Come affrontare l’emergenza energetica senza aumentare il debito
Paolo Becchi e Fabio Conditi 08/04/2026
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La crisi energetica che sta investendo anche l’economia italiana a causa delle guerre in corso ha effetti persistenti sui costi di produzione, sulla competitività del sistema produttivo e sull’inflazione. L’aumento dei prezzi dell’energia si trasmette infatti lungo tutta la filiera, comprimendo i margini delle imprese, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e alimentando dinamiche inflattive.

Gli interventi pubblici adottati finora – proroga della riduzione delle accise su benzina e diesel, interventi mirati per agricoltori ed esportatori, bonus per famiglie e imprese – svolgono una funzione significativa di mitigazione, ma sono limitati nel tempo e nel complesso insufficienti. Il vincolo principale resta la necessità di finanziare tali misure attraverso maggior deficit o maggior debito di bilancio, e proprio per evitare problemi di bilancio il Ministro Giorgetti ha proposto di sospendere il Patto di stabilità, attivando la clausola di salvaguardia per grave recessione economica, ma un portavoce della Commissione europea a Bruxelles ha dichiarato che “non ci troviamo in questo scenario”. Per parte nostra crediamo abbia ragione il Ministro, ma ci sono altri strumenti che si potrebbero adottare in questa situazione d’emergenza, strumenti compatibili col patto di stabilità?

In questo quadro è importante valutare strumenti alternativi in grado di conciliare rapidità di intervento e sostenibilità dei conti pubblici. I Crediti d’Imposta Cedibili (CIC) potrebbero rappresentare una leva significativa, perché per le norme europee non sono da computare nel debito pubblico e nel deficit. Di cosa si tratta?

Si tratta di crediti fiscali utilizzabili in compensazione di imposte future dopo due o più anni, senza scadenza, ma trasferibili fin da subito tra soggetti economici. Tale trasferibilità ne consente la circolazione nell’economia, permettendo alle imprese di trasformarli in liquidità immediata attraverso cessione a fornitori, intermediari o altri operatori. Nei soli casi in cui servano euro, potranno essere portati in banca e scambiati con euro. I crediti fiscali sono cedibili fin da subito tra soggetti economici, attraverso pagamenti nei POS commerciali, sono utilizzabili anche per pagare le tasse ma solo dopo due o più anni, quando la circolazione nell’economia avrà prodotto un maggiore gettito fiscale che riduce l’impatto sui conti pubblici.  

In ambito energetico, uno schema di questo tipo potrebbe tradursi in un sostegno diretto ai costi sostenuti da imprese e famiglie, sotto forma di sgravi fiscali cedibili. Per fare un esempio: volendo ridurre il costo dei carburanti, si potrebbe ipotizzare la restituzione in CIC di una parte del costo dovuto alle accise, in modo da aumentare la capacità di spesa dei cittadini e far crescere subito le entrate fiscali dello Stato, compensando la eventuale riduzione del gettito futuro.

Come potrebbe avvenire l’accredito?  Semplice: utilizzando la Tessera sanitaria esistente, che ovviamente dovrebbe essere programmata anche per questa nuova funzione. Questi crediti potrebbero poi essere utilizzati per fare pagamenti verso altri soggetti sin da subito.

L’effetto economico sarebbe duplice. Da un lato, si ridurrebbe l’impatto immediato dell’aumento dei prezzi energetici sui bilanci aziendali e familiari, contribuendo a preservare livelli di produzione, occupazione e consumo. Dall’altro, si attenuerebbe la trasmissione dei costi energetici ai prezzi finali, con un effetto di contenimento delle pressioni inflattive.

Dal punto di vista della finanza pubblica, se strutturati come diritti fiscali differiti e privi di obbligo di rimborso in denaro, non sono classificabili come debito pubblico e, in determinate condizioni, non incidono nemmeno sul deficit al momento dell’emissione. Ciò consente di configurare interventi di sostegno che non comportano un esborso immediato di cassa e un incremento diretto del debito pubblico. L’impatto sui conti ci sarà solo nell’eventuale fase di utilizzo in compensazione, cioè dopo due o più anni, quando lo Stato avrà già beneficiato degli effetti espansivi dovuti alla circolazione dei CIC nell’economia reale, che genera maggiore base imponibile e gettito fiscale. Il vantaggio sarà maggiore con opportuni incentivi che preservino il valore dei CIC dall’inflazione (2-3% di adeguamento annuo), rendendo più conveniente scambiarseli piuttosto che compensarli con le tasse.

In questa prospettiva, l’utilizzo dei crediti d’imposta cedibili, come strumento di politica economica per fronteggiare la crisi energetica, si inserisce in una logica di gestione “dinamica” della finanza pubblica, in cui la tempestività dell’intervento rappresenta un fattore determinante per ridurre i costi complessivi dell’emergenza.

Il tema si presta a un approfondimento più ampio. Proprio con questo obiettivo, il 9 aprile 2026 si terrà presso la Camera dei Deputati, nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, il convegno “Una proposta di legge per finanziare le emergenze senza debito”, dedicato in particolare all’ipotesi di utilizzo dei crediti d’imposta cedibili, con alcuni esempi concreti di applicazione diretta, come nel caso della riduzione dell’impatto sui costi dell’energia.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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