Nel cuore di Torino, dove la storia sabauda si intreccia con le narrazioni artistiche più complesse, i Musei Reali si preparano a un 2026 denso di progetti di lungo periodo, esiti di restauri, relazioni internazionali e iniziative che guardano alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio, più che all’effimero della mostra-evento. Il programma è stato presentato nel prestigioso Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale dalla nuova direttrice Paola D’Agostino, in carica dallo scorso ottobre, insieme alla sua squadra. 
Il filo conduttore della stagione è un’attenzione profonda alla tutela, alla fruizione e alla contestualizzazione storica delle collezioni e degli spazi: dai restauri alla Corte d’Onore, ai depositi dell’Armeria Reale, fino alla attesa inaugurazione delle Serre Reali, i cui lavori di allestimento e contenuti dovrebbero essere definiti e affidati entro l’anno, in attesa di una data ufficiale di apertura. 
È una scelta che rifugge la logica del grande evento spettacolare: le grandi mostre sono “in cantiere dal 2027 e saranno annunciate a fine anno”, ha spiegato D’Agostino, e per il 2026 non sono previste esposizioni di grande richiamo internazionale.  Questo non significa, però, che il calendario sia scarno: al centro ci sono percorsi tematici, approfondimenti e visite speciali, in dialogo tra patrimonio custodito e narrazioni rinnovate.
Si apre con un appuntamento che torna dopo il successo delle stagioni precedenti: dal 20 marzo al 28 giugno la Biblioteca Reale ospita “A tu per tu con Leonardo da Vinci”, con il disegno autografo Tre vedute di testa virile con barba, parte della raccolta leonardiana. L’iniziativa, curata da Simone Facchinetti e Arturo Galansino, offre una lente ravvicinata sul disegno come strumento di pensiero e di invenzione del grande maestro toscano. 
A seguire, dal 21 maggio al 6 gennaio 2027, due progetti che riflettono la volontà di mettere al centro figure e questioni storiche spesso marginalizzate. In Biblioteca Reale va in scena “Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Biblioteca e Palazzo Reale”, una mostra-dossier che, nel centenario della morte della Regina, mette assieme volumi, documenti e fotografie inedite dedicati alla sua figura.  Simultaneamente, nel Medagliere Reale, si apre “Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia”, un percorso curato da Elisa Panero con Patrizia Petitti e Daniela Speranza, dedicato al ruolo femminile nella storia attraverso immagini e medaglie che invitano a ripensare sguardi e narrazioni. 
A ottobre, nelle Sale Chiablese, si annuncia una novità attesa: la retrospettiva “Still image. Fotografie di Jessica Lange”, con un corpus fotografico in gran parte inedito in Italia che indaga i molteplici volti dell’icona cinematografica attraverso lo sguardo dell’artista. 
Queste proposte si innestano in un più ampio contesto culturale cittadino che vede Torino protagonista anche in altri spazi: nel 2026, ad esempio, la Galleria Sabauda – parte integrante del complesso museale – continua ad arricchirsi con mostre dedicate ai grandi maestri del Rinascimento e del Seicento, come Orazio Gentileschi, protagonista di un importante ciclo espositivo che ripercorre il suo peregrinare nelle corti europee con prestiti da istituzioni internazionali. 
La scelta curatoriale di puntare su progetti di lungo respiro e itinerari tematici riflette la convinzione che i Musei Reali non siano solo contenitori d’opere ma luoghi di pensiero, di dialogo tra passato e presente, e spazi dove riscoprire l’identità storica della città. Come afferma la direttrice, il programma è “molto complesso e punta alla riscoperta delle collezioni e degli ambienti… e devono diventare sempre più identitari a livello nazionale e internazionale”. 
Sul fronte organizzativo, restano aperte questioni di natura finanziaria: il bilancio 2026 si regge su fondi pluriennali già ottenuti e sulla prospettiva di campagne di fundraising, mentre i fondi di funzionamento per l’anno si attestano su circa due milioni di euro. 
In un’epoca in cui le istituzioni museali si confrontano con il pubblico digitale e con nuove aspettative di fruizione partecipata, Torino sembra aver scelto una strada di profondità e lentezza curatoriale, dove ogni disegno, ogni medaglia, ogni spazio riaperto racconta non solo una storia di arte, ma anche una visione di senso per il presente.