Dopo un iter amministrativo definito «articolato» dalla Confederazione islamica italiana (Cii), è stato rilasciato il permesso di costruire per la riqualificazione dell’ex Fonderia Nebiolo, in via Bologna, tra il quartiere Aurora e corso Novara. A comunicarlo è la stessa Confederazione, che ora sta lavorando al progetto esecutivo e indica come obiettivo l’avvio dei lavori entro la fine del 2026.
Il complesso ospiterà una moschea, ma il progetto prevede anche funzioni universitarie, culturali e sociali. Secondo la Cii, circa l’80% degli spazi sarà destinato ad attività diverse dal culto: uno studentato con alloggi a prezzi calmierati, da convenzionare con Edisu, una biblioteca, sale studio e ambienti per iniziative culturali e formative. Sono inoltre previsti spazi dedicati al dialogo interreligioso e interculturale. L’obiettivo dichiarato è fare dell’ex stabilimento un luogo aperto a pubblici e attività differenti, inserito nella vita del quartiere e della città.
La percentuale indicata dalla Confederazione trova un precedente nella distribuzione funzionale presentata dal Comune nel 2022. In quella fase, il progetto attribuiva circa il 60% della superficie allo studentato, il 17% a servizi pubblici e spazi a disposizione della Città e della Circoscrizione e circa il 16% al luogo di culto, oltre agli ambienti multifunzionali e ai servizi annessi. La presentazione comunale prevedeva inoltre che il 70% dei posti letto fosse riservato a studenti inseriti nelle graduatorie Edisu. La nota diffusa ora dalla Cii parla invece di un futuro convenzionamento con l’ente per gli alloggi a prezzi calmierati.
L’intervento riguarda uno degli edifici industriali storici di Torino. La costruzione dello stabilimento iniziò nel 1907; nel corso del Novecento il complesso si ampliò fino a occupare un intero isolato. La fabbrica, legata alla produzione di caratteri tipografici e macchine per la stampa, entrò in declino negli anni Settanta e chiuse nel 1982. La Città ne divenne proprietaria nello stesso anno; la porzione oggetto della riqualificazione si estende lungo via Bologna e corso Novara e comprende circa 4.300 metri quadrati secondo la scheda patrimoniale comunale.
Il recupero dovrà rispettare il valore storico e architettonico dell’immobile. La Soprintendenza ha autorizzato l’intervento di restauro e rifunzionalizzazione nell’aprile 2026. La tutela degli elementi caratteristici dell’ex fabbrica era già stata indicata tra i criteri del progetto illustrato dal Comune, insieme alla necessità di riconvertire un edificio da tempo inutilizzato e in condizioni di degrado.
Il permesso di costruire rappresenta un passaggio decisivo di un percorso avviato da anni. La Giunta comunale aveva dato il via libera al progetto di fattibilità nel dicembre 2022; la domanda per il titolo edilizio, secondo le ricostruzioni pubblicate, era stata presentata nel luglio 2024. Nel marzo 2025 il progetto era stato descritto come un intervento da circa 17 milioni di euro su una superficie di circa 6.000 metri quadrati, con una sala di preghiera prevista per circa mille fedeli. Sono elementi riferiti alle presentazioni precedenti: la fase esecutiva dovrà ora definire nel dettaglio l’organizzazione degli spazi e i tempi del cantiere.
La Cii riferisce che la progettazione è stata accompagnata da uno studio sugli scenari di fruizione, per approfondire le modalità d’uso degli ambienti e la loro apertura a destinatari diversi. L’idea di una «fonderia culturale» e di un centro polifunzionale era già stata presentata dal Comune nel 2022, con il coinvolgimento del Politecnico di Torino e del Comitato Interfedi cittadino. La Confederazione dichiara ora di voler proseguire il confronto con Comune, Regione, istituzioni e realtà associative, culturali e religiose del territorio.
Con il rilascio del titolo edilizio si chiude dunque una fase autorizzativa lunga e complessa; si apre quella della progettazione esecutiva e della realizzazione. La sfida sarà trasformare gli impegni annunciati — studentato accessibile, spazi culturali e apertura alla città — in attività concrete e fruibili, restituendo al quartiere un edificio industriale rimasto a lungo inutilizzato. La Cii punta a far partire i lavori entro la fine dell’anno. I prossimi passaggi permetteranno di verificare tempi, costi e modalità di gestione del nuovo complesso.
Perplessità sul progetto sono state espresse da parte di Forza Italia.
«Prendiamo atto del rilascio del permesso di costruire per il nuovo centro islamico nell’ex Fonderia Nebiolo. Rispettiamo la libertà religiosa garantita dalla Costituzione e il diritto dei musulmani torinesi a pregare in luoghi dignitosi e autorizzati. Ma davanti a un intervento da circa 17 milioni di euro, con una moschea per un migliaio di fedeli, minareto, studentato, biblioteca e spazi culturali, pretendiamo trasparenza assoluta». Lo dichiarano il senatore Roberto Rosso, segretario provinciale di Forza Italia Torino, Marco Fontana, segretario cittadino, Federica Scanderebech, capogruppo degli azzurri in Sala Rossa e Domenico Garcea, vicepresidente del Consiglio comunale di Torino.
«Lo Russo presenta il progetto come una conquista indiscutibile e vorrebbe sottrarlo al confronto politico. Ma quando si trasforma un complesso pubblico concesso per 99 anni e si realizza uno dei maggiori centri islamici d’Italia, fare domande non significa alimentare paure: significa amministrare seriamente» affermano i quattro esponenti di Forza Italia.
«Chiediamo se l’ex Fonderia Nebiolo sia davvero il luogo adatto. L’area tra via Bologna e corso Novara presenta già criticità legate a sicurezza, degrado, traffico e servizi. Sono stati valutati i flussi di mille fedeli e degli studenti? Quanti parcheggi saranno disponibili? Come verranno gestiti mobilità, ordine pubblico, rumore e convivenza con i residenti? Il permesso di costruire non cancella queste domande» spiegano gli azzurri.
«Un unico grande luogo di culto autorizzato e sottoposto a regole trasparenti può essere preferibile alla proliferazione di sale inadeguate. Ma Lo Russo chiarisca se il nuovo centro servirà davvero a concentrare le attività e se saranno chiusi i luoghi irregolari, abusivi o privi delle necessarie condizioni di sicurezza. Non sarebbe accettabile ritrovarsi con la grande moschea in aggiunta a tutti gli altri punti» denunciano Scanderebech e Garcea.
«C’è poi il tema dei finanziamenti. La stampa riferisce da tempo di un coinvolgimento del re del Marocco nel sostegno economico al progetto. Lo Russo ha verificato provenienza dei fondi, finanziatori, importi e condizioni? Chi controllerà la futura gestione della moschea e del centro culturale? Quali garanzie ci sono sull’autonomia dell’istituzione, sulla formazione degli imam e sul rispetto dei principi costituzionali? Su 17 milioni di euro servono documenti pubblici, non rassicurazioni verbali» chiosano Rosso e Fontana.
«Rivendichiamo infine il principio di reciprocità. Non chiediamo di limitare la libertà dei musulmani in Italia, ma che la stessa libertà sia garantita concretamente ai cristiani e alle altre minoranze nei Paesi che finanziano grandi centri religiosi sul nostro territorio. Il dialogo interreligioso non può funzionare a senso unico». Questo l’attacco più duro dei segretari provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino.
«Lo Russo ha scelto di procedere senza un vero confronto pubblico con la città e con il quartiere. Ora pubblichi il piano finanziario, chiarisca governance e controlli, presenti lo studio su traffico e parcheggi e dica quale sarà il destino degli altri luoghi di preghiera. La libertà di culto è un diritto che difendiamo. Trasparenza, sicurezza e reciprocità sono doveri che il sindaco non può eludere» concludono Rosso, Fontana, Scanderebech e Garcea.
Dura anche la reazione di Fratelli d’Italia. «Chi ha controllato la provenienza dei finanziamenti e la legittimità delle somme che dal Marocco arriverebbero in Italia per la moschea che Lo Russo vuole per Torino? Senza risposta a questa richiesta di trasparenza, l'iniziativa del Comune è al di fuori di ogni criterio ammissibile, addirittura fuori dai paletti imposti dal patto che il governo di centrosinistra siglò quando ministro era Minniti, mentre manca del tutto un'intesa legata alla confessione islamica, senza la quale, a nostro giudizio, non può esserci alcuna garanzia e alcuna moschea». È quanto afferma la vicecapogruppo di Fdi alla Camera dei Deputati, Augusta Montaruli.
Promette battaglia anche il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone (FDI), che annuncia un emendamento alla legge regionale urbanistica sul principio del rispetto di «adeguate distanze tra le aree e gli edifici destinati alle diverse attrezzature religiose».
«È un’assurdità – dichiara Marrone – imporre a Torino Nord la seconda moschea d'Europa con un minareto di 20 metri: significa aprire le porte all'islamizzazione selvaggia della nostra città. Ma se Lo Russo intende trasformare Barriera e Aurora in Ceuta troverà la nostra ferma opposizione istituzionale».