Più assunzioni e investimenti: il terziario torinese tiene

L’Osservatorio Confcommercio fotografa un settore dinamico, ma ancora esposto a caro energia, carburanti e cambiamenti climatici

Walter Caputo 29/10/2026
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Il terziario torinese mostra capacità di tenuta in uno scenario internazionale che resta incerto, tra conflitti, tensioni sui prezzi dell’energia e consumi frenati. Nel semestre marzo-settembre 2026 aumentano i ricavi e torna a crescere l’occupazione; le imprese, inoltre, chiedono più credito per investire e meno per far fronte alle esigenze di liquidità. La ripresa, tuttavia, non cancella le difficoltà: caro carburanti, cambiamenti climatici e costi di gestione mettono sotto pressione i margini.

È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Confcommercio Ascom Torino, realizzata con Format Research. Il settore rappresenta una componente centrale dell’economia provinciale: conta 109.171 imprese attive, il 75,3 per cento delle attività economiche extra-agricole, e 395.298 addetti, pari al 58 per cento degli occupati. La struttura è fatta soprattutto di aziende di piccole dimensioni: le microimprese con un massimo di nove addetti sono il 96,1 per cento del totale e impiegano il 44,6 per cento dei lavoratori del terziario.

Il quadro della demografia d’impresa resta però in chiaroscuro. Nel secondo trimestre del 2026 sono nate 1.177 attività del settore e 1.265 hanno chiuso, con un saldo negativo di 88 imprese. Iscrizioni e cessazioni sono entrambe in calo rispetto al trimestre precedente, ma le nuove aperture non bastano ancora a compensare le uscite.

La fiducia nell’economia italiana arretra lievemente, da 29 a 28 punti, rispetto ai 30 della media nazionale. Le imprese torinesi si aspettano un recupero a quota 30 entro marzo 2027. Più favorevole il giudizio sulla propria attività: il 68 per cento la considera migliorata o stabile, mentre l’indice sale da 39 a 41 e, secondo le previsioni, raggiungerà 43 punti a marzo. Il commercio non alimentare rimane l’ambito più fragile, con un indice di 29.

Anche i ricavi registrano un progresso: l’indice cresce di tre punti, da 40 a 43, e le attese lo collocano a 45. Il 75 per cento delle imprese segnala ricavi in aumento o stabili. Resta invariata a 43 la capacità di far fronte al fabbisogno finanziario, un valore superiore alla media nazionale di 41 e previsto in crescita a 45.

Il dato più rilevante riguarda il lavoro. Dopo un anno di sostanziale stabilità, l’indice dell’occupazione sale da 46 a 49 punti. Il movimento va in direzione opposta rispetto al dato italiano, sceso da 49 a 45: Torino passa da tre punti sotto la media nazionale a quattro sopra. L’87 per cento delle imprese giudica l’occupazione migliorata o stabile e le aspettative per marzo 2027 confermano quota 49, contro i 47 punti attesi in Italia.

Le assunzioni sono trainate dalla ricezione turistica, che raggiunge 58 punti, dalla ristorazione e dai servizi alle imprese, entrambi a 53, e dal commercio alimentare, a 52. I servizi alla persona si attestano a 49. Faticano invece il commercio non alimentare, a 38, e trasporti e logistica, a 34.

La ricezione turistica è il comparto più dinamico anche per ricavi e fiducia. Il suo indice dei ricavi è pari a 57 e le imprese prevedono di portarlo a 60 entro marzo 2027. La ristorazione passa da 48, con attese a 50. Quanto alla fiducia nella propria attività, la ricezione registra 55 punti e la ristorazione 48; seguono i servizi alla persona con 46.

«In una stagione segnata da guerre, instabilità e incertezza, Torino dimostra di avere un terziario che non si limita a resistere, ma continua a voler costruire», afferma Maria Luisa Coppa, presidente di Confcommercio Ascom Torino. «Le nostre imprese assumono, investono, tengono accese le vetrine dei quartieri e accolgono un turismo che è ormai una componente strutturale dell’economia cittadina». Per Coppa, commercio, turismo e servizi sono «il tessuto che tiene insieme la città, il lavoro e la qualità della vita delle persone».

La presidente richiama anche i fattori che frenano le aziende: «Nessuna impresa può affrontare da sola fenomeni globali come il caro energia e il cambiamento climatico». Da qui la richiesta di politiche nazionali ed europee per stabilizzare i costi energetici e accompagnare le piccole imprese nella transizione, insieme a città capaci di ripensare spazi, mobilità e tempi in risposta al clima che cambia.

Il credito offre un altro segnale di fiducia, pur con una quota complessiva di richiedenti in lieve calo: dal 17 al 15 per cento. Cambiano però le finalità. Le richieste per finanziare investimenti crescono dal 30 al 37 per cento, oltre la media italiana del 32; quelle per liquidità e cassa scendono dal 58 al 51 per cento, contro il 55 nazionale. Le imprese ricorrono dunque meno ai prestiti per tamponare le emergenze e più per sostenere progetti di sviluppo.

A comprimere i margini sono soprattutto le spese legate al clima e ai carburanti. Per il 67,8 per cento delle imprese il cambiamento climatico ha fatto aumentare i costi di climatizzazione, refrigerazione e riscaldamento. Il 35,8 per cento segnala maggiori difficoltà per il personale durante i periodi di caldo; circa un terzo rileva spazi o attrezzature non più adeguati e interruzioni o rallentamenti dell’attività.

Il 77,6 per cento delle aziende afferma che l’aumento o la variabilità dei prezzi dei carburanti ha inciso molto o abbastanza sui costi complessivi. L’impatto si trasmette lungo la filiera: il 63,3 per cento registra rincari delle merci o condizioni di fornitura peggiorate, più della metà sostiene maggiori costi di consegna e trasporto e il 47 per cento segnala una riduzione dei margini. Quasi un’impresa su due, il 48,9 per cento, ha ricevuto dai fornitori proposte di modifica contrattuale considerate penalizzanti.

Il 57,1 per cento ha già adottato o prevede contromisure. Le più frequenti sono l’ottimizzazione degli spostamenti e delle consegne, indicata dal 40,1 per cento, il trasferimento di parte dei costi sui prezzi, dal 25,7 per cento, e il ricorso a fornitori più vicini, dal 25,2. Nei prossimi sei mesi il 64,1 per cento prevede di rivedere i prezzi; il 42 per cento teme conseguenze negative sulla competitività.

Per affrontare le pressioni sui costi, le imprese chiedono alle associazioni di categoria soprattutto convenzioni agevolate per energia, carburanti, mobilità e assicurazioni, indicate dal 49,3 per cento, e assistenza nell’accesso a incentivi e contributi, richiesta dal 48,9. Confcommercio Ascom Torino segnala di offrire supporto attraverso soluzioni per le forniture di energia e gas sul mercato libero e l’assistenza nell’accesso a finanziamenti e risorse per lo sviluppo delle attività.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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