UniTo si dissocia dal dibattito sul 7 ottobre

L’incontro «Tre anni di genocidio. Tre anni di resistenza» non è stato autorizzato. Prandi: «La scelta della data è provocatoria»

Carlo Santori 29/09/2026
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È polemica a Torino per il dibattito annunciato il prossimo 7 ottobre al Campus Luigi Einaudi con il titolo «Tre anni di genocidio. Tre anni di resistenza». L’iniziativa è promossa dalla rete Torino per Gaza insieme all’associazione Palestinesi d’Italia e ad altre realtà impegnate nel sostegno alla causa palestinese. L’Università di Torino, tuttavia, ha chiarito di non avere alcun ruolo nell’organizzazione dell’appuntamento e di non aver mai autorizzato l’utilizzo dei propri spazi.

A intervenire direttamente è stata la rettrice Cristina Prandi, dopo che la diffusione della locandina aveva suscitato reazioni e proteste. «L’incontro annunciato per il 7 ottobre al Campus Luigi Einaudi è promosso da associazioni e coordinamenti di cittadine e cittadini a sostegno della Palestina. Non coinvolge in alcun modo l’Ateneo e non può essere presentato come un’iniziativa della sua comunità», ha dichiarato.

Secondo quanto precisato dall’Università, gli organizzatori non avrebbero presentato alcuna domanda per ottenere la disponibilità degli spazi. Non esiste, quindi, un’autorizzazione dell’Ateneo allo svolgimento del dibattito all’interno del Campus.

«L’Università è un luogo aperto al dibattito, nel rispetto di regole che valgono per tutte e tutti, a partire dall’utilizzo dei propri spazi», ha proseguito Prandi. «Per questa iniziativa non è mai pervenuta alcuna richiesta, né è stata rilasciata alcuna autorizzazione. L’Ateneo ha quindi informato, come da prassi in questi casi, le autorità competenti».

La questione, però, non riguarda soltanto il rispetto delle procedure. A provocare le reazioni più dure sono state soprattutto la data scelta e l’utilizzo della parola «resistenza» nel titolo dell’appuntamento. Il 7 ottobre 2026 ricorrerà infatti il terzo anniversario dell’attacco compiuto da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi nel sud di Israele. Nell’assalto del 2023 furono uccise circa 1.200 persone e oltre 250 vennero rapite e condotte nella Striscia di Gaza.

La scelta di organizzare proprio in quella giornata un incontro intitolato «Tre anni di genocidio. Tre anni di resistenza» è stata interpretata dai critici come una provocazione e come una mancata considerazione delle vittime israeliane.

Tra i primi a intervenire è stato l’ex sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti, che ha chiesto alla Questura, al sindaco Stefano Lo Russo e alla rettrice di impedire lo svolgimento dell’iniziativa. «Si tratta di un’inaccettabile apologia del terrorismo nella ricorrenza del peggior massacro di cittadini ebrei dai tempi della Shoah», ha affermato Vernetti.

«L’idea che qualcuno celebri il 7 ottobre in un’aula dell’Università, che peraltro è intitolata a Luigi Einaudi, è inaccettabile», ha aggiunto. Secondo l’ex sottosegretario, «celebrare il più orribile dei massacri è semplicemente incompatibile con i valori della nostra città».

Critiche sono arrivate anche dai senatori di Italia Viva Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto, che hanno contestato in particolare il richiamo alla «resistenza». «È un modo come un altro per sfregiare il ricordo del massacro di migliaia di persone: donne, giovani e bambini», hanno dichiarato.

Gli organizzatori inseriscono invece il dibattito in un più ampio calendario di mobilitazioni a sostegno della popolazione palestinese e contro la guerra nella Striscia di Gaza. La rete Torino per Gaza presenta gli appuntamenti come tappe di avvicinamento alla mobilitazione internazionale del 10 ottobre, richiamando nella propria comunicazione i «tre anni dal 7 ottobre» e i «78 anni di resistenza».

La rettrice ha scelto di non entrare direttamente nel confronto politico sulla guerra, ma ha espresso una posizione netta sull’opportunità di organizzare l’incontro proprio in quella ricorrenza.

«Il 7 ottobre è un giorno segnato dal dolore e la scelta di questa data conferisce all’iniziativa un carattere provocatorio», ha sottolineato Prandi. «Per questo ce ne dissociamo, perché il nostro compito come Università è tenere aperto il dialogo, nel rispetto di tutte le vittime civili, a qualunque popolo appartengano e in qualunque guerra abbiano perso la vita».

La posizione dell’Ateneo separa così due questioni. Da una parte riconosce il ruolo dell’Università come luogo aperto al confronto, anche sui temi internazionali più divisivi. Dall’altra ribadisce che associazioni e gruppi esterni non possono utilizzare o indicare liberamente le strutture universitarie senza rispettare le procedure previste.

Il Campus Luigi Einaudi compare infatti nella comunicazione dell’iniziativa come sede del dibattito, fissato alle 18.30, ma l’Università esclude di aver messo a disposizione aule o altri locali. Dopo la segnalazione alle autorità competenti, resta pertanto da chiarire se l’appuntamento potrà svolgersi e, in caso affermativo, in quale luogo.

Il dibattito è parte di una serie di iniziative annunciate a Torino. Il calendario comprende anche la proiezione del film «Hind Rajab», prevista il 2 ottobre in piazza Foroni, e un corteo regionale programmato per sabato 10 ottobre, con partenza da piazza Castello.

La vicenda riapre il confronto sul valore simbolico del 7 ottobre, sulla libertà di organizzare manifestazioni politiche e sulle responsabilità legate all’impiego degli spazi universitari. Da parte dell’Ateneo la linea è chiara: il dialogo deve rimanere aperto, ma nel rispetto delle regole e della memoria di tutte le vittime civili.

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