Il 2026, in Piemonte, comincia con il rumore secco di un’esplosione e una scena già vista troppe volte nel Torinese: vetri in frantumi, detriti sull’asfalto e uno sportello automatico devastato. È accaduto a Poirino, in piazza Italia, nella notte, intorno alle 4, quando ignoti hanno assaltato un bancomat utilizzando dell’esplosivo per manomettere la struttura. Sul posto sono intervenuti gli artificieri, chiamati a mettere in sicurezza l’area, mentre le indagini sono state affidate ai carabinieri della stazione di Poirino. Il bottino è ancora in fase di quantificazione.
Secondo una prima ricostruzione, i malviventi avrebbero agito con la tecnica della “marmotta”: un ordigno inserito nello sportello (o nelle sue componenti) e fatto detonare per aprire il vano contenente le cassette di denaro. Una modalità brutale, rapida e spesso “chirurgica” nei tempi: pochi minuti, un boato che sveglia i residenti e poi la fuga prima dell’arrivo delle pattuglie.
L’episodio di Poirino non arriva a caso: si inserisce nella coda lunga di un fine 2025 segnato da blitz notturni contro sportelli automatici in diversi comuni della provincia. A Bruino, il 29 dicembre 2025, un tentato assalto con esplosivo a un bancomat in piazza Municipio è stato sventato dall’arrivo dei carabinieri: i responsabili sono fuggiti senza riuscire a portare via denaro.
Poche settimane prima, il 2 dicembre 2025, a Volvera un altro sportello è stato preso di mira con la stessa “firma”, la cosiddetta banda della marmotta, capace di colpire all’alba e dileguarsi a bordo di auto potenti. E ancora: a dicembre si è parlato di assalti con deflagrazione anche nell’area pinerolese, come a Piscina, con indagini affidate ai carabinieri.
Non solo. A metà dicembre, Rai Tgr Piemonte ricostruiva una “lunga scia” di episodi analoghi, segno che non si tratta di un colpo estemporaneo ma di un fenomeno che tende a ripetersi e spostarsi rapidamente lungo le direttrici della provincia.
Il quadro generale restituisce una provincia dove la criminalità predatoria resta un tema sensibile. Nell’Indice della Criminalità del Sole 24 Ore (edizione 2025, basata sui dati 2024 del Ministero dell’Interno), la provincia di Torino risulta 9ª in Italia per “rapine” con 79,6 denunce ogni 100mila abitanti (1.758 casi complessivi).
Diverso il dato sulle rapine in banca: Torino compare più indietro, 32ª, con un indicatore molto basso (0,1 denunce ogni 100mila abitanti, pari a 2 casi). Numeri che raccontano due cose: da un lato le rapine “tradizionali” (strada, esercizi, contesti urbani) pesano ancora; dall’altro gli assalti ai bancomat, pur avendo spesso un impatto mediatico enorme per la violenza dell’esplosione, non coincidono necessariamente con l’andamento delle rapine in filiale.
Anche a Poirino, come negli episodi recenti, l’azione è stata studiata per avvenire quando il paese dorme. L’intervento degli artificieri segnala il livello di rischio: non solo danni e paura, ma anche la necessità di verificare l’eventuale presenza di residui o inneschi, prima di consentire l’accesso in sicurezza.
Ora la partita passa alle indagini: rilievi, telecamere, varchi, testimonianze. E soprattutto un elemento chiave: la quantificazione del bottino, che spesso richiede ore, perché dipende dal contenuto effettivo della cassa e dai sistemi di sicurezza del dispositivo.
Intanto, però, il messaggio è chiaro: nel Torinese il 2026 si apre nel segno di una continuità scomoda con l’anno precedente. E ogni nuovo boato, da Poirino a Volvera, riporta la stessa domanda nelle piazze dei paesi: quanto è sottile, di notte, la linea tra normalità e assalto.