Non si sono ancora placate le polemiche politiche e le lamentele di cittadini e negozianti per gli scontri in città della scorsa settimana, culminati nel violento assalto alla libreria Feltrinelli di Porta Nuova, che Torino deve affrontare un’altra ondata di scontri e tensioni in centro.
Uomini incappucciati hanno nuovamente imperversato nella manifestazione organizzata per protestare contro le guerre e il ‘carovita’, promossa dal Coordinamento «Torino è contro il riarmo».
In testa al corteo, lo striscione d’apertura recitava «Noi la guerra non la paghiamo, Torino è contro il riarmo, no datacenter e caro benzina».
Tra gli slogan scanditi anche «Tout le monde déteste la police'».
Alcuni gruppi di giovani con il volto travisato sono comparsi in piazza Castello, mentre il corteo, dopo alcune cariche di alleggerimento delle Forze dell'ordine all'imbocco di via Po, stava cambiando percorso, procedendo verso via Pietro Micca.
Gli agenti hanno respinto i manifestanti con una breve carica di alleggerimento, con gli scudi e i manganelli, mentre la Polizia aveva invitato i partecipanti a procedere verso l'area Nord della città, attraverso i Giardini Reali. In piazza Castello c’era anche il questore di Torino, Massimo Gambino.
Presente anche uno spezzone di studenti universitari dietro lo striscione «Contro guerra e carovita. 30 ottobre sciopero generale», accompagnati dalle bandiere di Cambiare Rotta, Osa, Potere al Popolo, Rete dei Comunisti e del sindacato Usb. Numerosi anche i vessilli di Palestina e Cuba. Dalla piazza si sono levati i soliti cori ingiuriosi contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È stata anche bruciata un’immagine della premier in piazza Castello.
Altri momenti di paura si sono registrati in piazzetta Reale, accanto a piazza Castello, dove tra cori contro la Polizia e il Governo, si è verificato un lancio di oggetti, con manifestanti e agenti che sono venuti a contatto, per poi distanziarsi nuovamente. Due persone sono state subito fermate. Anche un altro attivista di circa 30 anni è stato fermato e portato via per accertamenti dopo che all’interno del suo zaino era stata trovata una fionda.
Altri oggetti, tra cui sassi, sono stati lanciati contro la Polizia in Lungo Dora Savona.
Tanti gli ‘autonomi’ e i rappresentanti dei Centri sociali alla manifestazione, ma anche tante famiglie e studenti e studentesse, le cui proteste passano però sempre in secondo piano di fronte alle violenze di alcune persone e alle tensioni che commercianti e cittadinanza devono sopportare ogni volta, con inevitabili ripercussioni sul traffico, ma soprattutto con gravi danni alle attività commerciali, che devono tenere abbassate le serrande per evitare problemi, e all’immagine di Torino, che appare agli occhi dell’Italia sempre sotto assedio, in una situazione ad alto rischio per quanto riguarda l’ordine pubblico, sempre sul punto di scoppiare.
La situazione poteva anche essere peggiore, ma molti violenti sono stati fermati prima che potessero fare danni. Nel corso dei servizi preventivi, concordati in sede di riunione tecnica con il Prefetto e predisposti con ordinanza del Questore, nelle ore immediatamente antecedenti alla manifestazione, le Forze dell'ordine – Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato – hanno infatti identificato 302 persone, di cui 57 con precedenti. Sei sono stati indagate per possesso di oggetti atti ad offendere o al travisamento.
E intanto le ragioni della protesta appaiano spesso vaghe e confuse.
«Perché ci sono i soldi per il riarmo e guerra e non ci sono per i nostri bisogni, per le scuole, le università? Siamo stanchi di dover scegliere» – ha detto Ludovica, una delle portavoce del Coordinamento «Torino è contro il riarmo», parlando al microfono durante la manifestazione in piazza Castello.
«Guerra alla guerra, noi abbiamo la responsabilità di scendere in piazza contro chi ci vuole in guerra, contro il Governo di Giorgia Meloni. Non siamo disposti a sacrificare le nostre vite per la loro guerra. Noi la guerra non la paghiamo» – ha detto.
«La resistenza palestinese ci ha insegnato che vale ancora la pena lottare. Abbiamo detto che bloccheremo tutto e lo stiamo rifacendo. Seguiamo l’esempio del Sud Italia: blocchiamo tutto il Paese» – ha concluso la portavoce del movimento. Una frase che fa temere che per Torino il peggio sia tutt’altro che passato e che presto possano esserci altre manifestazioni di protesta, con ennesimi scontri e violenze. La città rimane sotto assedio.