Non demonizzare la tecnologia, ma studiarne con rigore scientifico effetti, opportunità e rischi, soprattutto sulle giovani generazioni. Con questo obiettivo nasce in Piemonte l’Osservatorio regionale dell’impatto del digitale su apprendimento e sviluppo cognitivo (Odac), la prima piattaforma italiana strutturata per analizzare in modo sistematico come l’uso prolungato delle tecnologie digitali influenzi attenzione, memoria, concentrazione, capacità di apprendimento e, più in generale, il capitale umano.
L’iniziativa è stata presentata questa mattina al Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino, davanti a rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale. Dietro il progetto c’è una rete di soggetti pubblici e privati: l’Assessorato alle Politiche sociali della Regione Piemonte, il Distretto Rotary 2031, la Scuola di amministrazione aziendale e il Dipartimento di Management dell’Università di Torino, Unione Industriali Torino, Confindustria Piemonte, Fondazione HPL e CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà.
L’Osservatorio nasce in un momento in cui il dibattito internazionale sugli effetti cognitivi dell’iperconnessione è diventato centrale. Secondo un’analisi pubblicata dall’Ocse nel 2024, quasi uno studente su tre nei Paesi aderenti dichiara di essere distratto dai dispositivi digitali durante la maggior parte delle lezioni, con effetti misurabili anche sui risultati scolastici. Allo stesso tempo, l’Unesco nel suo Global Education Monitoring Report ricorda che la tecnologia può migliorare l’apprendimento solo quando il suo utilizzo è guidato da obiettivi educativi chiari e da competenze adeguate.
È proprio in questo spazio, tra opportunità e rischio, che si inserisce l’esperienza piemontese.
«Le tecnologie digitali sono uno strumento e, come tale, possono aiutare le nuove generazioni nello studio, nella ricerca e nelle relazioni interpersonali, ma possono anche ridurre la capacità di apprendimento, la concentrazione e, di conseguenza, la produttività», ha spiegato il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, intervenendo alla presentazione.
«Sta tutto nella consapevolezza e nella padronanza del fenomeno. In Piemonte, per la prima volta, questo tema diventa oggetto di osservazione, approfondimento e sperimentazione».
L’Odac sarà dotato di un comitato scientifico multidisciplinare composto da esperti di management, neuroscienze, pedagogia, psicologia cognitiva e innovazione sociale. Il compito sarà duplice: da una parte raccogliere e analizzare dati sul territorio, dall’altra trasformare i risultati della ricerca in strumenti concreti per scuole, aziende e pubbliche amministrazioni.
Tra gli obiettivi già indicati figurano la realizzazione di linee guida per un uso più consapevole delle tecnologie digitali nei percorsi educativi e professionali, programmi di formazione per studenti e docenti, campagne di comunicazione rivolte alle famiglie e attività di monitoraggio sull’evoluzione delle abitudini digitali.
Non si tratta, sottolineano i promotori, di una battaglia “contro gli schermi”, ma di una riflessione sul rapporto tra innovazione e sviluppo umano. Gli stessi dati internazionali mostrano infatti un quadro complesso: l’Ocse evidenzia come un utilizzo moderato dei dispositivi per finalità didattiche possa associarsi a migliori performance, mentre l’uso ricreativo prolungato durante l’orario scolastico tende ad aumentare distrazione e dispersione cognitiva.
Per questo l’Osservatorio piemontese punta a costruire un modello di governance del digitale che tenga insieme competitività, benessere e inclusione. Un tema che riguarda non soltanto il mondo della scuola, ma anche quello del lavoro, dove la frammentazione dell’attenzione, l’iperstimolazione informativa e la continua interruzione dei processi cognitivi stanno diventando variabili economiche sempre più rilevanti.
«Non possiamo limitarci a introdurre nuove tecnologie nei contesti educativi e produttivi senza misurarne gli effetti sulle persone», spiegano i promotori. «La vera innovazione oggi è capire come far convivere trasformazione digitale e qualità cognitiva».
Da Torino parte così un laboratorio che potrebbe diventare un riferimento nazionale. Perché nella società delle notifiche permanenti, il vero capitale da proteggere potrebbe essere proprio quello più invisibile: la capacità di concentrarsi.