La cassa integrazione torna alle Carrozzerie di Mirafiori. Stellantis ha comunicato alle organizzazioni sindacali lo stop produttivo dal 19 al 30 ottobre sulla linea della Fiat 500, sia elettrica sia ibrida. Una decisione che arriva dopo mesi nei quali il rilancio della 500 Hybrid aveva consentito di riportare il secondo turno nello stabilimento torinese e inserire circa 400 lavoratori somministrati.
Il provvedimento riaccende così le preoccupazioni sul futuro produttivo del polo. La cassa integrazione in Carrozzeria era terminata soltanto otto mesi fa, anche se nel frattempo si erano già registrate fermate settimanali a partire da giugno e un prolungamento della pausa estiva.
Stellantis parla di una «situazione complessa» e inserisce la decisione in una crisi più generale dell’automotive europeo. L’azienda sottolinea che, nonostante gli investimenti effettuati e una produzione a Mirafiori raddoppiata rispetto allo scorso anno, il mercato automobilistico rimane circa un quinto sotto i livelli precedenti alla pandemia.
Secondo il gruppo, a comprimere gli spazi dei costruttori europei concorrono diversi fattori: dalla pressione dei produttori extra-Ue ai maggiori costi industriali e regolatori, fino al prezzo dell’energia. Proprio quest’ultimo elemento viene indicato come uno degli ostacoli alla competitività degli stabilimenti italiani.
Stellantis afferma di avere avviato un confronto con le istituzioni per ottenere costi energetici maggiormente allineati a quelli sostenuti dall’industria in Paesi come Francia e Spagna, senza però avere finora ottenuto «alcun beneficio concreto».
C’è poi il problema della domanda. Le automobili nuove costano mediamente più che in passato e, secondo l’azienda, la minore accessibilità economica colpisce soprattutto ceto medio e giovani. Una dinamica particolarmente pesante per le utilitarie, sulle quali incidono maggiormente l’aumento dei costi produttivi e quelli derivanti dalle prescrizioni normative.
Il gruppo rivendica comunque gli investimenti realizzati a Torino. La 500 Hybrid, arrivata alla fine dello scorso anno, avrebbe permesso nel primo semestre 2026 di produrre a Mirafiori più automobili rispetto all’intero 2025. A questa si aggiungono la produzione dei cambi elettrificati e-DCT, l’hub dedicato all’economia circolare e il centro di ricerca sulle batterie. Dal 2030 è inoltre previsto l’arrivo della nuova generazione della 500.
La lettura dei sindacati è più preoccupata. Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, e Stefano Boschini, coordinatore nazionale Automotive, le due settimane di cassa integrazione rappresentano «primi segnali di difficoltà» già emersi nei mesi precedenti.
La Fim chiede a Stellantis una strategia commerciale più incisiva per sostenere le vendite sia della 500 elettrica sia della nuova versione ibrida. Al centro delle preoccupazioni ci sono anche i circa 400 somministrati entrati nello stabilimento proprio per consentire l’avvio del secondo turno.
Il sindacato torna soprattutto su una richiesta avanzata da tempo: assegnare a Mirafiori un altro modello capace di garantire volumi consistenti. «È indispensabile che Mirafiori diversifichi la propria produzione e non dipenda esclusivamente da un unico modello», sottolineano Uliano e Boschini.
Ancora più critica la Fiom torinese. Il segretario generale Edi Lazzi e il responsabile di Mirafiori Gianni Mannori ricordano che sono trascorsi appena otto mesi dalla conclusione della precedente fase di cassa integrazione in Carrozzeria.
Secondo la Fiom, i segnali di rallentamento erano però già visibili con le fermate produttive iniziate a giugno e l’allungamento delle ferie estive. Il timore è che lo stop di ottobre possa rappresentare il primo di una nuova serie e avere conseguenze proprio sui 400 lavoratori interinali.
Il sindacato sottolinea inoltre come, con il nuovo provvedimento, si arrivi al diciannovesimo anno consecutivo nel quale lavoratrici e lavoratori di Mirafiori vengono interessati dalla cassa integrazione. Una situazione che, secondo la Fiom, rischia di produrre effetti anche sulle aziende dell’indotto.
Sul motivo della fermata emerge inoltre una divergenza con l’azienda. La Fiom attribuisce il problema alle vendite insufficienti dell’unico modello assemblato alle Carrozzerie e ribadisce quindi che «un solo modello non basta». Da qui la richiesta di un incontro urgente tra Stellantis, organizzazioni sindacali e istituzioni locali e nazionali.
Il ritorno degli ammortizzatori sociali arriva dunque proprio mentre Mirafiori sta tentando di consolidare il rilancio avviato con la 500 Hybrid. Da una parte Stellantis rivendica il raddoppio della produzione, gli investimenti realizzati e quelli programmati; dall’altra i sindacati vedono nella nuova fermata un segnale della fragilità di una ripresa ancora fortemente legata alle performance commerciali di un solo modello.
Il banco di prova saranno ora i prossimi mesi: la capacità della 500 Hybrid ed elettrica di sostenere i volumi, il futuro dei 400 somministrati e le eventuali decisioni del gruppo sull’assegnazione di nuove produzioni determineranno se le due settimane di ottobre resteranno una fermata circoscritta o segneranno l’apertura di una nuova fase di difficoltà per le Carrozzerie torinesi.