Il Piemonte tiene, ma la ripresa delle imprese resta debole

Nel secondo trimestre saldo positivo di 1.872 aziende ma tasso di crescita sotto la media italiana

Marco Cortese 28/07/2026
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L’economia piemontese continua a mostrare capacità di tenuta, ma fatica a ritrovare un ritmo di crescita capace di imprimere una svolta al sistema produttivo. È il quadro che emerge dall’analisi della natalità e mortalità delle imprese nel secondo trimestre del 2026, un periodo che conferma la resilienza del tessuto imprenditoriale regionale ma evidenzia, al tempo stesso, una persistente prudenza da parte di chi dovrebbe investire e avviare nuove attività.

Tra aprile e giugno sono nate in Piemonte 5.708 imprese, appena 41 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le cessazioni, al netto delle cancellazioni d’ufficio, sono state invece 3.836, in aumento di 54 unità rispetto al secondo trimestre del 2025. Il saldo resta positivo, con 1.872 imprese in più, portando lo stock complessivo delle aziende registrate presso le Camere di commercio piemontesi a 416.694 unità.

Si tratta di numeri che confermano una dinamica di sostanziale stabilità, ma che descrivono anche un sistema economico ancora lontano da una fase di espansione robusta. Le imprese esistenti continuano, nella maggior parte dei casi, a resistere, mentre la propensione a investire e a creare nuove attività rimane frenata da un contesto internazionale incerto, dall’elevato costo dei fattori produttivi e da un clima economico che, nonostante il graduale riassestamento della politica monetaria, continua a suggerire cautela agli operatori.

Il tasso di crescita trimestrale si attesta allo 0,45%, un dato che colloca il Piemonte al di sotto della media nazionale, pari allo 0,56%. Il confronto con gli anni precedenti offre però una lettura meno negativa: il risultato consolida infatti il recupero avviato negli ultimi trimestri, migliorando rispetto allo 0,37% registrato nel corrispondente periodo del 2024 e confermando il livello raggiunto nel 2025.

La fotografia del sistema imprenditoriale regionale evidenzia inoltre una trasformazione ormai strutturale nella composizione delle imprese. A trainare la crescita sono soprattutto le società di capitale, che registrano un incremento dell’1,12%, oltre il doppio della media regionale, arrivando a rappresentare il 23,1% del totale delle imprese piemontesi. È il segnale di un progressivo rafforzamento delle forme imprenditoriali maggiormente patrimonializzate e organizzate, più attrezzate per affrontare mercati complessi, sostenere investimenti e accedere al credito.

All’estremo opposto si collocano le società di persone, uniche a registrare una lieve contrazione (-0,05%), confermando una tendenza che prosegue ormai da diversi anni e che riflette l’evoluzione del quadro normativo, fiscale e competitivo. Le imprese individuali, che costituiscono ancora il cuore del sistema produttivo regionale con il 55,6% del totale, continuano a crescere, ma con un ritmo contenuto (+0,35%), inferiore alla media piemontese. Le altre forme giuridiche fanno registrare un incremento dello 0,39%.

Anche sul piano settoriale emerge un Piemonte a velocità differenti. Il principale motore della crescita continua a essere rappresentato dal comparto dei servizi, che con un incremento dello 0,97% e un peso superiore a un terzo dell’intero tessuto imprenditoriale regionale si conferma il vero traino dell’economia piemontese. Un risultato che riflette il progressivo spostamento del baricentro produttivo verso attività professionali, consulenziali, digitali, sanitarie e di supporto alle imprese.

Mantiene una dinamica positiva anche il turismo, che cresce dello 0,77% e continua a beneficiare dell’espansione dei flussi turistici registrata negli ultimi anni, mentre le costruzioni fanno segnare un incremento dello 0,54%, sostenute dagli investimenti ancora in corso nel comparto edilizio e infrastrutturale.

Più debole appare invece l’industria manifatturiera, che cresce soltanto dello 0,26%. Pur restando uno dei pilastri dell’economia piemontese, il comparto continua a confrontarsi con una domanda internazionale meno brillante, con le difficoltà di alcuni settori strategici, a partire dall’automotive, e con gli elevati costi energetici che continuano a incidere sulla competitività delle imprese.

L’agricoltura mostra una sostanziale stagnazione (+0,01%), mentre il commercio rappresenta l’unico settore in territorio negativo (-0,02%). Si tratta di una flessione contenuta ma significativa, perché interessa uno dei comparti numericamente più rilevanti della regione. Il dato riflette le difficoltà che molte attività commerciali continuano a incontrare tra consumi ancora prudenti, concorrenza dell’e-commerce, incremento dei costi di gestione e trasformazione delle abitudini di acquisto.

Anche la distribuzione territoriale della crescita evidenzia differenze interessanti. A sostenere il risultato regionale sono soprattutto Novara e Torino. La provincia novarese registra infatti il miglior tasso di crescita del Piemonte (+0,63%), mentre Torino segue con un +0,52%. Considerato che oltre la metà delle imprese piemontesi ha sede nel territorio torinese (53,2%), è proprio il capoluogo metropolitano a fornire il contributo quantitativamente più rilevante alla crescita complessiva.

Più contenuti gli incrementi registrati nelle altre province. Cuneo cresce dello 0,40%, Asti dello 0,36% e Vercelli dello 0,35%. Alessandria si ferma allo 0,26%, seguita dal Verbano-Cusio-Ossola con lo 0,25%, mentre Biella chiude la graduatoria regionale con un incremento dello 0,16%.

«Il secondo trimestre dell’anno conferma la tenuta del tessuto imprenditoriale piemontese che, pur in un contesto globale incerto, dimostra una solida capacità di resistenza, trainato dalla vitalità dei servizi e dalle strutture societarie più solide. Tuttavia, la cautela che frena la nascita di nuove aziende ci indica che occorre una scossa di fiducia: per agganciare una ripresa decisa dobbiamo accelerare sugli investimenti strategici per la transizione digitale ed ecologica. Come Unioncamere Piemonte lavoriamo in stretta sinergia con le istituzioni territoriali e nazionali affinché si mettano a terra politiche concrete, capaci di restituire slancio alla competitività del territorio e incentivare chi vuole fare impresa», osserva il presidente di Unioncamere Piemonte, Gian Paolo Coscia.

Il quadro che emerge è quello di un’economia che ha superato la fase più acuta delle difficoltà degli ultimi anni senza però ritrovare una crescita diffusa. La stabilità del numero delle imprese rappresenta un elemento di solidità, ma il rallentamento della natalità aziendale e la debolezza di comparti strategici come industria e commercio indicano che il Piemonte resta in una fase di transizione. Per trasformare la resilienza in sviluppo serviranno investimenti, innovazione, capitale umano e un contesto favorevole agli investimenti privati, elementi che continueranno a determinare la capacità competitiva della regione nei prossimi anni.

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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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