A Torino la sfida dell’Ia per l’industria

Solo il 16% delle pmi la utilizza. Entro il 2030 fino a 30 centri di ricerca per sostenere la competitività delle imprese.

Felicia Bello #formatDate($detail.get("kcnt_cnt.cnt_date"))
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L’intelligenza artificiale è destinata a cambiare i modelli produttivi, ma nelle imprese italiane la sua diffusione procede ancora a rilento. Oggi la adotta il 53% delle grandi aziende, mentre tra quelle con almeno dieci addetti la quota scende al 16%. Un divario che segnala quanto la trasformazione digitale del sistema industriale sia ancora incompleta e che rende urgente accelerare il trasferimento tecnologico dalla ricerca alla produzione.

È proprio con questo obiettivo che nasce il piano strategico pluriennale 2026-2030 dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale per l’Industria (AI4I), presentato dal presidente Fabio Pammolli alle OGR di Torino durante 'Officine d’Intelligenze', primo forum nazionale dedicato all’Ia applicata al manifatturiero.

«A un anno dalla nascita dobbiamo trasformare il potenziale in risultati concreti. La sfida è tenere insieme sviluppo e adozione, ricerca e applicazione industriale, per fare dell’intelligenza artificiale una leva strutturale di competitività per il Paese», ha spiegato Pammolli, indicando la necessità di superare la fase sperimentale che ha finora caratterizzato molte iniziative.

Il piano punta infatti a integrare l’Ia nei processi produttivi quotidiani, non come tecnologia accessoria ma come infrastruttura operativa capace di incidere su progettazione, logistica, manutenzione predittiva, controllo qualità e cybersecurity. Parallelamente si vuole costruire una base tecnologica autonoma, sviluppando competenze e soluzioni proprietarie per ridurre la dipendenza da piattaforme estere e rafforzare la sovranità digitale nazionale.

Sono già attivi dieci laboratori focalizzati su automazione, robotica avanzata, sistemi autonomi, ottimizzazione di prodotti e processi, software industriale e sicurezza informatica. Nel corso del 2026 le prime unità entreranno pienamente a regime, con un’espansione progressiva fino a circa trenta centri di ricerca e sviluppo distribuiti sul territorio, pensati per lavorare a stretto contatto con le imprese.

Il progetto non si limita alla dimensione scientifica, ma prevede una crescita economica sostenibile: l’obiettivo è raggiungere una prima soglia di 4 milioni di euro di ricavi esterni, per poi superare i 10 milioni nel medio periodo grazie a commesse industriali, programmi congiunti e servizi tecnologici.

Fondamentale il sistema di partnership che collega ricerca pubblica e filiere produttive. Tra le collaborazioni già avviate figurano il Joint Lab con Leonardo e l’accordo con Fastweb+Vodafone, insieme al coinvolgimento di università, fondazioni e competence center come Made4.0, con l’intento di coprire l’intero ciclo dell’innovazione: dalla sperimentazione al deployment negli stabilimenti.

Il sostegno istituzionale è esplicito. «Il governo farà la sua parte, con risorse, semplificazioni e una strategia chiara», ha assicurato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. In un videomessaggio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che «per attrarre i migliori cervelli non bastano gli incentivi fiscali; servono progetti scientifici solidi», ricordando l’inserimento dell’intelligenza artificiale tra le tecnologie incentivate dal nuovo iperammortamento.

Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato la dimensione strategica della trasformazione: l’Ia riguarda «controllo di infrastrutture, dati e capacità di calcolo» e sta modificando gli equilibri del potere tecnologico. Il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti ha definito il tasso di adozione «un indicatore industriale», citando il fondo pubblico da un miliardo di euro destinato alle imprese innovative.

Il nodo centrale resta però culturale oltre che tecnologico. Molte Pmi, spina dorsale del sistema manifatturiero italiano, incontrano difficoltà nell’accesso alle competenze, nella valutazione dei ritorni degli investimenti e nell’integrazione delle nuove soluzioni con impianti esistenti. Il piano AI4I intende colmare proprio questo gap, favorendo sperimentazioni guidate, formazione specialistica e progetti pilota replicabili.

La sfida dei prossimi anni sarà dunque trasformare l’intelligenza artificiale da promessa a infrastruttura diffusa, capace di aumentare produttività, qualità e resilienza delle filiere. In un contesto globale segnato da competizione tecnologica e transizione digitale, la capacità di portare l’Ia dentro le fabbriche potrebbe diventare uno dei fattori decisivi per il futuro industriale del Paese.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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