UniTo inaugura tra appelli e proteste

L’Università degli Studi di Torino inaugura l’Anno accademico nell’aula magna dell’Ospedale Molinette, richiamando l’invito al dialogo e al confronto. Manifestazione dei Collettivi studenteschi

Eliana Puccio 23/02/2026
Foto inaugurazione Anno accademico Università.JPG - {Foto inaugurazione Anno accademico Università.JPG} - [139989]

«Viviamo una stagione di polarizzazione e fratture sociali. L’università non può illudersi di essere fuori dal mondo: ne è parte. Ma può scegliere come starci». Con queste parole la rettrice dell’Università degli Studi di Torino, Cristina Prandi, ha aperto l’anno accademico nell’aula magna dell’Ospedale Molinette di Torino.

Un intervento che ha messo al centro il ruolo dell’ateneo in un tempo segnato da tensioni che attraversano città, famiglie e campus. «Il dissenso non deve diventare ostilità e la complessità non va punita ma valorizzata», ha sottolineato, rivendicando un’università «di presenza», fatta di relazioni, conflitti, vulnerabilità e ascolto. Le aule, le biblioteche, i laboratori e le mense, ha ricordato, «non sono solo spazi funzionali ma luoghi dell’abitare», capaci di segnare le vite di chi li attraversa. Una comunità «vivente e dunque esposta», che richiede pazienza e dialogo, anche quando le posizioni sono contrapposte.

«Oggi la sfida – ha concluso la rettrice – non è avere p informazioni: è decidere meglio. E si decide meglio quando la competenza entra nel confronto senza trasformarsi in propaganda, quando i dati vengono messi alla prova e le conseguenze vengono assunte fino in fondo».

«In questo – ha rimarcato Cristina Prandi – l’università ha una responsabilità precisa: formare persone capaci di reggere la complessità, di tenere insieme innovazione e interesse pubblico, e di migliorare con il metodo la qualità delle decisioni».

Nel passaggio conclusivo del suo intervento, la rettrice dell’Università degli Studi di Torino, Cristina Prandi, ha indicato come priorità strategica la costruzione di un vero progetto di diplomazia scientifica, capace di formare professioniste e professionisti, scienziate e scienziati in grado di integrare alle competenze disciplinari anche solide conoscenze in ambito diplomatico. Ha spiegato che l’ateneo sta lavorando alla creazione di un Hub UniTo sulla Diplomazia Scientifica, fondato su tre pilastri operativi. Il primo riguarda lo sviluppo, in collaborazione con partner locali e internazionali, di percorsi formativi rivolti a studenti e professionisti interessati alla Science Diplomacy, con sede presso la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi. Il secondo pilastro è rappresentato dal rafforzamento della cooperazione internazionale con università e centri di ricerca nell’ambito dell’Alliance, nonché con istituzioni europee e organizzazioni internazionali presenti anche sul territorio. Il terzo punto mira al potenziamento della rete internazionale di UniTo, valorizzando le connessioni con Alumni e Alumnae attivi in questi ambiti, con l’obiettivo di accrescere l’impatto sociale delle attività dell’ateneo.

Nel suo discorso alla cerimonia inaugurale, la vicepresidente del Senato Anna Rossomando ha allargato lo sguardo allo scenario internazionale.

«Siamo entrati in un’era in cui predominano i rapporti di forza, in alternativa al multilateralismo. Anche la circolazione del sapere è sottoposta a tensioni», ha osservato, indicando nell’università pubblica un presidio di confronto e diplomazia scientifica. «La scienza può essere nuova diplomazia e strumento di formazione di ambasciatori di pace», ha aggiunto, richiamando però i nodi etici posti dai conflitti geopolitici.

Rossomando ha poi elencato le «leve concrete di sviluppo»: edilizia strategica, ricerca integrata, didattica innovativa, internazionalizzazione. Ma soprattutto risorse adeguate. «Rafforzare i servizi a studenti e studentesse – ha ribadito – non è un dettaglio organizzativo: è una scelta politica che rende effettivo l’articolo 34 della Costituzione».

In Parlamento, ha ricordato, il confronto su reclutamento, finanziamento e governance è aperto: occorre incrementare il Fondo di finanziamento ordinario per compensare inflazione e nuovi compiti, accompagnare le riforme con piani strutturali di assunzioni, ridurre la precarietà e garantire sistemi di valutazione autonomi e credibili a livello internazionale.

Fuori dall’aula magna, intanto, si è svolto un presidio di collettivi studenteschi e assemblee di precari. Studenti Indipendenti, Collettivo Universitario Autonomo, Cambiare Rotta, Fronte della Gioventù Comunista e Assemblea Precari hanno esposto uno striscione: «Contro l’autoritarismo di UniTo costruiamo l’università che vogliamo».

«Siamo qui per portare una prospettiva alternativa rispetto ai discorsi ufficiali», ha spiegato Matteo, portavoce degli Studenti Indipendenti, denunciando il «legame sempre più stretto tra università e settore bellico» e chiedendo maggiore coinvolgimento nelle scelte strategiche dell’ateneo.

Critiche anche sulla gestione del dialogo con la governance guidata da Prandi, accusata di aver ridimensionato l’apertura annunciata a inizio mandato.

Sul fronte del precariato accademico, Luca Bertocci, rappresentante dell’assemblea precaria, ha richiamato gli effetti della cosiddetta ‘riforma Bernini’: «In Italia oltre 35mila persone rischiano di perdere il lavoro, a Torino alcune migliaia. A parità di finanziamento aumentano i costi degli incarichi e si dimezzano le posizioni».

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