L’ex Ilva chiude, rigettati tutti i ricorsi

Salis e Bucci: «Cornigliano va sganciata dalla Puglia sulle materie prime»

30/10/2026
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Nulla di fatto per i ricorsi presentati contro la chiusura dello stabilimento di Taranto dell’ex Ilva.  La Corte di Cassazione ha infatti rigettato tutte le istanze presentate da Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, confermando in maniera definitiva il decreto dei giudici di Milano che impone lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. Una sentenza che chiude la partita legale sulla fase primaria della produzione pugliese e scarica immediatamente gli effetti dell’emergenza sui siti di lavorazione a freddo del Nord Italia, a partire dallo stabilimento genovese di Cornigliano. Di fronte al pronunciamento della Suprema Corte, le istituzioni e le forze politiche del territorio hanno espresso forte preoccupazione, chiedendo interventi immediati e non più rinviabili al Governo. I presidenti della Regione Liguria, Marco Bucci, e della Regione Piemonte, Alberto Cirio - riuniti ieri a Genova per gli Stati Generali del Nord Ovest - pur prendendo atto della decisione senza entrare nel merito giurisdizionale, hanno ribadito l’urgenza di sbloccare l’approvvigionamento delle materie prime. Per assicurare la continuità operativa degli impianti di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, è ritenuto indispensabile superare qualsiasi vincolo di esclusività con il sito di Taranto, attingendo a forniture e materiali da fonti esterne per tutelare l’occupazione e il patrimonio industriale locale. Sulla stessa linea d’onda si posiziona la sindaca di Genova, Silvia Salis, che definisce insostenibile il livello raggiunto dalla crisi. Salis sollecita il Governo a definire rapidamente la procedura di vendita del gruppo e a strutturare un piano trasparente sugli ordini, garantendo al contempo la tutela dei lavoratori dell’indotto e la continuità del reddito per i lavoratori tramite l’importazione temporanea di materie prime esterne. Sulla urgente necessità di una svolta intervengono anche le forze politiche e sindacali. Per il Pd ligure e metropolitano - con le voci dei segretari Davide Natale e Francesco Tognoni, affiancati dai deputati democratici - la sentenza di Cassazione rappresenta un punto di non ritorno: servono risorse, una precisa strategia industriale e la rapida riconvocazione del tavolo ministeriale con le parti sociali. Luigi Pinasco, segretario generale della Uilm Genova, parla senza mezzi termini di una «svolta epocale» e del rischio imminente di una bomba sociale. In vista del passaggio chiave delle manifestazioni di interesse previste per novembre, il sindacato auspica una presa di responsabilità diretta da parte dello Stato e un coinvolgimento attivo dell’industria nazionale per garantire le lavorazioni a freddo e avviare la reindustrializzazione dei siti. Nel dibattito interviene anche Ilaria Cavo, deputata di Noi Moderati e vicepresidente della Commissione Attività produttive, chiedendo di attuare l’accordo del 27 ottobre con il sottosegretario Mantovano per l’acquisto di bramme e coils. Per Cavo serve «garantire la continuità produttiva indipendente da Taranto, tutelando posti di lavoro e competenze in vista dell’assegnazione tramite gara, che ci auguriamo veda una soluzione industriale solida con il coinvolgimento dello Stato».
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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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