«La sfida è trasformare l’export in nuova crescita»
All’Assemblea congiunta di Confindustria Piemonte e Cuneo, manifattura, aerospazio, investimenti, infrastrutture e competenze al centro del confronto
Al Teatro Sociale di Alba oltre seicento persone hanno partecipato all’Assemblea 2026 di Confindustria Piemonte e Confindustria Cuneo, dedicata a “Made in Italy, Made in Piemonte. L’industria che fa la storia”.
I lavori sono stati aperti dalla direttrice generale di Confindustria Cuneo Giuliana Cirio e dal segretario generale di Confindustria Piemonte Paolo Balistreri.
A moderare il confronto è stato il giornalista Andrea Bignami. Al centro dell’Assemblea: manifattura, automotive, aerospazio, investimenti, energia, infrastrutture, competenze e capacità del sistema produttivo piemontese di continuare a competere sui mercati internazionali.
Il quadro emerso è quello di una regione ancora centrale nell’economia italiana: 164 miliardi di Pil nel 2024, oltre 35 miliardi di valore aggiunto dell’industria in senso stretto e posizioni di rilievo in comparti come gomma, aerospazio, tessile, componentistica auto, macchine, alimentare e bevande.
Una forza che convive con costi energetici, tensioni geopolitiche e crisi dell’auto.
Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria, ha chiesto una politica industriale stabile e un’Europa più autonoma.
«Serve una visione di politica industriale del Paese che non può essere costruita anno per anno attraverso le leggi di bilancio. Abbiamo settori che volano e altri, più maturi, che devono essere trasformati: l’aerospazio, soprattutto in questo territorio, lo ha insegnato».
Orsini ha collegato la competitività all’attrattività sociale: «Tra il 2020 e il 2024 centomila laureati hanno lasciato il nostro Paese. Il problema non è l’esperienza all’estero, ma il fatto che non tornino. Servono merito, salari adeguati, formazione e case a costi sostenibili».
Il presidente della Regione Alberto Cirio ha richiamato il peso strutturale della fabbrica.
Il ridimensionamento di Mirafiori continua a incidere sui risultati regionali, mentre aerospazio, agroalimentare e lusso compensano solo in parte.
«L’industria manifatturiera in Piemonte paga un terzo degli stipendi. Possiamo avere tartufi, lusso, cashmere e gioielli, ma se non riusciamo a far ripartire la manifattura i numeri del Pil continueranno a essere in difficoltà».
Cirio ha indicato nell’aerospazio una delle principali leve di trasformazione: «L’industria aerospaziale piemontese ha commesse garantite per i prossimi quindici anni».
Sul passaggio di competenze dall’auto all’aerospazio è intervenuto Giorgio Marsiaj, vicepresidente di Confindustria con delega al settore. «Il primo errore è stato lasciare chiudere gli uffici di progettazione e ingegneria. Il cuore di qualsiasi prodotto è l’ingegneria, sia di prodotto sia di processo».
Per Marsiaj, «la manifattura è la base della crescita di questo Paese. L’aerospazio è una filiera competitiva e opera in un mercato destinato a crescere. Dobbiamo lavorare insieme e anticipare i tempi».
Alberto Leonardis, presidente e amministratore delegato del Gruppo Sae e nuovo editore de “La Stampa”, ha legato l’investimento alla funzione dell’informazione. «C’è la necessità di portare avanti un’editoria libera e indipendente, non condizionata da interessi, e un giornalismo capace di entrare nel merito. Dobbiamo tornare a raccontare le cose per come sono, senza partire da un pregiudizio».
E sul territorio: «I giornali tendono a raccontare ciò che non funziona. Dobbiamo tornare a raccontare anche le eccellenze, perché ce ne sono tantissime».
I dati di Marco Fortis hanno evidenziato il peso del Piemonte negli scambi internazionali. Il 7,1 per cento delle esportazioni extra-Ue dell’Unione europea è realizzato dalla regione; la provincia di Cuneo supera l’1,5 per cento e, nell’alimentare e nelle bevande, contribuisce per il 2,1 per cento.
«Dopo il 2027 serviranno 35 miliardi di investimenti per evitare che il Pil freni», ha osservato Fortis.
«Bisogna sbloccare le autorizzazioni per le energie rinnovabili e gli investimenti infrastrutturali: gli investimenti saranno la chiave di volta per consolidare la crescita».
Per Mariano Costamagna, presidente di Confindustria Cuneo, la provincia resta una delle aree produttive più solide del Paese grazie all’integrazione tra industria, agricoltura, meccanica, componentistica, alimentare e vino. «Cuneo non è soltanto una terra di eccellenze riconosciute. È una delle aree più produttive e più solide del Paese. Sono numeri importanti, ma prima ancora sono la fotografia di una provincia che produce e compete».
Il primo trimestre 2026 impone però di non considerare acquisita questa solidità. «Non basta avere fatto la storia. Bisogna continuare a scriverla. E per farlo serve squadra. Da soli possiamo fare molto nelle nostre aziende; insieme possiamo incidere sulle condizioni che permettono alle imprese di crescere».
Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, ha indicato nel Made in Piemonte una piattaforma di prodotti, processi e competenze da rafforzare.
«Possiamo rispondere investendo ancora di più in prodotti e processi. Ma servono energia a costi competitivi, infrastrutture efficienti, competenze, innovazione e una pubblica amministrazione capace di accompagnare chi investe».
Il passaggio decisivo riguarda la qualità della spesa: «La vera sfida sarà trasformare le risorse disponibili in produttività, la produttività in competitività e la competitività in nuova crescita. Il Piemonte può tornare a essere un punto di riferimento dell’industria europea».
La conclusione ha riportato il confronto alla storia industriale piemontese.
Lo storico Pierangelo Gentile ha ricordato che i padri costituenti individuarono nel lavoro «il minimo comune denominatore» della nuova Italia e il fondamento di una «civiltà del lavoro».
L’attore e divulgatore Paolo Tibaldi ha ricondotto la stessa idea alla cultura familiare piemontese: «L’educazione al lavoro è qualcosa che caratterizza da sempre il Piemonte, il piemontese e la famiglia piemontese».
La parola “travaj”, ha spiegato, contiene la fatica ma anche il travaglio che precede la nascita: il fare come capacità di mettere al mondo qualcosa che assomigli a chi lo ha creato.