accettando e valorizzando la fragilità e la naturale lentezza dei giovani».
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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