Askatasuna, 16 misure cautelari per gli scontri del 31 gennaio

Gli autonomi parlano di «operazione repressiva»; Piantedosi e Forza Italia difendono l’intervento di Polizia e Procura. Rosso e Fontana: «Altroché strategia del manganello, quel giorno c'era il martello»

Carlo Santori 05/11/2026
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Sedici misure cautelari sono state eseguite dalle prime ore di oggi dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri avvenuti a Torino il 31 gennaio scorso, durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. I provvedimenti sono stati disposti dal gip al termine delle indagini condotte dalla Digos e coordinate dalla Procura di Torino.

L’ordinanza prevede diverse misure: custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari, divieto di dimora a Torino e obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Tra i destinatari figurano un antagonista indagato per l’assalto a un mezzo blindato della Polizia, dato alle fiamme mentre, secondo l’accusa, un agente si trovava ancora a bordo, e un altro uomo accusato di aver fatto parte del gruppo che accerchiò e picchiò un poliziotto, colpito anche con un martello. Tra i destinatari degli arresti domiciliari c’è inoltre un autonomo ritenuto dagli inquirenti uno dei leader di Askatasuna.

Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono tentato omicidio, danneggiamento aggravato e lesioni aggravate. Alcuni degli indagati risiedono fuori Torino. Sono in corso perquisizioni in Piemonte, Lombardia e Toscana. Le misure cautelari riguardano ipotesi di reato che dovranno essere verificate nel corso del procedimento: per tutte le persone coinvolte resta ferma la presunzione di innocenza fino a una condanna definitiva.

L’operazione ha provocato l’immediata reazione degli autonomi torinesi, che in una nota definiscono l’intervento «un’ingiusta e criminale operazione repressiva». Secondo il movimento, le contestazioni sarebbero «smisurate» e mostrerebbero la volontà delle istituzioni di trasformare «il dissenso e il conflitto sociale in un problema di ordine pubblico». Gli autonomi sostengono inoltre che l’inchiesta colpirebbe poche persone per una manifestazione a cui, secondo la loro ricostruzione, parteciparono oltre 50mila persone.

La nota contesta anche la lettura investigativa degli scontri. Gli autonomi parlano di una ricostruzione che non terrebbe conto della «spontaneità della rabbia» di quella giornata e che ricondurrebbe gli episodi a un disegno preordinato. Criticano in particolare i domiciliari per persone accusate, a loro dire, soltanto di essere state presenti vicino o sopra il furgone del corteo. Annunciano infine iniziative di solidarietà per sostenere gli indagati e contribuire alle spese legali.

Di segno opposto il commento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che sui social ha ribadito la legittimità del dissenso e della protesta, precisando però che non possono tradursi in aggressioni e disordini. «Chi scende in piazza solo per praticare violenza non si illuda di sfuggire alla legge», ha scritto, definendo l’operazione una testimonianza del lavoro di magistratura e Polizia per isolare i violenti, tutelare la sicurezza e difendere i principi democratici.

Un ringraziamento alla Digos e alla Procura arriva anche dal senatore Roberto Rosso, vicepresidente vicario del Gruppo Forza Italia al Senato e vicesegretario regionale del partito in Piemonte, e da Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia Torino. I due definiscono l’operazione una risposta concreta a una delle giornate più violente vissute dalla città negli ultimi anni e sottolineano il lavoro investigativo svolto dopo mesi di indagini.

Rosso e Fontana replicano direttamente alle accuse degli autonomi, che parlano di «strategia del manganello». «Ma il 31 gennaio a Torino c’era un martello usato contro un poliziotto accerchiato e a terra e, secondo l’accusa, un mezzo della Polizia dato alle fiamme con un agente ancora a bordo», affermano. «Questa è violenza, e va chiamata con il suo nome». Per i due esponenti di Forza Italia, chi aggredisce gli agenti e devasta la città non sta manifestando, ma «assalta e semina terrore».

Rosso e Fontana accusano inoltre gli autonomi di voler capovolgere la realtà quando definiscono criminale il lavoro degli investigatori e presentano come vittime persone accusate di fatti gravi. Nel loro intervento precisano comunque che «per tutti gli indagati vale naturalmente la presunzione di innocenza» e che spetterà alla magistratura accertare le responsabilità individuali. Sul piano politico, concludono, «è finita la stagione di chi pensa di poter nascondere la violenza dietro un volto coperto e una bandiera politica»: «A chi grida 'Que viva Askatasuna' rispondiamo: viva Torino, viva la legge, viva chi porta una divisa».

Anche Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, lega le misure cautelari alla «pericolosità della galassia Askatasuna» e richiama l’amministrazione comunale alle proprie responsabilità. Chiede che il centro sociale sgomberato non torni «nelle mani di chi è considerato pericoloso o dei suoi padrini» e sollecita il campo largo a rompere ogni legame con l’autonomia. Nella sua nota, Montaruli esprime inoltre sostegno al lavoro di Governo, Procura e Forze dell’ordine.

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